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buonasera a tutti
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cominciamo con la nostra settima lezione del corso di teoria e tecnica dei nuovi media
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sempre tutti molto numerosi comincio come come di consueto mi sentite
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comincio come di consueto con alcune indicazioni logistiche dovreste aver ricevuto tutti una mail ma repetita iuvant
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e quindi ci torno su domani e dopodomani non ci sarà la lezione sarò impegnato in un convegno fuori bologna
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queste due lezioni saranno recuperate in coda al corso nell'ultima settimana di dicembre prima della pausa natalizia
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altro avviso che vi ho già comunicato è la presenza invece nella lezione di mercoledi prossimo di mario rossi
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un professionista che ci racconterá una serie di e questioni molto concrete e operative ma anche per certi versi utili da un punto di vista più teorico e concettuale
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legate al marketing digitale
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al a qualche anno fa si chiamava web marketing ma che adesso non passa più soltanto dal web
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ma più in generale da tutti quelli spazi digitali che stiamo affrontando in queste in queste lezioni che che passiamo assieme
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quindi domani e dopodomani niente lezioni riprendiamo il nostro percorso martedì prossimo con una noiosa lezione tenuta dal sottoscritto
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mercoledì prossimo abbiamo un ospite e poi giovedì continuiamo con e con le nostre lezioni
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tra l'altro se tutto va bene tra e
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con la prossima settimana chiuderemmo la prima parte del del nostro del nostro corso
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quella cosiddetta generale sui vari approcci rispetto ai quali è possibile affrontare i media digitali
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mentre poi nelle ultime lezioni che avremo ancora di lì in avanti
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e affronteremo la questione della digitalizzazione dei media e quindi l'impatto che il digitale ha avuto su vari media tradizionali
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e compresa la lezione di un altro ospite che giá vi avevo anticipato che è marco bianchi
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e di data media ab ci parlerá dell'editoria quatidiana quotidiana e periodica
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e tra i vari tra i vari avvisi vi ricordo l'hashtag su twitterti e ti emme enne
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e un numero sempre più consistente di voi sta partecipando sta prendendo coraggio adesso c'è tutta una discussione
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e o comunque una serie di spunti legati a un tema di stretta attualità quale quello delle fake news che sta
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e come dire occupando la scena del dibattito politico nazionale e in parte anche internazionale
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eh e che ha innegabili legami diretti e indiretti con gli argomenti che che affrontiamo in questo corso
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non è non è un argomento eh che toccheremo direttamente all'interno all'interno di queste lezioni anche per questioni di tempi
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e è però un argomento che sicuramente alcune delle cose che ci diciamo in queste lezioni vi consente di leggere in maniera forse un pochino piú critica un pochino più attenta
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e rispetto a quello che è il livello spoiler decisamente basso del discorso che passa invece dai giornali o da certe aree della della rete non da tutte ovviamente
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e quindi anche se come dire sta diventando un ulteriore lavoro quotidiano se passate di lì e trovate una serie di risorse che possono che possono essere utili
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e cominciamo la nostra lezione come di consueto riprendendo le fila della lezione delle lezioni precedenti
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e nel nostro corso stiamo dando spazio a una serie di sguardi
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e sui media digitali
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abbiamo cominciato con lo sguardo storico poi con lo sguardo tecnologico poi con quello economico poi con quello normativo e giuridico
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la scorsa lezione giá mercoledì scorso e anche oggi invece cambiamo occhiali cambiamo lenti prendiamo altri strumenti
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della nostra cassetta degli attrezzi e ragioniamo di estetica di linguaggi di testi di di generi e delle loro forme
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nella scorsa lezione eh ci siamo inanzitutto chiesti esiste un linguaggio proprio dei media digitali
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i media digitali costituiscono una radicale innovazione anche dal punto di vista del linguaggio
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oppure sono piú prosaicamente una prosecuzione magari sotto steroidi magari particolarmente in xxx eh di quello che succede a linguaggi culture simboli segni precedenti
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eh abbiamo inforcato le lenti appunto dell'estetica del linguaggio della cultura
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e nel senso più ampio della semiotica se se vogliamo
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e per porci questa domanda senza darci una risposta nel senso che per certi versi
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ci sono degli spazi di innovazione linguistica per altri versi è vero che è soprattutto un surplus di potenzialità quello portato dal digitale non è un cambio radicale
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e vi dicevo che a mio parere poi siete liberi di pensarla diversamente e non esiste tutt'oggi una forma propriamente di linguaggio digitale in senso in chiave originale
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e abbiamo provato a fare una mappatura estremamente superficiale frammentaria
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e inevitabilmente un po' un po' veloce e di questioni estetiche legate ai nuovi media e legate ai media digitali abbiamo parlato delle interfacce grafiche
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e dei dei programmi delle app e come si evolvono abbiamo parlato di web design
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e quindi di come le pagine online ma anche poi eh tutti i vari modi che abbiamo di accedere all'informazione siano disegnati siano progettati
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e secondo determinate logiche in base a una serie di criteri in base a una serie di valutazioni che uniscono estetica e la funzionalità
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abbiamo parlato di interazione e di interattività e del fatto che questa interazione dev'essere il più possibile naturale noi non dobbiamo accorgerci
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dell'interfaccia dobbiamo perlomeno trovarla eh immediatamente utilizzabile se non capiamo dove dobbiamo cliccare c'è un problema di progettazione non c'è un problema nostro
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salvo casi eccezionali
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abbiamo parlato di usabilità
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e quindi della appunto la possibilità
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di piegare queste interfacce e di piegare i siti e secondo i nostri usi abbiamo parlato di accessibilità e quindi di attenzione anche a un impiego di tutte queste tecnologie da parte dei diversamente abili
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abbiamo parlato di responsivness e quindi del piegare a seconda del device le modalità sia grafiche sia progettualidi visualizzazione di visibilità del nostro sito della nostra app e così via
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abbiamo parlato di una gestione sia dell'informazione da punto di vista grafico
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e sia da un punto di vista anche progettuale e di cosidetta architettura dell'informazione informational architecture
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struttra che in qualche modo innerva anche il contenuto che non rimane soltanto sul lato formale ammesso che si possano separare eh mai in qualunque caso la forma dal contenuto
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e qualcuno pensa di sì qualcuno pensa di no sono secoli che si dibatte attorno a questi temi
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ehm sicuramente molto spesso la forma incide sul contenuto
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sulle piattaforme digitali sui siti web
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nella strutturazione di testi per esempio brevi
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nell'utlizzo di frasi nominali
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nell'elenco puntato
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nell'organizzazione dell'informazione in blocchi di testo e che si possono in qualche modo acciuffare afferrare con uno sguardo solo
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e vi accorgete molto fretta ormai con una consuetudine di frequentazione di siti web quando vi trovate davanti a un sito progettato bene un sito progettato male
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se un sito progettato bene spesso non ve ne accorgete seun sito progettato male lo abbandonate dopo poche righe perché magari quel testo fosforescente non è proprio la cosa più leggibile del mondo
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o quelle righe fitte fitte e di di testo che vanno avanti per tre pagine senza spazi
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tre tre scroll senza senza spazi
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non sono propriamente il modo migliore di e rendervi partecipi dell'informazione lì trasmessa
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e abbiamo ragionato anche sul su quanto poi l'elemento estetico influisca anche rispetto a una circolazione di questi contenuti
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e quindi abbiamo sfiorato il tema del meme il tema della viralità abbiamo parlato di xxx xxx e e e così via
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poi altro pezzo della scorsa lezione e ci siamo soffermati a lungo su una delle possibili chiavi interpretative rispetto all'estetica dei media digitali oggi ne vedremo un altro paio
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e questa chiave è quella della rimediazione
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e j david j bolter e richard brusin
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che e scrivono questo libro dal titolo renagation che in realtà prendendo un singolo corollario un'affermazione che mc luan faceva quasi en passant
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nel suo understanding media nel suo gli strumenti del comunicare
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secondo cui il contenuto di un medium è sempre un altro medium
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generalmente un medium precedente
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eh e da li partono con una riflessione su come poi in fondo
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i media digitali non facciano altro che rimediare
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quindi prendere forme linguistiche strutture
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e modelli estetici tradizionali precedenti
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e per potenziarli ulteriormente ma senza mai rivoluzionarli
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eh l'estetica dei media digitali secondo bolter e brusin è su una liinea di diretta continuità
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con tutto una storia dell'immagine anche una storia dell'arte a cui poi bolter e brusin fanno riferimento e occidentale che segue alcune drettrici molto specifiche
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e tre parole chiave per capire bolter e brusinla prima è ovviamente rimediazione come concetto e poi i due assi su cui questa rimediazione si esercita
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da un lato un'idea di immediatezza dall'altro un'idea di ipermediazione
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sono due logiche che sono apparentemente opposte contraddittorie ma che in realtá presentano più di un contatto più di un elemento molto spesso si intrecciano e dipendono l'una dall'altra
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l'immediatezza fa scomparire il medium
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a noi sembra tutto trasparente a noi sembra tutto netto
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così come avviene nella
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e nei quadri che sono dipinti facendo uso facendo ricorso alla prospettiva
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così come avviene nell'arte iperrealista così come avviene e nella storia dell'arte che si concentra sui dettagli
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allo stesso modo nei media digitali c'è una corrente molto forte
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che porta a un'estetica
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di tipo immediato come se i media non esistessero come se fossimo direttamente lì
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l'immagine live di una webcam o di facebook live
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e o la ripresa del telefonino e la e l'immersione all'interno di mondi virtuali che sappiamo essere finti ma che si danno a noi come spazi che noi concretamente navighiamo
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e quindi magari gli esperimenti un po' scattosi che e ci ci ricordiamo di qualche anno fa
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e fino ad arrivare a oculus e alle varie e tegnologie immersive
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e che adesso stanno poco a poco diventando di massa poi non si è capito se lo diventeranno davvero
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e oppure la computer graphic e quindi la il tentativo di creare un'immagine come se fosse vera però sapendo fin dall'inizio che è interamente artificiale
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e c'è un'idea di presenza l'interfaccia scompare l'interfaccia diventa trasparente l'interfaccia sembra realizzata in automatico
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e così come sembra automatica una fotografia rispetto a un dipinto per esempio allo stesso modo questo tipo di estetica e ci pone come se fossimo lì
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è ovvio che questa trasparenza e che questa neutralità non sono vere perché ovviamente il medium è lì e il medium media e il medium rimedia e
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potrei continuare con questi xxx per un po'
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e abbiamo visto anche vari esempi
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l'altra logica quella dell'iper mediazione ha una logica completamente opposta
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i media si moltiplicano e sono visibili sono anzi enfatizzati sottolineati anche aldilà dello stretto necessario
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c'è una molteplicità contemporanea di forme mediali
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proprio a mettere bene in evidenza il fatto che una mediazione esita
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e a usare questa come elemento di valore e di pregio di questo tipo di estetica
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ehm anche qui ci sono delle radici storiche
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la miniatura medievale di fianco al testo la cartolina illustrata
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le forme del quotidiano e il suo mosaico i vari patchwork
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e artistici le installazioni e multimediali che magari toccano contemporaneamente diversi piani sensoriali pensate a molta parte dell'arte contemporanea
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allo stesso modo
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l'estetica dei media digitali passa anche attraverso uno schermo che si frammenta che è molteplice uno schermo che ha tante finestre
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un sito che mi presanta tante informazioni contemporaneamente magari attive contemporaneamente
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effetto classico di quando vi parte sia la promozione di sky sia il video dell'ultim'ora di repubblica e voi magari volete leggere un altro articolo o sfogliare una gallery sull'ultima fidanzata del principe harry
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e lo stila finestre la presenza sul desktop di una molteplicità di icone di una molteplicità di spazi
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e il sito come come jukebox
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in questo caso e come dire l'inter~ l'interattività viene sbattuta in faccia al all'utente all'utilizzatore viene costantemente ribadita e sottolineata
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e s~ per così dire i media digitali da questo punto di vista e sono come le camere delle meraviglie le wunderkammern e della della tradizione e gli spazi dove possiamo trovare un po' di tutto nel momento in cui lo eh vogliamo vedere in cui nel momento in cui leggete
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perché sicuramente molti di voi lo fanno eh gli articoli che posto e condivido con voi su twitter con delle mappazze e di quarantamila battute dedicate a temi di informazione digitale
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e magari nel frattempo avete di fianco il video del gattino e del gattino buffo o eh seguite l'instagram di chiara ferragni
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quindi chiaramente camera delle meraviglie poi son meraviglie
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come dire possiamo avere delle definizioni diverse però
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sicuramente un altro elemento come vediamo da questi esempi dell'estetica
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e dell'estetica digitale dell'estetica della rete
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e vi dicevo due logiche dell'immediatezza e dell'ipermediazione che però si sovrappongono che dipendono l'una dall'altra
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e che e a volte sono presenti contemporaneamente lo schermo dello news che mi presenta l'immagine sgranata fatta dal telefonino e del criminale che da una testata in faccia al giornalista
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e ma nel frattempo mi presenta anche delle bande di vari colori con le ultime notizie con il meteo di domani col canale dove siamo
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e e varie altre altre informazioni quindi sia l'immediatezza sia l'ipermediazione contemporanee e oppure
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una manipolazione dell'ipermediazione per dare un esempio estremo di immediatezza
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ci sono e molteplici casi in cui dei video su internet magari dei video musicali cercano attraverso una grande quantità di
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elaborazione di restituire però l'idea che siamo li
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e a vedere quel concerto a sentire quel cantante
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magari ci accorgiamo benissimo che si tratta di un qualcosa di completamente ipermediato ma nel frattempo ci dà quell'effetto di immediatezza che cerchiamo
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e qualche anno fa una puntata di modern family
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sitcom americana che magari qualcuno di voi conosce
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e è stata interamente in un episodio è stata interamente ambientata su un desktop
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e a~ all'interno del quale si andavano ad aprire varie finestre vari applicativi e così via
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e ovviamente di un dispositivo apple che probabilmente ha anche pagato parte della puntata
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e ma e e la narrazione dell'intero episodio passava sempre ed esclusivamente da questa ipermediazione costante
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dando un effetto che alla fine della fiera era immediato come e quello di altre come quello di altre al~ altri episodi che invece seguono una logica di immediatezza
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modern family è un esempio particolarmente rilevante perché addirittura abbiamo lo sguardo in macchina la modalità del finto documentario e così via quindi di nuovo una tensione fra queste due cose una tensione tra e il guardare a qualcosa e il guardare attraverso qualcosa
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anche questo e inserendosi all'interno di una riflessione filosofica estetica e molto molto ampia
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bolter e brusil ce lo ce lo sottolineano
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ve lo spiegano all'interno del del saggio che tutti quanti del capitolo che tutti quanti dovrete dovrete leggere spero in parte abbiate già letto per l'e~ per l'esame
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e c'è una scala
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di forme diverse di rimediazione di modi in cui i media precedenti vengono inseriti
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all'interno del dello scenario digitale
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e ci sono le modalità più e apparentemente neutre e trasparenti l'idea di una rappresentazione identica a quello che succedeva col medium precedente solo spostata negli spazi su internet
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ci sono delle forme arricchite e migliorate che magari aggiungono magari delle funzioni e delle modalità di interazione che prima non c'erano
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ci sono delle forme di remix di rielaborazione quindi arrivamo a un massimo di ipermediazione
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che poi però si ribalta
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nell'assorbimento completo e quindi di nuovo in una trasparenza all'interno degli spazi digitali per cui ho perso ogni connessione col medium precedente
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di nuovo almeno apparentemente
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e capite che se accettiamo il quadro interpretativo
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proposto da bolter e brusil che penso abbia eh tantissime cose da dirci e spieghi parecchio di quello che tutti i giorni vediamo quando frequentiamo spazi digitali
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ma anche spazi analogici
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e la settimana scorsa vi ho portato la prima pagina della del nuovo progetto grafico di repubblica che è una forma e così come l'interno in realtà è una forma di rimediazione
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e assolutamente lampante
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ehm che quindi ritorna ritorna ha delle forme estremamente analogiche come come il cartaceo
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e se accettiamo dicevo questa questa proposta interpretativa questa proposta teorica
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e forse iniziamo a risponderci alla domanda dicendo
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e l'estetica digitale è soprattutto un estetica di continuità
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eh potenziata ma pur sempre continuità
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eh è molto difficile che ci siano delle forme originali che non abbiano nulla a che fare con la creatività precedente con i linguaggi precedenti
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all'interno degli spazi digitali
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tenete presente tenete a memoria questo punto quando e cominciamo e diciamo le le parti nuove della della lezione di oggi
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quando invece andiamo e andate e andrete a leggere se non l'avete già fatto e le poche pagine che ho incluso nella nell'antologia
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eh oggetto del vostro esame
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de~ e di manovic
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e lev manovic che invece
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più o meno coevo
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un paio di anni dopo rispetto a remediation quindi del duemilauno the language of new media
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il linguaggio dei nuovi media tradotto in italiano per le edizioni olivares
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e quando parla di una logica del database
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anche manovic fa un discorso che è in primo luogo estetico
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manovic parte dagli studi visuali parte dai film studies
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in maniera ancora più netta
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rispetto rispetto bolter e grusin che invece partivano da degli studi letteari artistici di stampo più tradizionalmente umanistico
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si colloca già all'interno di una riflessione mediale
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è considerato abitualmente uno dei fondatori delle così dette digital humanities e quindi dell'applicazione eh dei media digitali allo studio delle delle humanities
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e e propone un una chiave un una chiave di lettura dell'estetica digitale invece in termini di innovazione
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in termini di cambiamento
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metto le subito le mani ma~ avanti faccio uno spoiler così almeno poi interpretate anche quello che vi dico e quello che leggerete
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e secondo secondo le vostre chiavi dal mio punto di vista e
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il pensiero di manovic è meno convincente di altre di altre posizioni è decisamente più radicale eh per certi versi in certi passaggi anche più ispirato
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e è se~ senz'altro utile a darci un altro punto di vista un'altra chiave di lettura
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ris~ rispetto a questo spazio dell'estetica digitale dove ve l'ho detto giál'altra volta io non ho risposte da darvi ho solo stimoli da offrirvi a partire dai quali portare avanti una vostra e elaborazione
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e diciamo che la proposta radicale di manovic e mi sembra mi sembra però ripeto è la mia eh personalissima opinione e
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che si dimentichi per strada una serie di elementi di continuità che invece ci sono e che vediamo costantemente sott'occhio
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eh e non propriamente un~ un na una posizione opposta rispetto a quella di bolter e grusin
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e che trovo personalmente più convincente ma eh in ogni caso come dire le due cose si vanno a completare abbastanza
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e sono quasi due due poli di un ennesimo continuum dove troviamo da un lato un'idea di continuità mediale molto forte e dall'altro lo vedremo lo vediamo adesso e un'idea di rivoluzione digitale
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io diffido sempre abbastanza da chi parla l'avrete già capito dalle dalle mie varie lezioni di rivoluzione perché tutti parlano di rivoluzione e poi ci si accorge che non era così tanto rivoluzionaria quella rivoluzione
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e pero comunque em questo non toglie che quello che ci dice manovic e
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costituisce un punto di vista ugualmente interessante
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ripeto ognuno di voi poi si farà la sua idea rispetto al condividerne o no determinati presupposti e soprattutto determinate applicazioni
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ciò non toglie che sia un tassello importante nel pensiero sull'estetica digitale
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e come tale ha senso che ci soffermiamo almeno qualche minuto a parlarne e
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è giusto che ne leggiate almeno alcuni brani alcune pagine
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quello che dice manovic è che con i media digitali
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non è tanto importante quello che succede sulla superficie
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non è tanto importante quello che noi vediamo
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non sono tanto importanti le interfacce le strutture gli applicativi i siti
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che noi andiamo a navigare con i quali andiamo a interagire
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il cambiamento anche estetico
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portato dal digitale
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dai media digitali
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c'è un cambio di paradigma strutturale
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che arriva con i media digitali
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e questo cambio di paradigma strutturale ha delle conseguenze che sono anche estetiche
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ma non a livello superficiale a livello profondo
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con i media digitali cambia in maniera radicale l'organizzazione delle informazioni
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la struttura l'avremmo l'abbiamo chiamata pochi minuti fa o la setimana scorsa l'architettura dell'informazione
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il modo in cui le informazioni vengono raggruppate e organizzate
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anche nelle forme artistiche
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anche in quegli aspetti simbolici culturali che inevitabilmente queste piattaforme hanno che inevitabilmente questi spazi digitali hanno
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il cambio dell'organizzazione alla base inevitabilmente influenza anche la rappresentazione di questa informazione
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e quindi un piano estetico più tradizionale
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manovic propone come modello dell'estetica digitale
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quella che lui chiama la logica del database
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l'oganizzazione dell'informazione negli spazi digitali non avviene nel modo classico e lineare
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a cui eravamo abituati
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a cui secondo me in parte siamo ancora abituati
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ma avviene in una forma diversa
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da un lato c'è la narrazione
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dall'altro c'è il database
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mette in fila le cose
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le articola secondo un ordine in una sequenza
26:33–26:36
succede prima una cosa poi un'altra poi un'altra ancora
26:36–26:43
anche nel momento in cui il racconto mi racconta questi elementi in una sequenza diversa vabbè fabula intreccio lo sapete spero
26:46–26:52
la narrazione tradizionale ha un inizio la narrazione tradizionale ha una fine
26:52–26:58
ha un momento in cui comincia ha uno sviluppo ha una durata ha un ritmo ha una conclusione
27:03–27:08
secondo manovic il database funziona in maniera completamente diversa
27:09–27:12
perché mina alla base i presupposti della narrazione
27:13–27:23
le informazioni su internet negli spazi digitali nel videogioco che è un altro degli esempi che manovic eh utilizza con ampia frequenza
27:25–27:30
in tutti questi casi non c'è una chiara progressione delle sequenze
27:31–27:34
non abbiamo una linea abbiamo un reticolo
27:35–27:40
abbiamo in ogni ta~ in ogni passaggio un insieme di possibilità pensate alle azioni del videogioco
27:41–27:48
che chiaramente una volta che faccio qualcosa mi portano da qualche parte mentre potrebbero portarmi anche da qualche altra parte se avessi fatto qualcos'altro
27:52–27:57
l'organizzazione dei dati all'interno di una base di dati all'interno di un database
27:58–27:59
è un'organizzazione che
28:01–28:04
non presenta un solo modo di accedervi
28:06–28:09
ipotizzate per assurdo
28:09–28:11
mettere i~ di mettere in ordine google
28:12–28:16
di mettere in ordine le cose a cui google vi consente di accedere
28:16–28:20
l'abbiamo visto parlando di storia dei media digitali
28:21–28:32
come in un primo momento il tentativo è stato proprio quello di andare a organizzare l'informazione presente su internet in forme di classificazione puntuale di ciascun sito
28:34–28:42
chiaramente con il database non possiamo pensare a un modello di organizzazione di questo tipo non possiamo pensare
28:43–28:46
almeno a livello costituitivo non possiamo pensare
28:46–28:56
a una progressione per cui c'è prima una casella e poi c'è un'altra perché io posso tranquillamente accedere prima a una casella poi all'altra poi all'altra ancora in ordini che hanno x combinazioni
28:59–29:04
nel database non c'è un inizio preciso non c'è una fine precisa
29:08–29:13
ci sono una molteplicità di strade nel videogioco ancora ancora da qualche parte parto
29:13–29:20
comincio la mia avventura però poi dove quest'avventura arriva è diversa è diverso per ciascuno di noi
29:21–29:24
c'è magari una strada è giusta o ci son delle strade errate
29:24–29:26
ciò non toglie che ci siano più possibilità
29:27–29:33
nel caso di un database di un'organizzazione di dati fatta di celle di tante celle con tanti dati dentro
29:33–29:38
a maggior ragione io posso cominciare da qualunque parte e finire in qualunque posto
29:40–29:46
quello che dice manovic è che quindi questo modello è un modello diverso opposto
29:47–29:55
da quello della narrazione e che io posso affrontare il database senza necessariamente sovraimporci un qualcosa di narrativo
30:02–30:08
lo stesso manovic ammette che molto spesso c'è una narrativizzazione del database
30:09–30:18
come nell'esempio del videogioco che vi ho fatto si parte da un'organizzazione che non ha un inizio e una fine però poi questa informazione presenta alcuni persorsi prevalenti
30:19–30:24
per questo i pecorsi prevalenti inevitabilmente sono dei percorsi anche che hanno una valenza e un valore narrativo
30:26–30:29
ma secondo manovic quest'aspetto è meno importante
30:30–30:36
della foma così libera e così destrutturata di organizzazione dei dati e dei contenuti
30:40–30:47
c'è sostanzialmente alla base dei media digitali come loro forma estetica prevalente o auspicabile
30:48–30:55
una raccolta potenzialente infinita di dati che rimangono destrutturati aperti a molteplici possibilità
30:55–31:01
aperti a tante forme di navigazione aperti a tante forme di narrativizzazione
31:03–31:05
testi immagini contenuti di vario genere
31:05–31:13
a partire da quali poi a seconda di come li navighiamo a seconda di come ci orientiamo di come andiamo a interpellare il database
31:14–31:17
a fare delle query delle domande a questi database
31:17–31:25
poi ci riveleranno degli orizzonti di senso ma anche degli orizzonti estetici specifici differenti
31:33–31:36
l'impiego del database all'interno dei media digitali
31:37–31:44
attraverso l'adozione di una logica del database qualcuno e lo stesso manovic più avanti parlerà di logica del software
31:44–31:49
per allargare ancora di più questa questa sua riflessione
31:49–31:53
cambia il modo e l'esperienza che facciamo dei media
31:54–31:55
dei mezzi di comunicazione
31:56–32:01
ma inevitabilemente per questo tipo di nuova esperienza ci dice manovic
32:02–32:07
servono una poetica un'estetica persino un'etica apposita
32:08–32:12
una poetica del database un'estetica del database un'etica del database
32:19–32:22
pensiamo all'ipertesto
32:22–32:24
pensiamo al web
32:25–32:29
e ai vari contenuti che sono collegati tra di loro da un reticolo di link
32:30–32:41
non c'è un inizio non c'è una fine noi la nostra navigazione la possiamo conminciare da qualunque punto e terminarla in qualunque punto magari due ore dopo dicendo oh son stato due ore a seguire i link
32:44–32:47
è un mezzo espressivo anche questo
32:47–32:50
ed è un mezzo espressivo che è potenzialmente aperto
32:51–32:55
l'influsso dell'opera aperta di eco su manovic c'è
32:57–33:00
un mezzo espressivo che non è mai completo
33:01–33:05
che trova sempre ulteriori rilanci ulteriori possibilità non ha una fine
33:06–33:07
che è incrementale
33:08–33:12
che aggiunge un tassello alla volta uno strato alla volta all'interno di un percorso
33:18–33:23
il database in quanto struttura e organizzazione dell'informazione
33:24–33:28
organizzazione dei dati organizzazione delle immagini organizzazione dei testi
33:28–33:30
tipica degli spazi digitali
33:31–33:36
rende possibile secondo manovic anche una possibile rielaborazione artistica
33:37–33:40
rende possibile anche uno sguardo critico
33:42–33:47
per esempio scegliendo dei percorsi diversi da quelli preferenziali
33:47–33:51
di navigazione del database alla ricerca di margini di senso
33:51–33:53
di alternative estetche
33:54–33:59
di elementi magari originariamente non previsti di chiavi di lettura micro e macro
33:59–34:01
devianti tra virgolette
34:06–34:14
il data base è una struttura dell'informazione una struttura di dati che diventa anche appunto un'estetica che diventa anche la forma calssica
34:14–34:18
radicalmente differente da quelle precedenti
34:18–34:25
che di estetica che vediamo in questi spazi che vediamo su internet che vediamo sui nostri device e digitali e così via
34:31–34:36
l'opinione la il punto di vista di manovic
34:37–34:42
è in una prima fase decisamente netto decisamente radicale
34:44–34:50
il software il database sta all'opposto della narrazione
34:51–34:57
prima la forma prevalente era quella della narrazione adesso sì siamo affezionati alle forme tradizionali
34:58–35:04
non ce ne siamo ancora del tutto accorti ma in realtà c'è un cambiamento antropologico decisamente ampio
35:05–35:12
che ci colpisce a tutti i livelli legato a questo cambio di paradigma legato alla nuova logica del database
35:12–35:18
che permea le nostre vite le nostre azioni il nostro orizzonte estetico etico politico eccetera
35:20–35:29
poi però quando si mette a fare degli esempi quando ci racconta delle delle applicazioni di tutto questo
35:29–35:39
le distinzioni così nette tra una logica del database e la narrazione tradizionale sono in realtà almeno in parte smussate
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c'è un rapporto
35:51–35:52
tra il database e la narrazione
35:53–35:55
anche nei media digitali
35:56–36:02
perché molto spesso le narrazione contemporanee e le narrazioni digitali sono realizzate
36:03–36:13
a partire dai dati a partire dagli algoritmi a partire dalle basi di dati che raccolgono questi dati e che li organizzano attraverso algoritmi
36:16–36:19
vi facevo già prima l'esempio del video gioco
36:22–36:25
il videogioco prevede sostanzialmente una base di dati
36:26–36:32
prevede degli algoritmi di funzionamento e di interpellazione di questa determinata base di dati
36:36–36:37
in qualche modo
36:39–36:41
vengono linearizzati
36:41–36:46
vengono riconvertiti in forme narrative almeno in parte tradizionali
36:49–36:53
quello che cambia è il fatto che queste forme narrative
36:54–37:00
non derivano dalla creatività o dall'invenzione di qualcosa o di qualcuno
37:01–37:08
versione un po' banalotta della lettura diciamo dei dei media precedenti dei sistemi culturali precedenti
37:10–37:13
ma derivano da basi di dati ampie
37:14–37:16
strutture dati da algoritmi
37:18–37:21
l'algoritmo è quello che sta alla base dei processi
37:22–37:25
che poi conducono alla narrazione del videogioco
37:26–37:27
se io faccio questo
37:27–37:33
vado lì se io faccio quest'altro vado là se io raccolgo tot dati finisco là
37:34–37:40
detta così è un videogioco molto noioso però mi rendo conto pensatelo a a livelli di complessità e di
37:41–37:45
incastro di articolazione di indentamento maggiore
37:47–37:55
algoritmi alla base dei processi che narrativizzano i database e strutture dati basi di dati
37:56–38:01
che stanno alla base dei mondi narrativi presentati da questi videogiochi
38:02–38:09
per cui poi ogni singolo elemento che trovo sul mio percorso all'interno di uno spazio esploirabile
38:09–38:11
per esempio è chiaramente
38:11–38:16
ha un suo posto all'interno della sua struttura dati ha un suo posto all'interno del database
38:17–38:23
abbiamo una struttura di dati abbiamo un algoritmo attraverso il quale ci muoviamo tra queste strutture di dati
38:23–38:30
e l'algoritmo ci aiuta a narrativizzare il database all'interno del videogioco così come in altre occasioni
38:33–38:35
altra avvertenza che ci dà manovic
38:37–38:40
è che e non è un gioco di parole i dati non sono dati
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nel senso non è che
38:45–38:47
i dati siano qualcosa che
38:48–38:54
per scienza infusa per qualche tipo di miracolo si trovano già lì
38:56–38:57
anche questi elementi
38:58–39:03
alla base poi di un'estetica alla base di una logica eccetera
39:03–39:07
sono elementi che vanno raccolti
39:08–39:15
che vanno collocati nel database che vanno fatti trovare e quindi indicizzati all'interno del database che vanno organizzati
39:15–39:19
secondo determinati criteri e di nuovo secondo determinati algoritmi
39:19–39:23
tutto questo ancora una volta non è naturale non è neutro non è trasparente
39:25–39:31
se vogliamo è un altro dei modi attraverso cui la creatività che esce dalla porta rientra dalla finestra
39:31–39:34
attraverso cui l'estetica tradizionale
39:34–39:44
come dire si prende la sua rivincita anche in una logica del database in una logica del software dove sembra che la tecnica sia l'elemento più importante
39:44–39:48
e comunque qualcuno dovrà andarli a costruire questi database
39:48–39:55
dovrà andarli a riempire o almeno a dare le regole per il riempimento di questi di questi database
39:58–40:02
il database raccoglie tanti elementi tante voci
40:04–40:07
dall'altro la narrazione
40:08–40:09
li mette in ordine
40:10–40:17
li rende visibili li rende praticabili li trasforma in conoscenza percorribile
40:18–40:22
potabile per noi umani che chiaramente non abbiamo
40:23–40:27
non abbiamo le capacità di calcolo dell'algoritmo del software
40:32–40:39
capite quindi come poi la visione di basi di dati database da un lato e all'opposto la narrazione
40:39–40:49
di rivoluzione digitale rispetto a una modalità tradizionale che eh è alla base dell'esistenza umana fin dagli antichi greci probabilmente prima
40:50–40:58
poi una volta che ci si sporca davvero le mani si rivela ancora una volta decisamente più contaminata decisamente più in relazione
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l'estetica digitale non può fare a meno della narrazione anche se magari la disarticola o la costruisce a partire da delle basi diverse che sono le basi dell'algoritmo le basi del software e così via
41:14–41:16
negli spazio digitali
41:17–41:20
ed è l'ultima cosa che ci portiamo a casa dalla lettura di manovic
41:23–41:30
spesso e volentieri si riduce la dimensione estetica si riduce a costruire un'interfaccia attorno al database
41:39–41:46
anche attraverso le forme della narrazione tradizionale anche attraverso la composizione di determinati algoritmi
41:47–41:53
ma c'è una base tecnica strutturale che ha delle regole proprie che non ha un ordine che non ha una gerarchia
41:54–41:58
e rispetto alla quale io poi l'ordine lo devo dare la gerarchia la devo stabilire
41:59–42:05
ed è lì in quello scarto e nel passaggio dal database per così dire ibrido puro neutro
42:06–42:14
alla superfice estetica che poi è quella che incontro dell'interfaccia che si attua secondo manovic la
42:17–42:23
lo spazio della creatività la possibilità di una creazione artistica anche negli spazi digitali
42:24–42:28
l'estetica digitale sta anche e soprattutto lì
42:34–42:43
nei nelle forme estetiche precedenti estetiche linguistiche culturali mediali chiamiamole come vogliamo precedenti
42:45–42:47
i semiologi lo sanno bene
42:48–42:50
abbiamo a che fare con
42:50–42:53
una serie di elementi
42:55–42:59
che vengono scelti pescati e collocati in una sequenza
43:01–43:03
nella narrazione tradizionale
43:04–43:07
io vado a pescare un elemento tra i tanti elementi possibili
43:08–43:15
che ne so la mia protagonista è bionda o mora scelgo uno dei due elementi elementi sull'asse che i semiologi definiscono paradigmatico
43:17–43:27
scelgo uno di questi e colloco questo personaggio con in combinazione con un altro elemento sull'asse sintagmatico
43:27–43:34
per esempio il suo oggetto d'amore che che so e è una pianta e di di dimensioni medie
43:35–43:36
sono un pessimo narratore
43:40–43:42
nella narrazione tradizionale
43:45–43:48
a livello paradigmatico è relativamente importante
43:49–43:52
quello che importano sono le connessioni a livello sintagmatico
43:52–43:58
cosa una volta che ho scelto tra la virtualità dei miei personaggi possibili quale è il mio personaggio
43:58–44:07
quello che mi importa è capire che cosa faccio fare a quel personaggio come si evolve la narrazione assieme a una serie di attualizzazioni di altre virtualità
44:10–44:14
manovic ci dice la creatività del database funziona in maniera opposta
44:16–44:21
è molto più importante l'insieme paradigmatico delle scelte possibili
44:24–44:29
l'aspetto sintagmatico delle connessioni dei legami
44:30–44:35
perché perché nel database gli elementi paradigmatici ci sono tutti e ci sono già
44:37–44:43
io le scelte possibili le ho tutte li presenti che occupano ciascuna una delle celle di questo database
44:45–44:47
le connessioni invece sono temporanee sono virtuali
44:48–44:55
a seconda di come decido di affrontare il database e di dargli una chiave narrativa queste connessioni possono essere di tanti tipi diversi
44:58–45:05
di nuovo il videogioco ci da abbastanza l'idea di tutto questo fin dalla possibilità di scegliere il nostro personaggio dall'inizio
45:07–45:11
e a seconda del personaggio che scegliamo a seconda del gioco di cui si tratta
45:11–45:20
decidere di andare in determinate direzioni di avere certi poteri di fare determinati incontri però è piu importante la scelta paradigmatica che non la connessione sintagmatica che cambia
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mentre nella narrazione tradizionale vale il contrario
45:27–45:29
di nuovo un elemento di novità
45:30–45:36
di rivoluzione giudicate voi quanto radicale rispetto a quello che è un modello precedente di narrazione
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bolter e grusin ci dicono c'è una diretta continuità tra i media precedenti e i media digitali
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manovic ci dice attenzione perché quella continuità ha una superfice
45:48–45:52
se scavate sotto la superficie invece ci trovate un ribaltamento totale
45:52–46:02
non ve ne accorgete più di tanto ma i meccanismi stessi su cui si fonda l'estetica sono stati cambiati dall'adozione del database dalla struttura dati dell'algoritmo del software
46:06–46:09
quindi metto giusto per completare il quadro
46:10–46:19
un'immagine di uno dei lavori recenti di manovic che poi appunto partendo da visual artist anche non soltanto da studioso
46:19–46:28
poi si è messo a a elaborarle queste logiche di database per esempio cercando una serie di ricorrenze una serie di connesioni all'interno di basi di dati grafiche
46:28–46:32
eh questo è l'esempio di tutte le copertine di time magazine
46:32–46:46
eh di time magazine americano una base di dati quale poi con uno sguardo critico con uno sguardo artistico manovic va a identificare tutta una serie di ricorrenze tutta una serie di possibili percorsi tutta una serie di connessioni
46:47–46:56
facendosi aiutare dal database facendosi aiutare dai software eh rispetto ai quali eh si ai ai quali chiede di elaborare questo insieme di dati
47:00–47:04
filo denso però spero abbastanza chiaro
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comunque mi raccomando leggete le le pagine e le pagine di manovic se non l'avete già fatto
47:12–47:17
se poi avrete delle delle questioni delle domande dei dubbi e sapete dove trovarmi
47:22–47:31
teorico e concettuale rispetto all'estetica dei media digitali che che affrontiamo e tanto per cambiare una parola che non avete mai sentito in queste lezioni
47:33–47:41
abbiamo già parlato di convergenza tecnologica e di convergenza economica ithiel de sola pool è stato la nostra guida
47:42–47:51
nell'affrontare questi livelli questi tipi di convergenza e nel portarli anche verso uno sbocco politico di critica del sistema
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ragionando da un punto di vista estetico ma non soltanto estetico estetico sociale estetico culturale anche un pochino più largo del del solo dibattito estetico in cui si collocano i due i due quadri concettuali precedenti
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aggiungiamo un aggettivo che è culturale
48:11–48:14
e affrontiamo con questo elemento
48:15–48:17
uno dei pilastri
48:19–48:23
discretamente discretamente furbi nel cotruirsi come pilastri vabbè
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comunque come henry jenkins
48:26–48:32
che magari l'avrete già inconcia~ incrociato in altri corsi chi ha gia sentito nominare henry jenkins
48:34–48:36
non siate timidi qualche mano alzata la vedo
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okay vabbè se non l'avete sentito fin' ora nei prossimi anni lo troverete da tutte le parti e in tutte le salse come in questa lezione de resto
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convergenza culturale
48:48–49:00
il libro che scrive henry jenkins eh che ha una rilevanza mondiale e che per alcuni anni diventa quasi la bibbia di chiunque affronti il tema dei media e dei media digitali
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eh prima di avere come dire una una sua collocazione più precisa all'interno di un dibattito più ampio cosa che è stata fatta negli anni successivi per cui adesso nessuno considererebbe più jenkins come un guru assoluto come è stato fino a qualche anno fa
49:15–49:20
comunque scrive un libro dal titolo convergence culture
49:20–49:22
cultura convergente
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e qua vabbè possiamo prenderla in tutte e due i modi invertire i sostanivi e gli aggettivi
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la cultura è convergente la convergenza è anche culturale a seconda di come di come la si guardi
49:35–49:40
il libro è del duemilaesei viene tradotto in italia l'anno dopo nel duemilaesette da apogeo
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e ha una sua una sua rilevanza molto ampia nel dibattito dei media studies dei digital media studies ma anche nel dibattito nel dibattito giornalistico recente
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eh una una rilevanza molto ampia meritata perché sicuramente si tratta di un'intuizione molto molto grande
50:00–50:13
a volte è interpretata in chiave un po' troppo acritica rispetto ad alcuni difetti che comunque anche questo tipo di approccio come un po' tutti gli approcci eh a un certo punto svela e ad un certo punto rivela
50:13–50:20
la convergenza è un fenomeno che avviene a un livello tecnologico è un fenomeno che avviene a livello economico
50:20–50:27
abbiam parlato di piattaforme che si fondono tra di loro di aziende che si aquisiscuno l'un l'altra
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ma è anche un punto di vista estetico linguistico
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ai modi in cui si entra in contatto con il pubblico
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e alla partecipazione
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di questo stesso pubblico rispetto ai testi mediali e ai testi culturali
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jenkins eh come dire ve lo ve l~ ho già alluso al fatto che si sia costruito anche molto abilmente come guru di questa età della convergenza di questa nuova era
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ovviamente digitale che va a modificare un'altra volta su delle basi estremamente grandi e rilevanti
51:11–51:13
eh i modelli precedenti
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eh che si atteggi da guru lo si capisce dalle prime righe dell'introduzione del libro che voi dovrete leggere e studiare
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benvenuti nella cultura convergente è un proclama è un manifesto è un c'è c'è dell'enfasi c'è c'è dell'intenzione
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benvenuti nella cultura convergente dove i vecchi e i nuovi media collidono
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dove si incrociano i media grass roots e quelli delle corporations dove il potere dei produttori e quello dei consumatori interagiscono
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in modi imprevedibili c'era anche un punto esclamaticvo che mi sono rifiutato di aggiungere
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ma cosa ci dice fin dall'inizio
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la cultura nel settore digitale funziona su delle regole
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o meglio la cultura dopo che è stata digitalizzata tutti i tipi di cultura
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funziona in base a delle regole nuove
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la convergenza l'ibridazione la contaminazione
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avviene anche tra i media vecchi e quelli nuovi ma questo ce l'avevano già detto bolter e grusin
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l'aveva detto mc luan figuriamoci
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in questo nuovo mondo in questa terra promessa in questa landa delle opportunità
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i media tradizionali le industrie le corporation
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trovano il loro degno compare trovano un contrappeso nella cultura degli utenti nella cultura partecipativa
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nell'azione degli spettatori
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nelle cose che arrivano dal basso grass roots
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come i cespugli
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i consumatori e i produttori la loro estrema ed eterna dialettica negli spazi digitali
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non hanno più il rapporto gerarchico che avevano tradizionalmente ma ribabltano questo loro rapporto lo modificano
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e a volte sono i consumatori a imporre delle cose ai produttori e non viceversa
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una visione pacatamente ottimista come capirete già da queste da queste righe
53:19–53:21
jenkins parte da tre
53:22–53:25
elementi di partenza
53:25–53:29
da un lato appunto la convergenza mediale
53:29–53:36
la convergenza dei media l'abbiamo già vista lo stesso jenkins cita ithiel de sola pool gli rende merito
53:37–53:42
egli dice uno dei pilastri della cultura convergente è il fenomeno della convergenza
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e il fatto che ci sia una costante ibridazione un mescolamento
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una circolazione dei contenuti tra le piattaforme
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delle proprietà intellettuali tra le varie imprese mediali
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e che questa circolazione che questo mescolamento che questa sinergia che questa ibridazione non navviene solo a livello tecnico non avviene solo a livello economico
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non avviene solo a livello politico ma avviene anche a livello culturale
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innerva l'intera natura dei media in tutto quello che è il loro essere compresi i testi compresi i contesti compresi i pubblici
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secondo elemento
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nel contensto digitale
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era già così prima ma prima era ridotto era limitato da alcune punte
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particolarmente attive ma nel contesto eh digitale
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gli spettatori non sono più le couch potatoes sedute sul divano che si abbruttiscono davanti alla televisione
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benvenga abbruttirsi davanti alla televisione talvolta
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sono attivi partecipano reagiscono
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c'è una cultura partecipativa
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una cultura che grazie alla convergenza e grazie alla digitalizzazione
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sempre più mette in una relazione esplicita
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il pubblico con le industrie mediali
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gli spettatori i fruitori gli utenti
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ripeto lo erano già anche prima ma con le piattaforme digitali è più facile che un fan trovi un altro fan e che assieme facciano una comunità
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e che questa comunità abbia un peso reale al di fuori della cameretta di qualcuno
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jenkins tra l'altro è molto orientato in questo perché i suoi studi precedenti i suoi lavori
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prece~ che che ha fatto nei vent'anni prima di di convergence culture sono sul fandom sono sulle culture di fan per esempio i fan di star trek
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ha fatto della ricerca etnografica su queste su queste comunità
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ma lui dice con il digitale con la convergenza all'interno di questi spazi
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è l'intera cultura che si fa partecipativa
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i fan assumono una maggiore rilevanza grazie alla loro interconnessione alla loro visibiità
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ma anche il resto della cultura almeno in parte assume quelle caratteristiche che regolano l'interazione con i fan
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se lo spettatore è attivo
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magari non raggiunge determinati aspetti che qualificano quello spettatore come fan ma comunque almeno in parte si contamina con quel tipo di pratiche e con quel tipo di approccio di contenuti
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non sta fermo a bersi qualsiasi cosa ma reagisce
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e già questo va a cambiare lo scenario
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il terzo pilastro di questa riflessione alla base della cultura convergente o della convergenza culturale
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jenkins lo prende da un teorico francese che si chiama pier levy
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che ragiona in termini di intelligenza collettiva
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le piattaforme digitali lo scenario convergente
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consente una connessione
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tra gli utenti tra gli individui tra gli spettatori
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e questa connessione dà vita a delle comunità la cui intelligenza
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è superiore alla somme delle singole intelligenze delle persone coinvolte
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si mettono in comune i giudizi si mettono in comune le competenze si mettono in comune i risultati di un'osservazione
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e mettendoli in comune ed elaborandoli collettivamente si ottiene qualcosa di piu
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c'è un surplus di valore dettato da questa intelligenza collettiva
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jenkins fa per esempio
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ricorso a survivor
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programma americano che in italia ha avuto pochissimo successo
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nei vostri primi anni di vita quindi probabilmente non e non non ve lo ricordate non lo conoscete
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eh eh poi alla lunga in italia diventa l'isola dei famosi ma in maniera un pochino diversa
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eh survivor in america è registrato
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è registrato con è un po' sul modello di pechino express del collegio di questo tipo di programmi che vengono registrati con mesi di anticipo
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e non c'è una diretta come invece c'è in italia nell'isola dei famosi
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eh questo ha fatto sì e jenkins l'ha osservato ne ha fatto uno dei suoi casi di studio
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eh ha fatto sì che si organizzassero delle comunità
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di fan di survivor
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che raccoglievano indizi
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sulla rete negli spazi reali sulle puntate che andavano in onda
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per cercare di capire quello che sarebbe successo nelle puntate precedenti nelle puntate successive
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per cercare di anticipare quello che si sarebbe rivelato come giusto come sbagliato soltanto con la messa in onda
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pazzi furiosi che si mettono a incrociare le immagini del satellite perché c'è una macchiolina nella tal ora del tal giorno che potrebbe dirmi che quel concorrente è stato eliminato
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e comunità che a quel punto raccolgono il fatto che quel concorrente è stato visto in una strada di san diego
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e quindi chiaramente è stato eliminato prima degli altri perché ha la barba troppo corta
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eh o o cose di questo tipo
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lui le chiama comunità di spoiler ma noi gli spoiler l~ consideriamo qualcos'altro quindi non è non è un termine
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un una comunità dove però l'intelligenza collettiva viene messa al servizio di qualcosa che non cambierà propriamente le sorti del mondo
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ma è comunque un qualcosa di più rispetto all'esperienza dello spettatore singolo
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fuori da questa connessione
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fuori da questa collettività
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quindi convergenza mediale
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cultura partecipativa
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e un pubblico sempre più attivo intelligenza collettiva la capacità di mettere in relazione le informazioni per ottenere qualcosa d'altro e qualcosa di più
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come funziona la cultura convergente secondo henry jenkins come funziona la convergenza culturale
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non si tratta di una rivoluzione l'abbiamo visto ma di un'interazione tra i media vecchi e nuovi
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secondo jenkins nello spazio della cultura convergente della convergenza culturale
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si presentano contemporaneamente due logiche
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la logica tradizionale cosiddetta top down
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down dall'alto al basso
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e una logica digitale convergente specifica nuova questa sì rivoluzionaria
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dal basso verso l'alto
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la logica top down è quella delle corporation è quella delle imprese mediali
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che stanno in alto
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che guardano agli utenti agli spettatori che stanno in basso
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ed è una logica centralizzata gerarchica
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l'editoria tradizionale il broadcasting la radio il cinema funzionano tutti secondo questa logica
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c'è un'impresa c'è un'industria che cerca di sviluppare qualcosa che piaccia al pubblico
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e che poi glielo impone
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glielo distribuisce
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magari con ampiezza di sforzo promozionale
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ma senza che il pubblico possa aver alcun ruolo
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o con il pubblico che un ruolo ha soltanto mediato e parecchio mediato
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in termini di rappresentazione che so i dati di ascolto auditel o i risultati al botteghino dei film precedenti della stessa serie
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a questa logica tradizionale che rimane
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si affianca una logica bottom up
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una produzione dal basso
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gli utenti creano i loro contenuti creano i loro significati
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intervengono in maniera attiva anche producendo cultura
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e cultura mediale
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è la logica grass roots di cui parlavamo prima
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dei cespugli che nascono alle radici dei grandi alberi dove i grandi alberi sono le corporation
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mentr i cespugli sono come dire chiaramente di dimensioni minori
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ma dal basso e con una loro rilevanza nell'ecosistema
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è una modalità alternativa di circolazione dei contenuti mediali
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è una modalità ribaltata
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i fan in questa logica ve lo dicevo prima hanno un ruolo sempre più importante
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intesi come singoli ma intesi anche come comunità
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i fan organizzandosi creando una campagna di opinione possono anche non è successo molte volte in realtà però può succedere
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possono anche ripo~ possono anche riportare in onda una serie televisiva che era stata chiusa per bassi ascolti
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dimostrando che un interesse per quella serie c'era
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possono anche portare alla creazione di spin off o di altri contenuti legati a quell oggetto di valore
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eh attorno al quale organizzano il loro fandom
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possono anche crearseli essi stessi questi contenuti andando a
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eh creare dei mash up e renderli disponibili su you tube scrivendo delle fan fiction su internet da condividere con gli altri fan
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e così via
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c'è una dimensione di partecipazione
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i cosidetti u gi ci user generated content contenuti generati dagli utenti
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il fatto che gli utenti possano
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creare dei contenuti originali o più spesso
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rielaborare dei contenuti mediali declinandoli rispetto i loro usi
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oppure in una chiave legata di più all'informazione agli aspetti anche politici e di cittadinanza
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il cosidetto citizen journalism
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il giornalismo partecipativo
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il fatto che se io mi trovo sul luogo in cui sta succedendo qualcosa e ho un cellulare
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posso riprendere
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e magari le mie immagini saranno più utili a capire un determinato fenomeno
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di quanto non s saranno utili le immagini ore dopo dell'apparato mediale tradizionale quando porterà il suo camioncino delle news
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una singola persona che assiste a un fatto di cronaca e può condividere quel video e farlo diventare una notizia
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su un piano nazionale o su un piano globale
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oppure il fan che rielabora determinati contenuti
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perché è assolutamente convinto che due personaggi della sua serie che non si calcolano minimamente debbano mettersi assieme
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e farà un montaggio per fare in modo di dimostrare a qualcuno al resto della comunità di fandom
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che starebbero bene assieme
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e magari a quel punto qualcuno che produce o che scrive quella serie davvero
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vedrà quel video e magari deciderà anche di impostare così successive stagioni della narrazione
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non succede sempre eh
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sia chiaro non esageriamo nel nel dare troppo corpo a questa dinamica
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ma sicuramente questo è presente e assume una visibilità una rilevanza molto grande
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la convergenza non cambia soltatto le tecnologie non cambia soltanto i mercati ma cambia anche
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quelli che lisa getleman chiama i protocolli d'uso
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i modi in cui noi ci rapportiamo alla cultura e all'immaginario
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con i media digitali noi possiamo
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metterci le mani sopra possiamo elaborarli in misura più forte più densa di quanto non abbiamo mai fatto nella storia dei media
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in un momento in cui erano in atto soltanto le logiche top down
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e non quelle bottom up
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il fatto di poter creare io qualcosa
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e farlo circolare
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e fargli assumere magari un'attenzione
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molto grande
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persino più grande del prodotto culturale da cui stavo partendo
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vi avevo già fatto se non sbagli l'esempio della fan fiction di twilight
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che a un certo punto diventa eh cinquanta sfumature di grigio
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quanto poi per capire quanto alcuni elementi nati grass roots
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una tizia a caso nemmeno particolarmente brava a scrivere se siamo oggettivi
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eh che passa il suo tempo a inventarsi
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delle avventure vagamente creepy a partire da e quello che fanno degli adolescenti quando lei adolescente non era più
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vari elementi di disagio uno sovrapposso all'altro che comunque adesso è milionaria ci deride tutti
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eh in virtù di una circolazione di grass roots che ha raggiunto i livelli delle industrie mediali
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la convergenza
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jenkins lo sottolinea in maniera molto chiara
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è un processo non è un punto d'arrivo
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non è to' da un certo punto in avanti ci siamo svegliati nel magnifico mondo convergente dove è sempre così e funziona sempre in questo modo
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dove eh uno qualsiasi fra di voi conta esattamente quanto lo sceneggiatore di una serie televisiva americana
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nel deteterminare cosa succederà nelle prossime stagioni di una di una deterninata serie
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no si tratta di un processo si tratta di una dialettica
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si tratta di un insieme di potenzialità che a volte si attiva e a volte no
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dal basso emergono dei tipi di sguardo
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che tradizionalmente l'industria mediale considerava poco o non considerava affatto
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emergono uno sguardo inatteso che rimette in gioco una serie di cose che magari gli autori nemmeno vedevano nemmeno avevano in testa
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nel momento in cui stavano scrivendo determinate cose
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lo sguardo critico di contestazione rispetto a determinati contenuti
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non c'è soltanto il fan ci sono anche le possibilità di rielaborazione critica di qualcosa che non piace
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pensate a uno sguardo parodico rispetto a determinati contenuti che vengono messi in ridicolo e che magari con questa messa in ridicolo ottengono una circolazione ancora più grande
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la decodifica aberrante
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non è un temine brutto è una terminologia semiotica per indicare
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lo spettatore che interpreta in modo imprevisto rispetto a quello che voleva l'autore
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il contenuto mediale e il testo che ha tra le mani
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pensate al fenomeno dello shipping per esempio
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e quindi al all'ipotizzare delle relazioni generalmente omosessuali tra personaggi
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che all'interno di determinate serie televisive queste relazioni non ce l'hanno
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ed è un esempio classico
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di decodifica aberrante in senso semiotico
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di uno sguardo che non era nella mente
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dei creatori
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di quella determinata serie
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gli autori di supernatural eh
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nelle prime stagioni poi dopo l'hanno capito e d'hanno giocato e marciato ampiamente come qualcuno di voi vedo che sa
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ehm gli autori di supernatula
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eh all'inizio non ci pensavano che il rapporto di fratellanza eh tra i due protagonisti potesse eh solleticare una serie di immaginazioni a un pubblico prevalentemente femminile peraltro
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che invece si sarebbe messo poi a ricamare su come quella sia più di una semplice bromance
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ed è un classico esempio di poter dare altri tipi di valori altri tipi di letture
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letture critiche letture appassionate
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a un contenuto che originariamente non le prevedeva
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il consumatore è lo spettatore attivo
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i cosidetto prosumer eh secondo la definizione di alvin tofler
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il produttore e consumatore assieme una crasi
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la possibilità di partecipare
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anche da un punto di vista politico
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remixando un determinato contenuto per che so sottolinearne la natura liberal
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per rileggere una serie in chiave conservatrice
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o per mostrare al mondo quanto quella rappresentazione mediale sia lesiva e offensiva nei confronti dell'immagine della donna
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per esempio
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sto facendo tutti esempi che trovano concreta applicazione
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dicevamo non un risultato ma un processo
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le logiche top down e bottom up sono compresenti
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c'è una relazione
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costante tra le imprese e i consumatori soprattutto i gruppi di consumatori di spettatori
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c'è un rapporto che è economico
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che è culturale e simbolico che diventa anche affettivo
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tra le industrie tra le imprese
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tra gli autori e i fan e gli spettatori e i consumatori
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c'è una dinamica di azione reazione e controreazione da parte dell'industria culturale
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la logica top down viene bilanciata da delle spinte bottom up
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ma poi magari l'industria
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riprende in mano il pallino
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di quel determinato contenuto
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e reagisce
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a quelle che sono state le sollicitazioni ottenure da parte del pubblico da parte delle logiche grass roots da parte delle produzioni dal basso
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e reagisce in tanti modi diversi
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per cui ci sono alcuni tipi di properties che vedono una reazione da parte dell'industria di resistenza
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a quello che fanno i fan
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non è canonico
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non non in~ non mi interessa non va incluso
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la prima reazione di george lucas e del mondo di star wars
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a e alle attività creative dei fan
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è stata di diniego voi non potete toccare queste mie properties
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voi non potete toccare questi contenuti che sono oggetto della mia proprietà intellettuale
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come cambia il tempo son passati alcuni anni e l'approccio di star wars diventato property di disney
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e è radicalmente diverso
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rispetto a queste cose
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altri in altri casi d'e un incoraggiamento si capisce che quest'azione del pubblico è promozionale
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funziona serve ad attirare attenzione serve ad attirare altri spettatori
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a volte addirittura si sfrutta il pubblico
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e il pubblico trascinato da questa relazione affettiva e dalla voglia di partecipare non si accorge che sta facendo del lavoro gratis
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per le imprese mediali che nel frattempo gli stanno pure vendendo gli oggettini del merchandise e così via
1:13:35–1:13:40
di nuovo le dinamiche sono sempre più complesse se le andiamo a leggere criticamente
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jenkins si ferma un po' prima di quest'ultimo aspetto
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m della dell'industria mediale che riprende in mano le redini e che orienta secondo i suoi obiettivi
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quelle che sono le attività grass roots e le logiche bottom up
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questo tipo di cultura convergente è una cultura fatta anche da rielaborazioni e da ri~ e riappropriazioni continue
1:14:04–1:14:08
alcuni esempi ve li ho già fatti altri li vedremo nelle prossime slide
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la logica del remix
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e quindi del mescolamento
1:14:13–1:14:15
le versioni non ufficiali
1:14:15–1:14:23
pensate ai ai video ai trailer che vengono fatti cambiando di genere un determinato contenuto
1:14:23–1:14:25
eh mary poppins che diventa un film horror
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eh pensate agli honest trailer
1:14:30–1:14:38
quindi al fenomeno di prendere dei pezzi di un determinato contenuto e prendere in giro bonariamente quel contenuto
1:14:38–1:14:40
riassumendo intere stagioni di games of thrones
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per esempio cercatelo quello è divertente
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eh applicandoci uno sguardo ironico
1:14:47–1:15:00
eh e quindi la chiave di lettura dell'ironia e della satira qualcuno eh non mi ricordo chi fra voi ha ha postato alcune cose sulla sull'ironia come uno dei linguaggi comuni di una di uno scenario di un estetica digitale
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eh fin troppo che ci è probabilmente scappata di mano e poi ci porta trump come presidente degli stati uniti
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ma eh a parte queta piccola parentesi e digressione
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è sicuramente un altra delle leve attraverso le quali si possono leggere
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eh si possono creare si possono produrre dal basso determinati contenuti che interagiscono
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con con i media
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la fan fiction
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e quindi lo sviluppo di linee narrative alternative
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una serie è stata chiusa e io ci scrivo altre puntate
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eh la scrittura non sarà all'altezza degli sceneggiatori ma chissene frega io voglio ancora sapere come va a finire
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con queste con queste storie
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oppure la fan art
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e quindi la rielaborazione artistica
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eh di spesso di rara kitschitudine
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eh con dei disegni
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con delle elaborazioni grafiche con dei montaggi fatti a partire da questi personaggi di serie televisive
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eh o di altri di film eh cantanti e così via
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con pretese artistiche più o meno raggiunte
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ma anche quello diventa un linguaggio e ancora i meme e così via
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nel panorama mediale ibrido e sempre in evoluzione l'industria se ne accorge
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e l'industria reagisce
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creando essa stessa delle estenzioni mediali
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non ti è bastato il film
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facciamo anche questa clip che ti metto su youtube questo videogioco che puoi comprare nei negozi
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eh appositamente e magari stimolo anche la partecipazione degli utenti con un concorso a tema legato ai contenuti della narrazione di questo film
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le possibilità di sinergia
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fra aziende tra loro integrate
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la creazione di franchise
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i grandi marchi
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che bastano da soli a creare un po' di affetto in chi in chi li vede
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e rispetto ai quali costruisco una mitologia costruisco un ecosistema costruisco un insieme
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di storie di narrazione più o meno strettamente legate
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vedremo che proprio questo sarà il passaggio successivo della riflessione di jenkins
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creo dei brand
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molto forti
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anche non soltanto nelle narrazioni anche nei programmi di intrattenimento pensate a un marchio come x-factor
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e a come stimoli costantemente una partecipazione degli utenti
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in maniera diretta e in maniere indiretta
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e poi probabilmente le la sfrutti la convogli alle logiche industriali cercando eh di far aquistare almeno a qualcuno di voi e qualcuno lo avrà anche fatto gli inediti dei concorrenti di quest'anno
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che erano in testa alle a classifica di itunes
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eh non più tardi di qualche giorno fa
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vediamo alcuni esempi allora di di survivor vi ho già detto
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quindi le informazioni condivise da un'intelligenza collettiva per caercare di capire che cosa succede
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di x-factor anche
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l'interazione del pubblico attraverso il voto
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la possibilità di partecipare attivamente allo sviluppo di una narrazione allo sviluppo di e carriere emergenti che poi novanta su cento finiscono nel nulla
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ma attraverso un app che devo scaricare attraverso un hashtag che evo usare su twitter
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attrraverso la possibilità di votare su facebook
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di votare con il telecomando di sky eh per chi la vede su sky
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eh e non su sky online o non illegalmente
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eh comunque tante diverse possibiità di convogliare secondo gli usi secondo le necessità
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della eh dell'impresa mediale questa partecipazione questo desiderio di connessione di partecipazione
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eh molto di voi sicuramente anch'io chi mi ha iniziato a seguire su twitter lo sa
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partecipiamo volentireri a questo a questo tipo di interazione a questo tipo di integrazio~ eh di interazione che ci rende più sopportabile la visione di un programma televisivo
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fan fiction fan art rielaborazioni su questa slide vi ho messo a partire da games of thrones tutta una serie di contenuti la realizzazione di una mappa a partire dai luoghi della serie
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eh la creazione di disegni artistici che rielaborano ipotizzano un mondo in cui hodor invece di morire in mezzo a una porta
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eh fa eh arriva addirittura a conquistare il trono di spade
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la rilettura il mix il mix tra le varie possibili properties
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la rilettura delle principesse disney in chiave eh in chiave di games of thrones
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andrebbe a finire un po' peggio di come eh va di solito a finire in un film disney
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eh di nuovo eh la possibilità di creare delle riletture comiche come delle strisce a fumetti
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eh che scherzano sulla complessità delle narrazioni o sulla sul grado di soppitudine eh di una di una serie come games of thrones
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eh i eh meme o le immagini di nuovo divertenti sarcastiche ironiche fatte apposta per circolare su internet
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e il merchandise il bobolhead di john snow che non sapevate di volere fino a vederlo qua e adesso sarà il vostro regalo di natale
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ehm o sotto le carte da gioco le vedrete poco perché le vedo poco anch'io le carte da gioco in cui al posto del re delle regine e dei fanti eh ci sono i personaggi di games of thrones un altra idea regalo
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ehm eh spero non arriviate a fare i cosplay
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di personaggi di games of thrones e in quel caso non vi giudico e quindi la l pratica frequente a lucca in un certo periodo dell anno
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di verstirsi da personaggi delle serie televisive e di interagire anche in questo modo
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o ancora la fan fiction e quindi la creazione di racconti a partire a partire da tutto questo
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la cultura convergente e la convergenza culturale è qualcosa di più ampio è un qualcosa di trasversale è chiaro che parlare di serie televisive o di programmi televisivi mi rende molto facile eh ragionare
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eh ma vale si applica a qualsiasi a qualsiasi campo
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io qua ho messo diciamo con diversi gradi di serietà due delle mie pagine facebook preferite ammetto brutalmente eh determinati guilty pleasure
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eh e ehm e quindi abbiamo anche una rilettura convergente di aspetti serissimi quali l'informazione la politica la popular culture nei nei modi più ampi
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attraverso una partecipazione dal basso attraverso delle cose che non sono concordate con le industrie mediali ma che emergono a partire dalla creatività di determinati di determinati utenti
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eh quella che vedete eh sulla sinistra è la pagina facebook fotografie segnanti
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chi di voi la conosce già
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okay meno male mi sento meno solo
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eh comunque i fan sono tanti e e voi me lo confermate
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eh che si è inventata un idea molto semplice la eh messa in frizione
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di una didascalia legata a un fatto i cronaca o di costume eh
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e una fotografia
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che ha alcuni elementi di eh di concordanza incredibili inspiegabili inattesi
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ma che riguarda un altro fatto di cronaca un altra situazione politica un altro e elemento di cultura pop
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e quindi la vecchia pubblicità della lavazza con nino manfredi
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eh che diventa il commento alla pratica molto contemporanea spero dei vostri genitori più che vostra
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eh del buongiornissimo di cui abbiamo già parlato qualche lezione fa
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eh oppure la la messa in la messa di prossimità
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eh di saul goodman protagonista di better call saul come avvocato
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eh e una foto dannata dei primi anni ottanta di berlusconi allora imprenditore televisivo che eh ci teneva comunque a mostrare una pistola sulla sua scrivania
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ehm sulla sulla vostra destra trovate invece un'altra pagina facebook molto più politica
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eh rispetto a fotografie segnanti
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eh che è logo comune
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chi conosce logo comune immagino meno okay infatti lo davo abbastanza per normale perché bisogna essere dei nerd della politica per per apprezzare questo tipo di cose scusate i tre che ho insultato
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in questo momento ma mi ci metto anch'io ve lo sto mostrando quindi più di così
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eh però le dinamiche del fandom c'è tutta una ship bellissima legata alla storia d'amore impossibile e travagliata tra maria elena boschi e alessandro di battista
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eh che eh viene portata avanti da mesi su questa pagina attraverso fotomontaggi scambi di sms eh attraverso riprese televisive
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e così via ma in generale la rielaborazione della vita politica e della politica come elemento divertente
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come chiave di lettura sarcastica di nuovo un altro modo di sopravvivere a una campagna elettorale che sta per arrivare
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per cui vedete una partecipazione di matteo renzi a ballarò quando doveva fare un dibattito con con di maio che poi non si è presentato
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dove vediamo renzi renzi e renzi che diaogano che dialogano tra di loro
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questo per par condicio perché se no berlusconi di battista bisognava metterci anche renzi
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quindi capite come poi la dinamica della cultura convergente funzione funziona a vari livelli e funziona da vari punti di vista
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avvertenze eh diversamente da jenkins non sopravvalutiamo la dimensione attiva del pubblico
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il pubblico non vuole sempre essere attivo
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il pubblico a volte vuole rilassarsi non fare niente
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essere attivi è anche un elemento di fatica
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e anche un elemento di lavoro
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a volte si predilige un consumo meno investito e meno impegnato
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il fatto che io rida vedendo i fotomontaggi di logo comune
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o di fotografie segnenti
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non vuol dire che io proporrò mai nulla a nessuna delle due pagine come mia idea o come mia suggestione di elaborazione ci sono dei gradi diversi
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di potenziale partecipazione all'interno della cultura divergente
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non bisogna sopravvalutare il potere di rielaborazione del pubblico
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perché le spinte mediali poi in qualche modo assorbono questo potere
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assorbono questo interesse
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questa voglia di partecipare e la sfruttano
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conomicamente o culturalmente
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nel momento in cui uno dei fotomontaggi di prima viene ripreso da un talk show politico di prima serata
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c'è un contenuto gratis rispetto al quale dibattere che è stato prelevato dalla rete a scapito di chi ha sviluppato una sua creatività ci ha dedicato del tempo
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quello sarà anche contento di essere stato ripreso
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e del fatto che magari quel fotomontaggio sia mostrato proprio a renzi che ne ride due secondi
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ciò non toglie che c'è anche una dimensione di sfruttamento non ce la dobbiamo dimenticare
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così come le comunità oganizzate per riportare una serie
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a volte sono sobbillate dall'industria
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per fare loro del lavoro gratis di promozione
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chiaro che una volta capito che tutto fa discorso
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le industrie mediali non si oppongono più
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bisogna però fare attenzione un attimo a capire quanto vogliamo poi essere essere in~ irrigimentati
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jenkins è molto capace nell'indicare il fenomeno ma è anche forse un po' troppo ottimista
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non si rende conto dle fatto che questa libertà dello spettatore diventa spesso un altra forma di consumo
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e quindi un'altra cosa che le industrie mediali si troveranno a eh sfruttare
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da un lato è verissimo ci sono delle energie creative che si liberano e che prima non erano visibili
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che prima rimanevano confinate magari rispetto al nostro ristretto gruppo di amici alla nostra ehm fan zine o alla alla maining list tra quattro fan di un determinato contenuto
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ma è anche vero che c'è un investimento economicoche c'è un investimento emotivo
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lo scenrario convergente presenta tutte queste sfinte so~ contrapposte
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spinte contrapposte che fanno fra l'industria del consumo
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ma spinte contrapposte anche tra media differenti
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ed è l'ultima cosa che vediamo oggi un altro discorso jenkinsiano che è quello del transmedia storytelling
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della narrazione transmediale
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un'inevitabile corollario di un discorso legato alla convergenza culturale
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sono logiche di alto e di basso che si vanno a completare a vicenda e nel dialogo mediale convergente
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le narrazioni non sono più vincolate a un singolo medium
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non sono più vincolate ad una singola forma espressiva
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ma sono dispersi tra vari media e tra varie piattaforme
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nella definizione precisa di transmedia storytelling
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tanti elementi su vari media differenti e su varie piattafome differenti assieme compongono un'esperienza unica e coordinata
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lo spettare è invitato a passare daun medium all'altroda una piattaforma all'altra per articolare la sua narrazione nel modo più completo
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questa è una delle logiche dell'intrattenimento contemporaneo
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da un lato c'è un idea di branding tipo quella che abbiamo visto con x-factor
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anche comprando dei dischi ma quello non è un racconto transmediale non pe una narrazione del transmedia storytelling
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il transmedia è una narrazione che si completa un passo alla volta un pezzo alla volta
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ci sono gradi diversi di transmedia story telling
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un elemento classico un transmedia storytelling ante litteram
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che succedeva anche prima della cultura digitale è l'adattamento
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l'adattamento da un classico della letteratura a un film
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l'adattamento da un film a una serie televisiva
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l'adattamento da un romanzo o di una piece teatrale a una narrazione che so un radiodramma
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oppure c'è l'estensione
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io ho una narrazione fulcro una narrazione cuore
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che è quella principale
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ma ti do anche dei pezzetti di altra narrazione che se vuoi possono andare a completare ad aumentare la tua esperienza
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oppure c'è una progettazione vera e propria
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per cui tu non solo devi vdere il medium prevalente ma devi vedere anche tutti gli altri pezzi altrimneti non capisci
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uno dei primi esperimenti in questo senso è stato matrix
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non potevi vedere soltanto i tre film di matrix
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a rischio e pericolo perche poi gli ultimi due sono discretamente ributtanti
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ma eh si potevano vedere tutti e tre i film di matrix ma era inevitabimente meglio per capire alcune cose che succedevano nel secondo e nel terzo film
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aver visto anche per esempio la serie di cartoni animati eh animatrix legata a questo stesso mondo narrativo e che spiegava alcune cose che altrimenti vedendo solo il film non si capiva da dove uscivano
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oppure bisognava giocare al videogioco nell'intervallo tra il secondo e il terzo film
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schiavitù contemporanea eh per certi versi
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di nuovo da un lato c'è la spinta da parte del pubblico che ogni volta che ama qualcosa lo vuole in tante forme e vuole estendere la s~ l'esperienza della sua narrazione
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dall'altro c'è un ruolo dell'industria mediale che cerca di creare delle narrazioni transmediali e il più possibile a partire dalle sue dalle sue properties dalle narrazioni che eh che sviluppa
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caratteristiche del transmedia
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le vediamo un po' rapidamente ma le vediamo ancora oggi
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da un lato spreadability
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e dall'altro trillability
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traduzioni italiane che sono tra l'altro colpa mia perché come vedrete è stato da me tradotto nella versione nella versione che avete nell'antologia da studiare
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spalmabilità
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provatevi voi a tradurre quei due termini
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eh spalmabilità e penetrabilità
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la spreadabilitty è la narrazione transmediale che cerca di estendersi il più possibile di diffondersi in maniera larga
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di far tanti contenuti che possano circolare liberamente
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e lo spettatore ne becca qualcuno
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trillability penetrabilità è invece l'approccio del fan
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che cerca di approfondire
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che cerca di avvicinarsi sempre di più
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sono due direzioni differenti una in orizzontale l'altra in verticale
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due dimensioni che l'industria mediale può decidere di scegliere
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o allargo o restringo ma fidelizzo
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oppure di utilizzare contemporaneamente
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creando delle narrazioni che vanno sia per estensione sia per profondità
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altra tensione in questo campo
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continuità e molteplicità
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da un lato c'è l'idea del canone
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il fatto che ogni pezzo di narrazione
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stia all'interno di quello che vuole l'autore
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dall'altro c'è la molteplicità delle strade alternative
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la variazione di un mondo
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anche quando non è autorizzata
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e qui per esempio il ruolo della fan fiction la questione dello shipping è chiaro che sono extracanone
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è chiaro che non vanno rispetto una logica di continuità rispetto un mondo narrativo
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lo vanno a moltiplicare
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immersione o estrabilità
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da un lato l'immersione io entro in un racconto in modalità sempre più immersiva
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dall'altra io spargo questi pezzi di racconto nel mondo reale
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per esempio col merchandising
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transmedia storytelling è una costruzione di mondi
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cosidetto world building
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sono dei mondi lo scriveva umberto eco a proposito di casablanca
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ammobiliati
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dei mondi dove ci sono più cose di quante noi ne possimo vedere con un solo sguardo
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sono dei mondi ricchi dei mondi densi
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a partire dai quali io poi posso creare l'enciclopedia su internet che mi spiega anche quel dettaglio nell'inquadradura che d'era in un episodio dei simpson e che io non ho visto
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o non ho capito
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oppure che possono creare delle mappe
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in cui io guardando games of thrones so sempre anche quando non li vedo sullo schermo
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dove diavolo stanno in westeros o in essos i miei dannati personaggi
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la narrazione transmediale può ssere seriale fatta a puntate attraverso dei cliff hanger
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che mi portano da qualche altra aprte in attesa di qualche altro pezzo di narrazione
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o possono comporsi anche in sequenze più complesse
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dalle connesioni più estranee per cui per esempio nell'attesa tra una puntata e l'altra che va in onda in televisione io mi devb spostare su internet dove vedo delle altre clip
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ma è una dinamica che per esempio qualcuno di voi sta vedendo sirene su rai uno
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la fition di rai uno
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c'è qualcuno sì meno male che c'è qualcuno
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eh no giusto perché così capite l'esempio
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eh all'interno del mondo narrativo di sirene c'è una soap che i personaggi guardano
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quesa soap esiste anche tra virgolette nel mondo reale e volendo ve la potete andare a vedere su internet penso sia sul corriere punto it
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eh per provare anche quel tipo di esperienza
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la soggettività
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possibilità all'interno del mondo narrativo di adottare varie prospettive di prendere i panni di vari personaggi
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la narrazione principale mi fa vedere la storia dal punto di vista dei protagonisti
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i pezzi del tranmedia story telling mi fanno mettere nei panni anche per esempio di una serie di personaggi secondari
1:35:16–1:35:23
di guardare a quello stesso mondo secondo delle linee narrative secondarie diverse rispetto a quelle del testo base
1:35:24–1:35:25
e ancora la performance
1:35:25–1:35:28
l'elemento che porta lo spettatore ad agire
1:35:28–1:35:29
non soltanto a vedere
1:35:30–1:35:38
ma appunto a rielaborare a ricostruire a partecipare
1:35:39–1:35:42
ma in qualche modo anche nel momento in cui fate un twit
1:35:42–1:35:44
ha una dimensione performativa
1:35:44–1:35:47
rispetto alla costruzione della vostra identità online e così via
1:35:48–1:35:56
il transmedia ha una storia lunghissima l'intera cultura di massa è almeno fino a un certo punto transmediale mal il digitale lo pe~ lo potenzia
1:35:56–1:35:58
secondo delle logiche di intrattenimento
1:35:59–1:36:04
chiudo questa lezione facendovi vedere alcuni esempi di transmedia storytelling
1:36:04–1:36:09
matrix ve l'ho già detto uno dei primi casi studiati dallo stesso jenkins
1:36:10–1:36:12
ma anche per esempio harry potter
1:36:12–1:36:22
una narrazione che si dispiega sui libri al cinema con dei videogiochi con dei siti con dei fumetti con degli altri libri con del merchandising e così via
1:36:23–1:36:25
oppure star wars
1:36:26–1:36:33
star wars che va dai lego di star wars ai film delle varie trilogie ai videogiochi che si mettono in mezzo ai fumetti
1:36:33–1:36:35
ai libri alle novellizzazioni
1:36:35–1:36:44
alle app alle possiblità di interagire online e digitalmente su degli spazi proprietari ai giocattoli che qualcuno di voi riceverà a natale
1:36:45–1:36:47
eh anche perché c'è il nuovo film quindi per forza
1:36:48–1:36:49
o ancora marvel
1:36:50–1:36:55
l'universo cinematico e televisivo di marve anche qua
1:36:55–1:37:04
una timeline che passa attraverso dei film attraverso delle serie televisive di network atraverso delle serie televisive cable attraverso delle serie televisive su netflix
1:37:05–1:37:08
attraverso una serie di narrazioni ulteriori
1:37:08–1:37:13
di merchandise di locandine di materiali promozionali di teaser e così via
1:37:14–1:37:18
vi ho già perso appena ho liniziato gli esempi quindi non sto più a lungo sugli esempi vi lascio andare
1:37:18–1:37:20
ci vediamo martedi prossimo
BO1000:00–0:01
buonasera a tutti,
0:01–0:08
<cominciamo con la nostra>, (.) settima lezione, del corso di teoria e tecnica dei nuovi media,
0:11–0:17
sempre tutti molto numerosi, comincio come:: come di consueto, mi s:entite?
0:20–0:29
comincio come di consueto, con: alcune: indicazioni logistiche, dovreste aver ricevuto tutti una mail ma: repetita iuvant,
0:29–0:37
e quindi ci torno su, domani e dopodomani non (.) ci sarà la lezione, sarò impegnato in un convegno, fuori bologna,
0:37–0:45
queste due lezioni saranno recuperate in coda al corso, nell'ultima (.) settimana di dicembre (.) prima (.) della pausa natalizia.
0:45–0:53
altro avviso che vi ho già comunicato, è la presenza invece, nella lezione di (.) mercoledi prossimo, di mario rossi.
0:54–1:05
un professionista che ci racconterá:: una serie di: (.) e: questioni:: molto concrete e operative, ma=anche per certi versi utili da un punto di vista più teorico e concettuale,
1:06–1:08
legate al marketing digitale.
1:08–1:14
a:l (.) a qualche anno fa si chiamava web marketing, ma che adesso non passa più soltanto dal web.
1:14–1:23
ma più in generale da tutti quelli spazi digitali che stiamo affrontando (.) in queste:: in queste lezioni che:: che passiamo assieme.
1:23–1:31
quindi (.) domani e dopodomani niente lezioni, riprendiamo il nostro percorso (.) martedì prossimo. con una noiosa lezione tenuta dal sottoscritto,
1:32–1:37
mercoledì prossimo abbiamo un ospite, e poi giovedì continuiamo, con e:: con le nostre lezioni.
1:37–1:40
tra l'altro, se tutto va bene, tra e::
1:41–1:47
con la prossima settimana, chiuderemmo la prima parte, del:: del nostro: del nostro corso
1:47–1:53
quella cosiddetta generale. sui vari approcci, rispetto ai quali è possibile affrontare i media digitali,
1:53–1:59
mentre poi (.) nelle ultime:: lezioni che avremo ancora di lì in avanti,
1:59–2:08
e:: affronteremo la questione della digitalizzazione dei media. e quindi l'impatto che il digitale ha avuto su vari (.) media (.) tradizionali.
2:08–2:13
e: compresa la lezione di un altro ospite, che giá vi avevo anticipato, che è marco bianchi.
2:13–2:18
e: di data media ab. ci parlerá dell'editoria quatidiana: (.) quotidiana e periodica.
2:19–2:26
e: tra i vari: (.) tra i vari avvisi, vi ricordo l'hashtag su twitterti, e ti emme enne,
2:26–2:33
e:: un numero sempre più consistente di voi sta partecipando, sta prendendo coraggio. adesso c'è tutta una discussione
2:34–2:40
e:: o comunque una serie di spunti legati a un tema di stretta attualità, quale quello delle fake news, che sta
2:40–2:46
e:: come dire occupando la scena del dibattito politico nazionale. e in parte anche internazionale,
2:47–2:54
e:h e che ha innegabili legami, diretti e indiretti con gli argomenti (.) che (.) che affrontiamo in questo corso.
2:54–3:04
non è:: non è un argomento (.) eh (.) che toccheremo direttamente all'interno: all'interno di queste lezioni:, anche per questioni di tempi,
3:04–3:15
e: è però un argomento che sicuramente alcune delle cose che ci diciamo in queste lezioni, vi consente di leggere (.) in maniera forse un pochino piú critica. un pochino più attenta.
3:15–3:28
e:: rispetto a quello che è il livello:: spoiler. decisamente basso del discorso che passa invece dai giornali o da certe aree (.) della: della rete. non da tutte ovviamente.
3:28–3:38
e: quindi, anche se come dire sta diventando un ulteriore lavoro quotidiano, se passate di lì, e: trovate una serie di risorse che possono: (.) che possono essere utili.
3:39–3:47
e: cominciamo: la nostra lezione come di consueto:, riprendendo le fila (.) della lezione delle lezioni precedenti,
3:48–3:53
e: nel nostro corso: stiamo dando spazio a una serie di sguardi,
3:53–3:55
e:: sui media digitali.
3:55–4:03
abbiamo cominciato con lo sguardo storico, poi con lo sguardo tecnologico, poi con quello economico, poi con quello normativo e giuridico,
4:03–4:11
la scorsa lezione, giá mercoledì scorso e anche oggi invece, cambiamo occhiali, cambiamo lenti, prendiamo altri strumenti
4:12–4:20
della nostra cassetta degli attrezzi e (.) ragioniamo di (.) estetica (.) di linguaggi (.) di testi (.) di: di generi e delle loro forme.
4:21–4:28
nella scorsa lezione: eh ci siamo inanzitutto chiesti. esiste un linguaggio proprio (.) dei media digitali?
4:29–4:35
i media digitali, costituiscono (.) una radicale innovazione (.) anche dal punto di vista del linguaggio,
4:35–4:49
oppure sono (.) piú prosaicamente, una prosecuzione magari sotto steroidi, magari particolarmente in xxx, e:h (.) di quello che succede (.) a (.) linguaggi, culture, simboli, segni, precedenti,
4:49–4:56
e:h abbiamo inforcato (.) le lenti appunto, dell'estetica, del linguaggio, della cultura,
4:57–5:00
e: nel senso più ampio della semiotica se:: se vogliamo,
5:01–5:06
e:: per (.) porci questa domanda senza darci una risposta. nel senso che per certi versi
5:06–5:17
ci sono degli spazi di innovazione linguistica, per altri versi (.) è vero che (.) è soprattutto un surplus di potenzialità, quello portato dal digitale. non è (.) un (.) cambio radicale.
5:18–5:29
e: vi dicevo che a mio parere, poi siete liberi di pensarla diversamente, e: non esiste tutt'oggi, una forma (.) <propriamente> di linguaggio digitale in senso in chiave originale.
5:30–5:37
e: abbiamo provato a fare una mappatura estremamente superficiale (.) frammentaria
5:37–5:47
e: inevitabilmente un po': un po' veloce, e:: di (.) questioni estetiche legate ai nuovi media e legate ai media digitali. abbiamo parlato delle interfacce grafiche.
5:48–5:53
e: dei (.) dei programmi delle app e come: si evolvono. abbiamo parlato di web design,
5:54–6:03
e quindi di come le pagine online, ma anche poi (.) e:h tutti i vari modi che abbiamo di accedere all'informazione siano (.) disegnati, siano progettati.
6:03–6:11
e: secondo determinate logiche. in base a una serie di criteri. in base a una serie di valutazioni che uniscono (.) estetica, e la funzionalità.
6:11–6:19
abbiamo parlato di interazione e di interattività, e del fatto che questa interazione dev'essere il più possibile naturale. noi non dobbiamo (.) accorgerci
6:19–6:30
dell'interfaccia, dobbiamo (.) perlomeno (.) trovarla (.) e::h <immediatamente> utilizzabile. se non capiamo dove dobbiamo cliccare (.) c'è un problema di progettazione, non c'è un problema nostro.
6:31–6:33
salvo casi (.) eccezionali,
6:33–6:35
abbiamo parlato di usabilità,
6:35–6:38
e quindi della (.) appunto la possibilità,
6:38–6:51
di <piegare> queste interfacce e di piegare i siti e secondo i nostri usi, abbiamo parlato (.) di accessibilità e quindi di <attenzione anche a un impiego> di tutte queste tecnologie da parte dei diversamente abili,
6:51–7:06
abbiamo parlato di responsivness. e quindi del (.) piegare (.) a seconda del device, le (.) modalità sia grafiche sia progettualidi visualizzazione di visibilità del nostro sito, della nostra app, e così via.
7:06–7:12
abbiamo parlato di una gestione, sia dell'informazione da punto di vista: grafico,
7:12–7:21
e:: sia da un punto di vista (.) anche (.) progettuale e: di (.) cosidetta architettura dell'informazione. informational architecture.
7:21–7:24
e: quindi di: e::
7:25–7:36
struttra, che in qualche modo innerva anche il contenuto. che non rimane soltanto sul lato formale. ammesso che si possano separare: e:h mai (.) in qualunque caso (.) la forma (.) dal contenuto,
7:36–7:41
e:: qualcuno pensa di sì, qualcuno pensa di no. sono secoli che si dibatte attorno a questi temi,
7:42–7:46
e::hm (.) sicuramente (.) molto spesso la forma incide (.) sul contenuto.
7:46–7:49
sulle piattaforme digitali, sui siti web.
7:49–7:52
nella strutturazione di testi per esempio brevi,
7:52–7:54
nell'utlizzo di frasi nominali,
7:54–7:56
nell'elenco puntato,
7:56–8:04
nell'organizzazione (.) dell'informazione in blocchi di testo e: che si possono (.) in qualche modo acciuffare afferrare con uno sguardo solo,
8:05–8:14
e:: vi accorgete molto fretta (.) ormai (.) con una consuetudine di (.) frequentazione di siti web, quando vi trovate davanti a un sito progettato bene un sito progettato male.
8:15–8:26
se un sito progettato bene spesso (.) non ve ne accorgete, seun sito progettato male (.) lo abbandonate (.) dopo poche righe perché magari quel testo fosforescente (.) non è proprio la cosa più leggibile del mondo
8:27–8:33
o quelle (.) righe fitte fitte, e:: di: di testo, che vanno avanti per tre pagine, senza spazi,
8:33–8:36
tre (.) tre scroll. senza: (.) senza spazi,
8:36–8:44
non sono propriamente (.) il modo migliore di e:: rendervi partecipi dell'informazione (.) lì trasmessa.
8:44–8:53
e:: abbiamo ragionato anche sul: su quanto poi l'elemento estetico influisca (.) anche rispetto a una circolazione. di questi contenuti.
8:53–9:00
e quindi abbiamo sfiorato il tema del meme. il tema della viralità: abbiamo parlato di xxx xxx, e: e e così via.
9:01–9:14
poi. altro pezzo (.) della scorsa lezione:, e:: ci siamo soffermati a lungo, su una (.) delle possibili (.) chiavi interpretative rispetto all'estetica dei media digitali. oggi ne vedremo un altro paio.
9:14–9:18
e:: questa chiave, è quella della <rimediazione>.
9:18–9:23
e:: j:: david j. bolter e (.) richard brusin,
9:23–9:32
che e: scrivono questo libro dal titolo renagation, che in realtà prendendo un singolo corollario, un'affermazione che mc luan faceva quasi en passant,
9:33–9:36
nel suo understanding media. nel suo gli strumenti del comunicare,
9:36–9:40
secondo cui il contenuto di un medium è <sempre> (.) un altro medium,
9:40–9:42
generalmente un medium precedente,
9:42–9:47
e:h e (.) da li partono con una riflessione su come poi in fondo
9:47–9:50
i media digitali non facciano altro che rimediare.
9:51–9:55
quindi, prendere forme (.) linguistiche, strutture,
9:55–9:59
e: modelli estetici (.) tradizionali, precedenti,
9:59–10:05
e:: per potenziarli ulteriormente, ma senza mai rivoluzionarli.
10:05–10:11
eh l'estetica dei media digitali, secondo bolter e brusin, è su una liinea di diretta <continuità>.
10:11–10:22
con tutto una <storia (.) dell'immagine>, anche una storia dell'arte, a cui poi, bolter e brusin fanno riferimento (.) e: occidentale (.) che segue alcune drettrici molto specifiche.
10:22–10:33
e: tre parole chiave per capire bolter e brusinla, prima è ovviamente (.) rimediazione, come concetto, e poi (.) i due assi su cui (.) questa rimediazione (.) si esercita.
10:34–10:39
da un lato un'idea di immediatezza, dall'altro un'idea di ipermediazione.
10:40–10:50
sono due logiche che sono apparentemente opposte, contraddittorie ma che in realtá (.) presentano più (.) di un contatto (.) più di un elemento. molto spesso si intrecciano e dipendono l'una dall'altra.
10:51–10:53
l'immediatezza fa scomparire il medium.
10:54–10:58
a noi (.) sembra tutto trasparente. a noi (.) sembra tutto netto.
10:58–11:01
così come avviene:: nella:::
11:02–11:06
e: (.) nei quadri, che sono dipinti facendo uso facendo ricorso alla prospettiva,
11:07–11:14
così come avviene nell'arte iperrealista. così come avviene (.) e:: >nella storia dell'arte< che si concentra sui dettagli,
11:17–11:20
allo stesso modo nei media digitali c'è una corrente molto forte,
11:20–11:23
che porta a (.) un'estetica
11:24–11:30
di tipo immediato. come se (.) i media non esistessero. come se (.) fossimo direttamente lì.
11:30–11:34
l'immagine live di una webcam, o di facebook live,
11:34–11:46
e: (.) o la ripresa del telefonino, e:: la e:: l'immersione all'interno di mondi virtuali che sappiamo essere finti ma che si danno a noi come (.) spazi che noi concretamente navighiamo.
11:47–11:53
e quindi magari gli esperimenti un po' scattosi che e:: ci:: ci ricordiamo di qualche anno fa,
11:53–11:59
e:: fino ad arrivare a oculus e alle varie (.) e:: tegnologie immersive.
11:59–12:05
e: che:: adesso stanno poco a poco diventando di massa, poi non si è capito se lo diventeranno davvero.
12:06–12:16
e: oppure la computer graphic, e quindi:: la (.) il tentativo di creare un'immagine come se fosse vera, però sapendo fin dall'inizio che è interamente (.) artificiale.
12:16–12:24
e:: c'è un'idea di presenza. l'interfaccia scompare. l'interfaccia diventa trasparente. l'interfaccia sembra (.) realizzata in automatico.
12:25–12:34
e: così come sembra automatica una fotografia, rispetto a un dipinto. per esempio, allo stesso modo, questo tipo di estetica (.) e:: ci (.) pone come se fossimo lì.
12:35–12:43
è ovvio che questa trasparenza e che questa neutralità non sono vere. perché ovviamente il medium è lì (.) e il medium media. e il medium rimedia e:
12:44–12:46
potrei continuare con questi xxx per un po'.
12:47–12:49
e:: abbiamo visto anche vari esempi,
12:49–12:53
l'altra logica (.) quella dell'iper mediazione, ha una logica completamente opposta.
12:54–13:01
i media si moltiplicano. e: sono (.) <visibili>. sono anzi enfatizzati, sottolineati anche aldilà dello stretto necessario.
13:02–13:05
c'è una molteplicità contemporanea di forme mediali.
13:05–13:11
proprio a (.) mettere bene in evidenza (.) il fatto che una mediazione esita.
13:11–13:16
e a usare questa come (.) elemento di valore e di pregio di questo tipo di estetica.
13:16–13:20
eh::m (.) anche qui ci sono delle radici storiche,
13:20–13:24
la miniatura medievale, di fianco al testo, la cartolina illustrata,
13:24–13:28
le forme del quotidiano e il suo mosaico, i vari patchwork
13:28–13:38
e: artistici. le installazioni (.) e: multimediali che magari toccano contemporaneamente diversi piani sensoriali. pensate a molta parte dell'arte contemporanea,
13:39–13:40
allo stesso modo,
13:40–13:48
l'estetica (.) dei media digitali, passa anche attraverso uno schermo che si frammenta che è molteplice. uno schermo che ha tante finestre.
13:48–13:53
un sito, che mi presanta tante informazioni contemporaneamente. magari attive, contemporaneamente.
13:53–14:06
effetto classico (.) di quando vi parte sia la promozione di sky, sia il video dell'ultim'ora di repubblica, e voi magari volete leggere (.) un altro articolo o sfogliare una gallery sull'ultima fidanzata del principe harry.
14:07–14:14
e:: (.) lo stila finestre. la presenza sul desktop di una molteplicità di icone, di una molteplicità di spazi.
14:15–14:17
e:: il sito (.) come (.) come jukebox
14:18–14:27
in questo caso (.) e: come dire l'inter~ l'interattività viene sbattuta in faccia (.) al all'utente, all'utilizzatore viene costantemente ribadita e sottolineata.
14:28–14:45
e:: s:::~ per così dire i media digitali da questo punto di vista, e: sono come le camere delle meraviglie, le wunderkammern e:: della:: della tradizione::=e gli spazi dove possiamo trovare un po' di tutto nel momento in cui lo (.) eh vogliamo vedere. in cui, nel momento in cui leggete,
14:46–14:59
perché sicuramente molti di voi lo fanno. e:h gli articoli che: posto e condivido con voi (.) su twitter, con delle mappazze e: di quarantamila battute dedicate a temi (.) di informazione digitale,
14:59–15:08
e:: magari nel frattempo avete di fianco:: il video del gattino: e: del gattino buffo:, o=e:h seguite l'instagram di chiara ferragni.
15:09–15:12
quindi (.) chiaramente, camera delle meraviglie, poi son meraviglie
15:12–15:15
come dire. possiamo avere delle definizioni diverse, però,
15:16–15:20
sicuramente un altro elemento, come vediamo da questi esempi dell'estetica.
15:20–15:23
e: dell'estetica digitale dell'estetica della rete.
15:23–15:29
e: vi dicevo (.) due logiche, dell'immediatezza e dell'ipermediazione, che però si sovrappongono, che dipendono l'una dall'altra,
15:30–15:41
e: che e:: a volte sono presenti contemporaneamente. lo schermo dello news che mi presenta l'immagine sgranata fatta dal telefonino. e:: del:: criminale che da una testata in faccia al giornalista,
15:42–15:51
e:: ma (.) nel frattempo mi presenta anche delle bande di vari colori, con le ultime notizie, con il meteo di domani, col canale dove siamo,
15:51–15:59
e: e varie altre (.) altre informazioni, quindi sia l'immediatezza sia l'ipermediazione (.) contemporanee e: oppure,
16:00–16:07
una (.) manipolazione (.) dell'ipermediazione, per dare un esempio (.) estremo di immediatezza.
16:07–16:15
ci sono (.) e:: molteplici casi in cui dei video su internet, magari dei video musicali, cercano attraverso una grande quantità di
16:16–16:20
elaborazione, di restituire però l'idea (.) che (.) siamo li.
16:20–16:24
e:: a vedere quel concerto. a sentire quel cantante.
16:24–16:32
magari ci accorgiamo benissimo che si tratta di un qualcosa di completamente ipermediato, ma nel frattempo ci dà quell'effetto di immediatezza che cerchiamo.
16:32–16:35
e: qualche anno fa una puntata di modern family,
16:35–16:38
sitcom americana che magari qualcuno di voi conosce,
16:38–16:44
e: è stata interamente in un episodio, è stata interamente ambientata su un desktop.
16:45–16:50
e:: a~ all'interno del quale si andavano ad aprire varie finestre, vari applicativi e così via,
16:50–16:54
e: ovviamente di un dispositivo apple che probabilmente ha anche pagato parte della puntata,
16:55–17:02
e:: ma e:: e la narrazione dell'intero episodio passava sempre ed esclusivamente da questa ipermediazione costante.
17:02–17:13
dando un effetto che alla fine della fiera era immediato come (.) e: quello di altre: come quello di altre: al~ altri episodi che invece seguono una logica di immediatezza.
17:13–17:28
modern family è un esempio particolarmente rilevante, perché addirittura abbiamo lo sguardo in macchina, la modalità del finto documentario, e così via quindi (.) di nuovo. una tensione fra queste due cose, una tensione tra (.) e:: il guardare a qualcosa e il guardare attraverso qualcosa.
17:28–17:36
anche questo (.) e: inserendosi all'interno di una riflessione: filosofica, estetica, e: molto (.) molto ampia,
17:37–17:39
bolter e brusil ce lo (.) ce lo sottolineano.
17:39–17:50
ve lo spiegano all'interno (.) del: del saggio che tutti quanti: del capitolo, che tutti quanti dovrete (.) dovrete leggere, spero (.) in parte abbiate già letto, per l'e~ per l'esame.
17:50–17:52
e:: c'è una scala
17:52–17:57
di forme diverse di rimediazione, di modi in cui i media precedenti vengono inseriti
17:57–18:01
all'interno del (.) dello scenario digitale,
18:01–18:13
e: ci sono (.) le modalità più (.) e: apparentemente neutre e trasparenti, l'idea di una rappresentazione identica (.) a quello che succedeva, col medium precedente, solo spostata negli spazi su internet,
18:13–18:20
ci sono delle forme arricchite, e migliorate, che magari aggiungono magari delle funzioni e delle modalità di interazione che prima non c'erano
18:20–18:27
ci sono delle forme di remix, di rielaborazione, quindi arrivamo a un massimo di ipermediazione,
18:27–18:28
che poi però si ribalta,
18:28–18:36
nell'assorbimento completo e quindi di nuovo in una trasparenza all'interno degli spazi digitali, per cui ho perso ogni connessione col medium precedente.
18:37–18:39
di nuovo. almeno apparentemente.
18:40–18:43
e::: capite che se accettiamo il quadro interpretativo,
18:44–18:54
proposto (.) da bolter e brusil, che penso abbia (.) eh tantissime cose da dirci e spieghi parecchio (.) di quello che tutti i giorni vediamo quando frequentiamo spazi digitali,
18:54–18:56
ma anche spazi analogici,
18:56–19:06
e:: la settimana scorsa vi ho portato la prima pagina della (.) del nuovo progetto grafico di repubblica, che è una forma (.) e: così come l'interno, in realtà, è una forma di rimediazione
19:06–19:09
e: assolutamente: lampante.
19:09–19:17
e::hm:. che quindi ritorna. ritorna ha delle forme estremamente (.) analogiche come:: come il cartaceo.
19:17–19:23
e: se accettiamo, dicevo, questa: questa proposta interpretativa, questa proposta teorica,
19:23–19:27
e:: forse iniziamo a risponderci alla domanda, dicendo
19:27–19:32
e:: (.) l'estetica digitale è soprattutto un estetica di continuità.
19:32–19:34
eh potenziata ma pur sempre continuità.
19:35–19:42
e:h è molto difficile che ci siano delle forme originali. che non abbiano nulla a che fare con la creatività precedente, con i linguaggi precedenti.
19:42–19:44
all'interno degli spazi digitali.
19:45–19:54
tenete presente, tenete a memoria questo punto, quando (.) e cominciamo e diciamo le: le parti nuove della: della lezione di oggi,
19:55–20:04
quando invece andiamo (.) e andate (.) e andrete (.) a leggere, se non l'avete già fatto, e::: le poche pagine che ho incluso nella:: nell'antologia,
20:04–20:07
e::h (.) oggetto del vostro esame,
20:07–20:09
de~ e:: di manovic.
20:09–20:14
e::: lev manovic, che (.) invece,
20:15–20:16
nel suo libro,
20:16–20:18
più o meno coevo,
20:18–20:24
un paio di anni dopo rispetto a remediation, quindi del duemilauno. the language (.) of new media.
20:24–20:28
il linguaggio dei nuovi media, tradotto in italiano per le edizioni olivares,
20:29–20:35
e:: quando parla di (.) una (.) logica (.) del database.
20:37–20:44
anche (.) manovic, fa un discorso (.) che è (.) in primo luogo (.) estetico.
20:45–20:50
manovic parte, dagli studi visuali. parte, dai film studies.
20:51–20:53
in maniera ancora più netta,
20:54–21:02
rispetto::: rispetto bolter e grusin, che invece partivano da degli studi letteari artistici. di stampo più tradizionalmente umanistico,
21:02–21:06
si colloca già, all'interno di una riflessione mediale,
21:06–21:17
è >considerato abitualmente uno dei fondatori delle così dette< digital humanities>. e quindi dell'applicazione (.) eh dei media digitali (.) allo studio, delle:: delle humanities,
21:18–21:29
e, e:: propone, un:: una chiave, un::: una chiave di lettura dell'estetica digitale, invece, in termini di (.) innovazione.
21:30–21:32
in termini di cambiamento.
21:34–21:40
metto le subito le mani ma~ (.) avanti, faccio uno spoiler, così almeno poi (.) interpretate anche quello che vi dico e quello che leggerete
21:41–21:46
e:: secondo:: secondo le vostre chiavi, dal mio punto di vista (.) e::
21:47–21:57
il pensiero di manovic è (.) meno convincente. di altre: di altre posizioni. è decisamente più radicale:: e:h per certi versi, in certi passaggi anche più ispirato,
21:57–22:03
e:: è se~ senz'altro utile a darci un altro (.) punto di vista, un'altra chiave di lettura,
22:03–22:14
ris~ rispetto a questo spazio dell'estetica digitale dove, ve l'ho detto giál'altra volta, io non ho risposte da darvi, ho solo (.) stimoli da offrirvi a partire dai quali (.) portare avanti una vostra (.) e: elaborazione,
22:14–22:27
e: diciamo che::, la proposta radicale di manovic, e:: mi sembra, mi sembra, però, ripeto (.) è la mia (.) e:h personalissima opinione, e:::
22:27–22:34
che si dimentichi per strada una serie di elementi di continuità che invece ci sono e che vediamo costantemente (.) sott'occhio.
22:34–22:41
e:h e::: non propriamente un~ un::::=na: una posizione opposta rispetto a quella di bolter e grusin,
22:41–22:49
e: che trovo personalmente più convincente, ma (.) e::h in ogni caso, come dire (.) le due cose si vanno a completare abbastanza.
22:50–23:05
e:: sono quasi due:: due poli. di un ennesimo continuum dove troviamo da un lato (.) un'idea di continuità mediale molto forte, e dall'altro lo vedremo lo vediamo (.) adesso, e:: un'idea di rivoluzione digitale.
23:05–23:17
io diffido sempre abbastanza da chi parla l'avrete già capito (.) dalle: dalle mie varie lezioni, di rivoluzione, perché, tutti parlano di rivoluzione e poi ci si accorge che non era così tanto (.) rivoluzionaria quella rivoluzione
23:17–23:25
e: pero comunque (.) e::m: (.) questo non toglie che quello che ci dice manovic, e::
23:26–23:30
costituisce (.) un punto di vista ugualmente interessante.
23:30–23:38
ripeto ognuno di voi poi si farà la sua idea rispetto al condividerne o no, determinati presupposti e soprattutto determinate applicazioni.
23:39–23:44
ciò non toglie che sia (.) un tassello importante nel pensiero (.) sull'estetica digitale.
23:45–23:50
e come tale ha senso che ci soffermiamo (.) almeno: (.) qualche minuto, a parlarne, e
23:50–23:54
è giusto (.) che ne leggiate almeno alcuni brani alcune pagine.
23:55–23:59
quello che dice manovic, è che (.) con i media digitali,
24:01–24:04
non è tanto importante quello che succede sulla superficie,
24:05–24:08
non è tanto importante quello che noi vediamo,
24:09–24:15
non sono tanto importanti le interfacce, le strutture, gli applicativi, (.) i siti,
24:15–24:19
che noi andiamo a navigare, con i quali andiamo a interagire.
24:21–24:24
il cambiamento (.) anche estetico,
24:24–24:26
portato (.) dal digitale.
24:27–24:28
dai media digitali.
24:28–24:31
c'è un cambio di paradigma strutturale.
24:33–24:35
che (.) arriva con i media digitali.
24:36–24:41
e questo cambio di paradigma strutturale, ha delle conseguenze che sono anche estetiche.
24:42–24:44
ma non a livello superficiale. a livello profondo.
24:46–24:53
con i media digitali, (.) cambia in maniera radicale, l'organizzazione (.) delle (.) informazioni.
24:54–25:00
la struttura l'avremmo l'abbiamo chiamata, pochi minuti fa o la setimana scorsa, l'architettura dell'informazione.
25:01–25:06
il modo in cui le informazioni, vengono (.) raggruppate e organizzate.
25:08–25:10
anche nelle forme artistiche.
25:11–25:21
anche (.) in quegli aspetti (.) simbolici, culturali (.) che inevitabilmente queste piattaforme hanno. che inevitabilmente questi spazi digitali hanno.
25:22–25:31
il cambio (.) <dell'organizzazione alla base>, inevitabilmente influenza anche la rappresentazione di questa informazione.
25:31–25:34
e quindi un piano estetico più tradizionale.
25:41–25:48
manovic (.) propone come modello (.) dell'estetica digitale,
25:49–25:51
quella che lui chiama la logica del database.
25:53–26:02
l'oganizzazione dell'informazione negli spazi digitali, non avviene (.) nel modo classico e lineare,
26:02–26:04
a cui eravamo abituati,
26:06–26:09
a cui secondo me (.) in parte siamo ancora abituati,
26:10–26:13
ma avviene, in una forma diversa.
26:15–26:17
da un lato c'è (.) la narrazione.
26:18–26:21
dall'altro c'è (.) il database.
26:23–26:25
la narrazione,
26:25–26:27
mette in fila le cose.
26:28–26:32
le articola secondo un ordine. in una sequenza.
26:33–26:36
succede prima una cosa, poi un'altra poi un'altra ancora.
26:36–26:43
anche nel momento in cui il racconto mi racconta questi elementi (.) in una sequenza diversa, vabbè (.) fabula intreccio lo sapete. spero.
26:46–26:52
la narrazione tradizionale, ha un inizio. la narrazione tradizionale, ha una fine.
26:52–26:58
ha un momento in cui comincia, ha uno sviluppo, ha una durata, ha un ritmo, ha una conclusione.
27:03–27:08
secondo manovic, il database, funziona in maniera completamente diversa.
27:09–27:12
perché mina alla base i presupposti (.) della (.) narrazione.
27:13–27:23
le informazioni, su internet, negli spazi digitali, nel videogioco, che è un altro degli esempi che manovic, e:h utilizza con ampia frequenza,
27:25–27:30
in tutti questi casi, non c'è, una chiara progressione delle sequenze.
27:31–27:34
non abbiamo una linea. abbiamo un reticolo.
27:35–27:40
abbiamo (.) in ogni ta~ in ogni passaggio un insieme di possibilità. pensate alle azioni del videogioco.
27:41–27:48
che chiaramente, una volta che faccio qualcosa, mi portano da qualche parte mentre potrebbero portarmi anche da qualche altra parte se avessi fatto qualcos'altro.
27:52–27:57
l'organizzazione dei dati all'interno di una base di dati, all'interno di un database,
27:58–27:59
è un'organizzazione, che:
28:01–28:04
non presenta un solo modo di accedervi,
28:06–28:09
ipotizzate::, per assurdo,
28:09–28:11
mettere i~ di mettere in ordine google.
28:12–28:16
di mettere in ordine le cose a cui google vi consente di accedere.
28:16–28:20
l'abbiamo visto parlando di storia. dei media digitali.
28:21–28:32
come (.) in un primo momento (.) il tentativo (.) è stato proprio quello. di andare a organizzare l'informazione presente su internet, in forme di classificazione puntuale di ciascun sito.
28:34–28:42
chiaramente (.) con il database non possiamo pensare (.) a un modello di organizzazione di questo tipo. non possiamo pensare.
28:43–28:46
almeno a livello costituitivo, non possiamo pensare
28:46–28:56
a una progressione per cui c'è prima una casella e poi c'è un'altra. perché io posso tranquillamente accedere prima a una casella poi all'altra poi all'altra ancora, in ordini (.) che hanno x combinazioni.
28:59–29:04
nel database non c'è (.) un inizio preciso, non c'è (.) una fine precisa.
29:08–29:13
ci sono una molteplicità di strade. nel videogioco, ancora ancora da qualche parte parto.
29:13–29:20
comincio la mia avventura. però poi, dove quest'avventura arriva, è diversa, è diverso per ciascuno di noi.
29:21–29:24
c'è magari una strada è giusta. o ci son delle strade (.) errate.
29:24–29:26
ciò non toglie che ci siano più possibilità.
29:27–29:33
nel caso di un database, di un'organizzazione di dati fatta di celle di tante celle con tanti dati dentro,
29:33–29:38
a maggior ragione io posso cominciare da qualunque parte e finire (.) in qualunque posto.
29:40–29:46
quello che dice manovic è che: quindi, questo modello è un modello diverso, opposto.
29:47–29:55
da quello della narrazione. e che io posso affrontare il database senza necessariamente (.) sovraimporci un qualcosa di narrativo.
30:02–30:08
lo stesso manovic ammette che molto spesso (.) c'è una narrativizzazione del database.
30:09–30:18
come nell'esempio del videogioco che vi ho fatto. si parte da un'organizzazione che non ha un inizio e una fine, però poi questa (.) informazione presenta alcuni persorsi prevalenti.
30:19–30:24
per questo i pecorsi prevalenti inevitabilmente sono dei percorsi anche (.) che hanno una valenza e un valore narrativo.
30:26–30:29
ma secondo manovic quest'aspetto è meno importante,
30:30–30:36
della (.) foma. così libera e così destrutturata di organizzazione dei dati e dei contenuti.
30:40–30:47
c'è (.) sostanzialmente (.) alla base dei media digitali, come loro forma estetica prevalente o auspicabile,
30:48–30:55
una raccolta potenzialente infinita di dati (.) che rimangono destrutturati, aperti a molteplici possibilità.
30:55–31:01
aperti a tante forme di navigazione, aperti a tante forme di narrativizzazione.
31:03–31:05
testi, immagini, contenuti di vario genere.
31:05–31:13
a partire da quali poi a seconda di come li navighiamo, a seconda di come ci orientiamo, di come andiamo a interpellare il database.
31:14–31:17
a fare delle query, delle domande, a questi database,
31:17–31:25
poi ci (.) riveleranno degli orizzonti di senso, ma anche degli orizzonti estetici (.) specifici (.) differenti.
31:33–31:36
l'impiego del database all'interno dei media digitali,
31:37–31:44
attraverso l'adozione di una logica del database, qualcuno (.) e lo stesso manovic più avanti parlerà di logica del software.
31:44–31:49
per allargare ancora di più (.) questa:: questa sua riflessione,
31:49–31:53
cambia il modo (.) e l'esperienza, che facciamo dei media.
31:54–31:55
dei mezzi di comunicazione.
31:56–32:01
ma inevitabilemente, per questo tipo di nuova esperienza, (.) ci dice manovic
32:02–32:07
servono una poetica (.) un'estetica. persino un'etica. apposita.
32:08–32:12
una poetica del database, un'estetica del database, un'etica del database.
32:19–32:22
pensiamo (.) all'ipertesto.
32:22–32:24
pensiamo al web.
32:25–32:29
e ai vari contenuti che sono collegati tra di loro da un reticolo di link.
32:30–32:41
non c'è un inizio. non c'è una fine. noi la nostra navigazione la possiamo conminciare da qualunque punto, e terminarla in qualunque punto. magari due ore dopo dicendo oh (.) son stato due ore a seguire i link.
32:44–32:47
è un mezzo (.) espressivo (.) anche questo.
32:47–32:50
ed è un mezzo espressivo che è potenzialmente aperto,
32:51–32:55
l'influsso (.) dell'opera aperta di eco, su manovic c'è:.
32:57–33:00
un mezzo espressivo, che non è mai completo.
33:01–33:05
che trova sempre ulteriori rilanci ulteriori possibilità, non ha una fine.
33:06–33:07
che è incrementale.
33:08–33:12
che aggiunge un tassello alla volta uno strato alla volta all'interno di un percorso.
33:18–33:23
il database, in quanto struttura (.) e organizzazione dell'informazione,
33:24–33:28
organizzazione dei dati, organizzazione delle immagini, organizzazione dei testi,
33:28–33:30
tipica degli spazi digitali,
33:31–33:36
rende possibile, secondo manovic anche (.) una possibile rielaborazione artistica.
33:37–33:40
rende possibile anche uno sguardo critico.
33:42–33:47
per esempio, scegliendo dei percorsi diversi da quelli preferenziali.
33:47–33:51
di navigazione del database. alla ricerca di margini di senso.
33:51–33:53
di alternative estetche.
33:54–33:59
di elementi magari originariamente non previsti, di chiavi di lettura micro e macro,
33:59–34:01
devianti. tra virgolette.
34:06–34:14
il data base è una struttura dell'informazione, una struttura di dati, che diventa anche appunto un'estetica. che diventa anche la forma calssica,
34:14–34:18
radicalmente differente (.) da quelle precedenti,
34:18–34:25
che (.) di estetica che vediamo in questi spazi. che vediamo su internet, che vediamo sui nostri device (.) e: digitali, e così via.
34:31–34:36
l'opinione (.) la:: il punto di vista. di manovic,
34:37–34:42
è in una prima fase decisamente: (.) netto. decisamente radicale.
34:44–34:50
il software, il database, (.) sta all'opposto. della narrazione.
34:51–34:57
prima la forma prevalente era quella della narrazione, adesso (.) sì: siamo affezionati alle forme tradizionali,
34:58–35:04
non ce ne siamo ancora del tutto accorti. ma in realtà c'è un cambiamento antropologico decisamente ampio,
35:05–35:12
che ci colpisce a tutti i livelli, legato a questo cambio di paradigma. legato alla nuova logica del database.
35:12–35:18
che (.) permea (.) le nostre vite, le nostre azioni, il nostro orizzonte, estetico, etico, politico, (.) eccetera.
35:20–35:29
poi però quando si mette a fare degli esempi, quando ci racconta, delle:: delle applicazioni, di tutto questo,
35:29–35:39
le distinzioni così nette tra una logica: del database e la narrazione tradizionale, sono in realtà (.) almeno in parte smussate.
35:48–35:50
c'è un rapporto,
35:51–35:52
tra il database e la narrazione.
35:53–35:55
anche nei media digitali.
35:56–36:02
perché molto spesso le narrazione contemporanee e le narrazioni digitali sono realizzate,
36:03–36:13
a partire (.) dai dati. a partire dagli algoritmi. a partire dalle basi di dati. che raccolgono questi dati, e che li organizzano attraverso algoritmi.
36:16–36:19
vi facevo già prima l'esempio del video gioco.
36:22–36:25
il videogioco, prevede sostanzialmente una base di dati.
36:26–36:32
prevede degli algoritmi di funzionamento e di interpellazione di questa determinata base di dati,
36:36–36:37
in qualche modo,
36:39–36:41
vengono linearizzati.
36:41–36:46
vengono (.) riconvertiti in forme narrative almeno in parte tradizionali.
36:49–36:53
quello che cambia, è il fatto che queste forme narrative,
36:54–37:00
non (.) derivano, (.) dalla creatività o dall'invenzione di qualcosa o di qualcuno,
37:01–37:08
versione un po' (.) banalotta della lettura (.) diciamo dei: dei media precedenti, dei sistemi culturali precedenti,
37:10–37:13
ma derivano (.) da (.) basi di dati ampie.
37:14–37:16
strutture dati. da algoritmi.
37:18–37:21
l'algoritmo, è quello che sta alla base dei processi
37:22–37:25
che poi conducono alla narrazione del videogioco.
37:26–37:27
se io faccio questo,
37:27–37:33
vado lì. se io faccio quest'altro vado là, se io raccolgo tot dati (.) finisco là,
37:34–37:40
detta così: è un videogioco molto noioso. però, mi rendo conto. pensatelo a a livelli di complessità e di
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incastro. di articolazione, di indentamento maggiore.
37:47–37:55
algoritmi, alla base dei processi che narrativizzano i database, e strutture dati (.) basi di dati,
37:56–38:01
che stanno alla base dei mondi narrativi, presentati da questi videogiochi.
38:02–38:09
per cui poi, ogni singolo elemento, che trovo sul mio percorso, all'interno di uno spazio esploirabile,
38:09–38:11
per esempio, è chiaramente,
38:11–38:16
ha un suo posto all'interno della sua struttura dati, ha un suo posto all'interno del database.
38:17–38:23
abbiamo una struttura di dati, abbiamo un algoritmo attraverso il quale ci muoviamo tra queste strutture di dati,
38:23–38:30
e (.) l'algoritmo ci aiuta a narrativizzare il database. all'interno del videogioco così come in altre occasioni.
38:33–38:35
altra avvertenza che ci dà manovic,
38:37–38:40
è che, e non è un gioco di parole, i dati non sono dati.
38:42–38:43
nel senso non è che
38:45–38:47
i dati siano qualcosa che
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per scienza infusa, per qualche tipo di miracolo, si trovano già lì.
38:56–38:57
anche questi elementi,
38:58–39:03
alla base (.) poi di un'estetica, alla base di una logica eccetera,
39:03–39:07
sono elementi (.) che vanno raccolti,
39:08–39:15
che vanno collocati nel database, che vanno fatti trovare, e quindi indicizzati, all'interno del database, che vanno organizzati,
39:15–39:19
secondo determinati criteri e di nuovo secondo determinati algoritmi.
39:19–39:23
tutto questo ancora una volta non è naturale. non è neutro. non è trasparente.
39:25–39:31
se vogliamo è un altro dei modi attraverso cui la creatività che esce dalla porta rientra dalla finestra.
39:31–39:34
attraverso cui l'estetica tradizionale,
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come dire si prende (.) la sua rivincita. anche in una logica del database, in una logica del software dove sembra che la tecnica (.) sia l'elemento più importante.
39:44–39:48
e comunque qualcuno dovrà andarli a costruire, questi database.
39:48–39:55
dovrà andarli a riempire o almeno (.) a dare le regole, per il riempimento (.) di questi: di questi database.
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il database raccoglie tanti elementi. tante voci.
40:04–40:07
dall'altro, la narrazione,
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li mette in ordine.
40:10–40:17
li rende visibili li rende praticabili. li trasforma in conoscenza percorribile.
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potabile. per noi umani che chiaramente non abbiamo
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non abbiamo le capacità di calcolo dell'algoritmo del software.
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capite quindi come poi la visione di (.) basi di dati database da un lato, e all'opposto la narrazione,
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di rivoluzione digitale rispetto a una modalità tradizionale che e::h è alla base dell'esistenza umana fin dagli antichi greci probabilmente prima,
40:50–40:58
poi (.) una volta che ci si sporca davvero le mani, si rivela ancora una volta, decisamente più (.) contaminata, decisamente più in relazione.
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l'estetica digitale non può fare a meno, della narrazione. anche se magari la disarticola. o la costruisce a partire da delle basi diverse che sono le basi dell'algoritmo, le basi del software e così via,
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negli spazio digitali,
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ed è l'ultima cosa che ci portiamo a casa dalla lettura di manovic,
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spesso e volentieri si riduce, (.) la dimensione estetica, si riduce a costruire un'interfaccia attorno al database.
41:39–41:46
anche attraverso le forme della narrazione tradizionale. anche attraverso la composizione di determinati algoritmi.
41:47–41:53
ma c'è una base tecnica. strutturale, che ha delle regole proprie, che non ha un ordine, che non ha una gerarchia,
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e rispetto alla quale io poi l'ordine lo devo dare. la gerarchia la devo stabilire.
41:59–42:05
ed è lì. in quello scarto. e nel passaggio dal database per così dire ibrido (.) puro (.) neutro
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alla superfice estetica, che poi è quella che incontro, dell'interfaccia che (.) si attua secondo manovic, la
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lo spazio della creatività. la possibilità di una creazione artistica, anche negli spazi digitali.
42:24–42:28
l'estetica digitale sta anche e soprattutto lì.
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nei::::: nelle forme (.) estetiche precedenti. estetiche, linguistiche, culturali, mediali, chiamiamole come vogliamo precedenti,
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i semiologi (.) lo sanno bene.
42:48–42:50
abbiamo a che fare con
42:50–42:53
una serie di elementi,
42:55–42:59
che vengono scelti pescati e collocati in una sequenza.
43:01–43:03
nella narrazione tradizionale,
43:04–43:07
io vado a pescare un elemento tra i tanti elementi possibili,
43:08–43:15
che ne so: la mia protagonista è bionda o mora. scelgo uno dei due elementi elementi sull'asse che i semiologi definiscono paradigmatico.
43:17–43:27
scelgo uno di questi, e (.) colloco (.) questo personaggio, con (.) in combinazione con un altro elemento sull'asse sintagmatico.
43:27–43:34
per esempio il suo oggetto d'amore, che che so, e: è una pianta e: di: (.) di dimensioni::: medie.
43:35–43:36
°sono un pessimo narratore.°
43:40–43:42
nella (.) narrazione tradizionale,
43:45–43:48
a livello paradigmatico è relativamente importante.
43:49–43:52
quello che importano sono le connessioni a livello sintagmatico.
43:52–43:58
cosa (.) una volta che ho scelto, tra la virtualità dei miei personaggi possibili, quale è il mio personaggio,
43:58–44:07
quello che mi importa è capire che cosa faccio fare, a quel personaggio. come si (.) evolve la narrazione assieme a una serie di attualizzazioni di altre virtualità.
44:10–44:14
manovic ci dice. la creatività del database funziona in maniera opposta.
44:16–44:21
è molto più importante, l'insieme paradigmatico delle scelte possibili,
44:24–44:29
l'aspetto sintagmatico, delle connessioni. dei legami.
44:30–44:35
perché? perché nel database, gli elementi paradigmatici ci sono tutti. e ci sono già.
44:37–44:43
io le scelte possibili, le ho tutte li presenti che occupano ciascuna una delle celle di questo database.
44:45–44:47
le connessioni invece sono temporanee. sono virtuali.
44:48–44:55
a seconda di come decido di affrontare il database, e di dargli una chiave narrativa, queste connessioni possono essere di tanti tipi diversi.
44:58–45:05
di nuovo il videogioco ci da abbastanza l'idea. di tutto questo. fin dalla possibilità di scegliere il nostro personaggio dall'inizio.
45:07–45:11
e a seconda del personaggio che scegliamo, a seconda del gioco di cui si tratta,
45:11–45:20
decidere di andare in determinate direzioni, di avere certi poteri, di fare determinati incontri. però è piu importante la scelta paradigmatica che non la connessione sintagmatica, che cambia.
45:21–45:24
mentre nella narrazione tradizionale vale il contrario.
45:27–45:29
di nuovo un elemento di novità,
45:30–45:36
di rivoluzione, giudicate voi quanto radicale. rispetto a quello che è un modello precedente di narrazione.
45:37–45:42
bolter e grusin ci dicono c'è una diretta continuità tra i media precedenti e i media digitali,
45:43–45:48
manovic ci dice (.) attenzione. perché, quella continuità ha una superfice,
45:48–45:52
se scavate sotto la superficie invece ci trovate un ribaltamento totale.
45:52–46:02
non ve ne accorgete più di tanto, ma i meccanismi stessi su cui si fonda l'estetica sono stati cambiati, dall'adozione del database, dalla struttura dati dell'algoritmo (.) del software.
46:06–46:09
quindi metto (.) giusto per (.) completare il quadro,
46:10–46:19
un'immagine di uno dei lavori recenti, di manovic. che poi appunto partendo da:: visual artist, anche, non soltanto da studioso,
46:19–46:28
poi si è messo a (.) a elaborarle queste logiche di database, per esempio cercando una serie di ricorrenze una serie di connesioni all'interno di basi di dati grafiche.
46:28–46:32
eh questo è (.) l'esempio di tutte le copertine di time magazine
46:32–46:46
e::h di time magazine americano, una base di dati quale poi (.) con uno sguardo critico con uno sguardo artistico, manovic va a identificare tutta una serie di ricorrenze, tutta una serie di possibili percorsi, tutta una serie di connessioni.
46:47–46:56
facendosi aiutare dal database, facendosi aiutare dai software (.) e:h rispetto ai quali (.) e:h si::: ai ai quali chiede di elaborare, questo insieme di dati.
47:00–47:04
filo denso però (.) spero (.) abbastanza chiaro.
47:06–47:12
comunque, mi raccomando leggete le: le pagine e: le pagine di manovic se non l'avete già fatto,
47:12–47:17
se poi avrete delle: delle questioni delle domande dei dubbi, e: sapete dove trovarmi.
47:22–47:31
teorico e concettuale, rispetto all'estetica dei media digitali. che: che affrontiamo, e (.) tanto per cambiare una parola che non avete mai sentito in queste lezioni,
47:33–47:41
abbiamo già parlato (.) di convergenza tecnologica e di convergenza economica, ithiel de sola pool è stato la nostra guida,
47:42–47:51
nell'affrontare questi livelli, questi tipi di convergenza, e nel portarli anche verso uno sbocco (.) politico, di critica del sistema.
47:52–48:06
ragionando da un punto di vista estetico, ma non soltanto estetico. estetico sociale, estetico culturale, anche un pochino più largo, del: del solo dibattito estetico in cui si collocano (.) i due: i due quadri concettuali precedenti,
48:07–48:10
aggiungiamo un aggettivo, che è culturale.
48:11–48:14
e affrontiamo con questo elemento,
48:15–48:17
uno dei pilastri
48:19–48:23
discretamente: (.) discretamente furbi nel cotruirsi come pilastri. vabbè
48:23–48:26
comunque, come henry jenkins.
48:26–48:32
che magari l'avrete già inconcia:~ incrociato in altri corsi. chi ha gia sentito nominare henry jenkins?
48:34–48:36
non siate timidi. qualche mano alzata la vedo,
48:37–48:44
okay. vabbè, se non l'avete sentito fin' ora, nei prossimi anni (.) lo troverete da tutte le parti, e in tutte le salse, come in questa lezione de resto.
48:46–48:47
convergenza culturale.
48:48–49:00
il libro che scrive henry jenkins, e::h che ha una rilevanza mondiale, e che per alcuni anni diventa quasi la bibbia di chiunque: (.) affronti il tema dei media, e dei media digitali,
49:00–49:14
e:h prima (.) di (.) avere come dire una:: una sua collocazione più precisa all'interno di un dibattito più ampio, cosa che è stata fatta negli anni successivi per cui adesso (.) nessuno considererebbe più jenkins come un guru assoluto, come è stato fino a qualche anno fa,
49:15–49:20
comunque (.) scrive un libro dal titolo (.) convergence culture.
49:20–49:22
cultura (.) convergente.
49:24–49:28
e qua (.) vabbè. possiamo prenderla in tutte e due i modi, invertire i sostanivi e gli aggettivi.
49:29–49:35
la cultura è convergente. la convergenza è anche culturale. a seconda di come: di come la si guardi.
49:35–49:40
il libro è del duemilaesei, viene tradotto in italia l'anno dopo, nel duemilaesette, da apogeo,
49:40–49:52
e ha una sua:: una sua rilevanza molto ampia nel dibattito dei media studies, dei digital media studies, ma anche nel dibattito (.) nel dibattito giornalistico. recente.
49:52–49:59
e:h una:: una rilevanza molto ampia, meritata, perché sicuramente si tratta di un'intuizione molto: (.) molto grande,
50:00–50:13
a volte=è interpretata in chiave un po' troppo acritica. rispetto ad alcuni difetti che comunque anche questo tipo di approccio, come un po' tutti gli approcci e:h a un certo punto svela, e ad un certo punto rivela.
50:13–50:20
la convergenza è un fenomeno (.) che avviene a un livello tecnologico, è un fenomeno che avviene a livello economico,
50:20–50:27
abbiam parlato di piattaforme che si fondono tra di loro. di aziende. che si aquisiscuno l'un l'altra,
50:27–50:31
ma è anche un punto di vista estetico. linguistico.
50:34–50:37
ai (.) modi in cui si entra in contatto con il pubblico,
50:37–50:39
e alla partecipazione.
50:40–50:44
di questo stesso pubblico, rispetto ai testi mediali, e ai testi culturali.
50:48–51:01
jenkins (.) eh come dire ve lo:: ve l~ ho già alluso, al fatto che si sia costruito, anche (.) molto abilmente, come: guru, di questa età della convergenza, di questa nuova era,
51:02–51:10
ovviamente digitale. che va a modificare un'altra volta:: su delle basi, estremamente grandi e rilevanti,
51:11–51:13
e::h i modelli precedenti,
51:13–51:20
eh::: che si atteggi da guru lo si capisce dalle prime righe. dell'introduzione del libro, che voi dovrete leggere e studiare,
51:21–51:28
benvenuti nella cultura convergente. è un proclama è un manifesto. è un: c'è c'è dell'enfasi, c'è c'è dell'intenzione.
51:28–51:33
benvenuti nella cultura convergente dove i vecchi e i nuovi media collidono.
51:33–51:41
dove si incrociano i media grass roots e quelli delle corporations. dove il potere dei produttori e quello dei consumatori interagiscono
51:41–51:46
in modi imprevedibili. c'era anche un punto esclamaticvo che mi sono rifiutato (.) di aggiungere.
51:47–51:51
ma (.) cosa ci dice fin dall'inizio.
51:52–51:57
la (.) cultura (.) nel (.) settore digitale funziona su delle regole,
51:57–52:03
o meglio. la cultura dopo che è stata digitalizzata, tutti i tipi di cultura,
52:03–52:06
funziona (.) in base (.) a delle regole (.) nuove.
52:07–52:10
la convergenza, l'ibridazione, la contaminazione,
52:11–52:16
avviene anche tra i media vecchi e quelli nuovi. ma questo ce l'avevano già detto bolter e grusin.
52:17–52:18
l'aveva detto mc luan figuriamoci.
52:20–52:26
in questo nuovo mondo, in questa (.) terra promessa, in questa (.) landa delle opportunità,
52:27–52:31
i media tradizionali, le industrie, le corporation,
52:31–52:39
trovano (.) il loro degno compare. trovano un contrappeso nella cultura degli utenti, nella cultura partecipativa.
52:39–52:41
nell'azione degli spettatori.
52:41–52:44
nelle cose che arrivano dal basso. grass roots.
52:44–52:46
come i cespugli.
52:50–52:56
i consumatori e i produttori, la loro estrema ed eterna dialettica, negli spazi digitali,
52:57–53:05
non hanno più il rapporto gerarchico che avevano tradizionalmente, ma ribabltano (.) questo loro rapporto. lo modificano.
53:05–53:10
e a volte sono i consumatori a imporre delle cose ai produttori e non viceversa.
53:12–53:18
una visione (.) pacatamente ottimista. come (.) capirete già da queste:: da queste righe.
53:19–53:21
jenkins parte da tre,
53:22–53:25
elementi di partenza.
53:25–53:29
da un lato (.) appunto (.) la convergenza mediale.
53:29–53:36
la convergenza dei media. l'abbiamo già vista. lo stesso jenkins cita (.) ithiel de sola pool, gli rende merito.
53:37–53:42
egli dice (.) uno dei pilastri della cultura convergente (.) è il fenomeno della convergenza.
53:43–53:48
e il fatto che ci sia una costante ibridazione. un mescolamento.
53:48–53:51
una circolazione dei contenuti tra le piattaforme,
53:51–53:55
delle proprietà intellettuali tra le varie imprese mediali.
53:56–54:07
e che questa circolazione, che questo mescolamento, che questa sinergia che questa ibridazione, non navviene solo a livello tecnico, non avviene solo a livello economico,
54:07–54:12
non avviene solo a livello politico, ma avviene anche a livello culturale.
54:13–54:22
innerva l'intera natura dei media. in tutto quello che è il loro essere. compresi i testi, compresi i contesti, compresi i pubblici.
54:26–54:28
secondo elemento.
54:29–54:31
nel contensto digitale,
54:31–54:36
era già così prima, ma prima era ridotto. era limitato da alcune punte.
54:36–54:41
particolarmente attive, ma nel contesto (.) e:h digitale,
54:41–54:50
gli spettatori <non sono più le couch potatoes sedute sul divano che si abbruttiscono davanti alla televisione>,
54:51–54:54
benvenga abbruttirsi davanti alla televisione talvolta,
54:57–55:02
sono (.) attivi. partecipano. reagiscono.
55:02–55:05
c'è una cultura partecipativa.
55:07–55:13
una cultura, che grazie (.) alla convergenza e grazie alla digitalizzazione,
55:13–55:17
sempre più mette in una relazione esplicita
55:19–55:21
il pubblico con le industrie mediali.
55:22–55:25
gli spettatori, i fruitori, gli utenti,
55:28–55:30
diventano fan.
55:31–55:38
>ripeto lo erano già anche prima ma con le piattaforme digitali è più facile< (.) che un fan trovi un altro fan e che assieme facciano una comunità.
55:39–55:44
e che questa comunità abbia un peso reale (.) al di fuori della cameretta di qualcuno.
55:45–55:50
jenkins tra l'altro è molto orientato in questo perché i suoi studi precedenti (.) i suoi lavori,
55:50–56:00
prece~ che:: che ha fatto nei vent'anni prima di:: di convergence culture, sono (.) sul fandom. sono sulle culture di fan. per esempio i fan di star trek.
56:01–56:05
ha fatto della ricerca etnografica su queste: su queste comunità.
56:05–56:11
ma lui dice con (.) il digitale, con la convergenza all'interno di questi spazi,
56:11–56:14
è l'intera cultura che si fa partecipativa.
56:14–56:21
i fan (.) assumono una maggiore rilevanza grazie alla loro interconnessione alla loro visibiità:.
56:22–56:29
ma anche il resto della cultura, almeno in parte assume (.) quelle caratteristiche che regolano l'interazione con i fan.
56:31–56:33
se lo spettatore è attivo,
56:33–56:45
magari non raggiunge determinati (.) aspetti che qualificano (.) quello spettatore come fan, ma comunque almeno in parte si contamina con quel tipo di pratiche e con quel tipo di approccio di contenuti.
56:46–56:49
non sta fermo a bersi qualsiasi cosa, ma reagisce.
56:49–56:52
e già questo va a cambiare lo scenario.
56:55–57:02
il terzo (.) pilastro (.) di questa riflessione alla base della cultura convergente o della convergenza culturale,
57:03–57:08
jenkins lo prende da (.) un teorico francese che si chiama pier levy.
57:09–57:14
che ragiona in termini di <intelligenza collettiva>.
57:16–57:20
le piattaforme digitali lo scenario convergente,
57:21–57:24
consente una <connessione>.
57:25–57:28
tra gli utenti, tra gli individui, tra gli spettatori.
57:28–57:35
e questa connessione dà vita (.) a delle comunità (.) la cui intelligenza,
57:36–57:41
è superiore alla somme delle singole intelligenze delle persone coinvolte.
57:43–57:51
si mettono in comune i giudizi. si mettono in comune le competenze. si mettono in comune (.) i risultati di un'osservazione.
57:51–57:56
e mettendoli in comune ed elaborandoli collettivamente, si ottiene qualcosa di piu.
57:57–58:01
c'è un surplus di valore dettato da questa intelligenza collettiva.
58:03–58:05
jenkins fa per esempio:,
58:07–58:09
ricorso a survivor.
58:10–58:14
programma: americano che in italia ha avuto pochissimo successo,
58:14–58:20
nei vostri primi anni di vita quindi probabilmente non=e: non non ve lo ricordate non lo conoscete,
58:20–58:26
eh eh poi: alla lunga in italia diventa l'isola dei famosi ma (.) in maniera un pochino diversa,
58:26–58:29
e:h survivor in america è registrato.
58:29–58:36
è registrato con=è un po' sul modello di pechino express del collegio di questo tipo di programmi. che vengono registrati con mesi di anticipo.
58:37–58:42
e:: non c'è una diretta come invece c'è in italia nell'isola dei famosi.
58:42–58:48
e::h (.) questo ha fatto sì, e jenkins l'ha osservato ne ha fatto uno dei suoi casi di studio,
58:48–58:51
e:h ha fatto sì che si organizzassero delle comunità
58:51–58:53
di fan di survivor,
58:53–58:55
che raccoglievano indizi,
58:55–58:59
sulla rete, negli spazi reali, sulle puntate che andavano in onda,
58:59–59:05
per cercare di capire, quello che sarebbe successo nelle puntate precedenti (.) nelle puntate successive.
59:05–59:12
per cercare di (.) anticipare quello che, si sarebbe rivelato come giusto come sbagliato soltanto con la messa in onda.
59:13–59:23
pazzi furiosi che si mettono a incrociare le immagini del satellite perché c'è una macchiolina nella tal ora del tal giorno, che potrebbe dirmi che quel concorrente è stato eliminato.
59:23–59:30
e comunità che a quel punto raccolgono il fatto che quel concorrente è stato visto, in una strada di san diego,
59:30–59:35
e quindi chiaramente è stato eliminato prima degli altri perché ha la barba (.) troppo corta.
59:35–59:37
e:h o o cose di questo tipo.
59:38–59:46
lui le chiama comunità di spoiler ma noi gli spoiler l~ (.) consideriamo qualcos'altro. quindi non è: (.) non è un termine:.
59:46–59:53
un una comunità, dove però l'intelligenza collettiva viene messa al servizio di qualcosa che non cambierà propriamente le sorti del mondo.
59:53–59:57
ma è comunque un qualcosa di più rispetto all'esperienza dello spettatore singolo.
59:57–59:59
fuori (.) da questa connessione.
59:59–1:00:01
fuori da questa collettività.
1:00:01–1:00:04
quindi convergenza (.) mediale,
1:00:05–1:00:07
cultura partecipativa,
1:00:07–1:00:15
e un pubblico sempre più attivo. intelligenza collettiva. la capacità di mettere in relazione le informazioni per ottenere (.) qualcosa d'altro e qualcosa di più.
1:00:19–1:00:25
come (.) funziona (.) la (.) cultura convergente secondo henry jenkins, come funziona la convergenza culturale.
1:00:26–1:00:33
non si tratta (.) di una rivoluzione. l'abbiamo visto. ma di un'interazione tra i media vecchi e nuovi.
1:00:33–1:00:39
secondo jenkins, nello spazio della cultura convergente della convergenza culturale,
1:00:40–1:00:43
si presentano contemporaneamente due logiche.
1:00:44–1:00:47
la logica tradizionale cosiddetta top down
1:00:47–1:00:49
down. dall'alto al basso.
1:00:51–1:00:56
e una logica digitale (.) convergente specifica nuova (.) questa sì (.) rivoluzionaria,
1:00:56–1:00:57
bottom up.
1:00:58–1:00:59
dal basso verso l'alto.
1:01:01–1:01:06
la logica top down, è quella delle corporation, è quella delle imprese mediali.
1:01:06–1:01:07
che stanno in alto,
1:01:07–1:01:11
che guardano agli utenti agli spettatori (.) che stanno in basso.
1:01:12–1:01:14
ed è una logica centralizzata, gerarchica.
1:01:15–1:01:21
l'editoria tradizionale il broadcasting, la radio, il cinema. funzionano tutti secondo questa logica.
1:01:21–1:01:26
c'è un'impresa, c'è un'industria, che cerca di sviluppare qualcosa che piaccia al pubblico,
1:01:27–1:01:29
e che poi (.) glielo impone.
1:01:29–1:01:30
glielo: distribuisce.
1:01:30–1:01:34
magari (.) con ampiezza (.) di sforzo promozionale.
1:01:35–1:01:38
ma senza che il pubblico possa aver alcun ruolo.
1:01:38–1:01:44
o (.) con il pubblico che un ruolo ha soltanto mediato (.) e parecchio mediato.
1:01:45–1:01:52
in termini di rappresentazione, che so i dati di ascolto auditel o: i risultati al botteghino dei film precedenti della stessa serie.
1:01:56–1:01:59
a questa logica tradizionale che rimane,
1:01:59–1:02:02
si affianca una logica bottom up.
1:02:03–1:02:05
una produzione dal basso.
1:02:06–1:02:11
gli utenti (.) creano i loro contenuti. creano i loro significati.
1:02:11–1:02:15
intervengono in maniera attiva, anche producendo cultura.
1:02:16–1:02:18
e cultura mediale.
1:02:18–1:02:21
è la logica grass roots, di cui parlavamo prima.
1:02:21–1:02:27
dei cespugli (.) che nascono (.) alle radici dei grandi alberi. dove i grandi alberi sono le corporation,
1:02:28–1:02:32
mentr i cespugli sono (.) come dire chiaramente di dimensioni minori,
1:02:32–1:02:36
ma (.) dal basso e con una loro rilevanza nell'ecosistema.
1:02:41–1:02:44
è una modalità alternativa, di circolazione (.) dei contenuti mediali.
1:02:45–1:02:47
è una modalità ribaltata.
1:02:51–1:02:56
i fan, in questa logica ve lo dicevo prima, hanno un ruolo sempre più importante.
1:02:56–1:03:00
intesi come singoli. ma intesi anche come comunità.
1:03:02–1:03:11
i fan (.) organizzandosi, creando una campagna di opinione, possono anche, non è successo molte volte in realtà però può succedere,
1:03:11–1:03:16
possono anche ripo~ possono anche riportare in onda una serie televisiva che era stata chiusa per bassi ascolti.
1:03:17–1:03:20
dimostrando che un interesse per quella serie c'era.
1:03:21–1:03:30
possono anche portare alla creazione di spin off, o di altri contenuti legati (.) a quell oggetto di valore.
1:03:30–1:03:32
e:h attorno al quale organizzano il loro fandom.
1:03:33–1:03:37
possono anche crearseli essi stessi questi contenuti. andando a
1:03:37–1:03:47
eh creare dei mash up e renderli disponibili su you tube, scrivendo (.) delle:: fan fiction su: internet da condividere con gli altri fan,
1:03:48–1:03:49
e così via.
1:03:49–1:03:51
c'è una dimensione di partecipazione.
1:03:53–1:03:59
i cosidetti u gi ci. user (.) generated (.) content. contenuti generati dagli utenti.
1:04:02–1:04:04
il fatto che gli utenti possano,
1:04:05–1:04:08
creare dei contenuti originali, o più spesso,
1:04:08–1:04:12
rielaborare dei contenuti mediali declinandoli (.) rispetto i loro usi.
1:04:15–1:04:21
oppure, in una chiave legata di più all'informazione agli aspetti anche politici e di cittadinanza,
1:04:21–1:04:24
il cosidetto citizen journalism.
1:04:24–1:04:26
il giornalismo partecipativo.
1:04:27–1:04:31
il fatto che se io mi trovo sul luogo in cui sta succedendo qualcosa e ho un cellulare,
1:04:32–1:04:33
posso riprendere.
1:04:33–1:04:38
e magari le mie immagini saranno più utili a capire (.) un determinato fenomeno,
1:04:38–1:04:46
di quanto non s=saranno utili le immagini (.) ore dopo, dell'apparato mediale tradizionale quando porterà il suo camioncino delle news.
1:04:50–1:04:51
dal basso.
1:04:52–1:04:57
una singola persona che assiste a un fatto di cronaca, e può condividere quel video e farlo diventare una notizia.
1:04:57–1:05:00
su un piano nazionale, o su un piano globale.
1:05:01–1:05:04
oppure il fan, che rielabora determinati contenuti,
1:05:05–1:05:11
perché è assolutamente convinto che due personaggi della sua serie che non si calcolano minimamente, debbano mettersi assieme.
1:05:11–1:05:17
e farà un montaggio per fare in modo (.) di dimostrare a qualcuno, al resto della comunità di fandom,
1:05:17–1:05:19
che (.) starebbero bene assieme.
1:05:19–1:05:23
e magari a quel punto qualcuno che produce o che scrive quella serie davvero,
1:05:23–1:05:29
vedrà quel video (.) e magari deciderà anche di impostare così successive stagioni della narrazione.
1:05:32–1:05:33
non succede sempre eh.
1:05:34–1:05:38
sia chiaro. non esageriamo nel nel dare troppo corpo a questa dinamica.
1:05:38–1:05:42
ma sicuramente questo è presente e assume una visibilità una rilevanza (.) molto grande.
1:05:45–1:05:50
la convergenza non cambia soltatto le tecnologie, non cambia soltanto i mercati, ma cambia anche,
1:05:51–1:05:54
quelli che lisa getleman chiama i protocolli d'uso.
1:05:54–1:05:58
i modi (.) in cui noi ci rapportiamo alla cultura e all'immaginario.
1:05:59–1:06:01
con i media digitali noi possiamo
1:06:01–1:06:09
metterci le mani sopra. possiamo elaborarli in misura più forte, più densa, di quanto non abbiamo mai fatto nella storia dei media.
1:06:10–1:06:14
in un momento in cui erano in atto soltanto le logiche top down.
1:06:15–1:06:17
e non (.) quelle bottom up.
1:06:17–1:06:20
il fatto di poter creare io qualcosa,
1:06:20–1:06:21
e farlo circolare.
1:06:21–1:06:24
e fargli assumere magari un'attenzione,
1:06:24–1:06:25
molto grande.
1:06:27–1:06:31
persino più grande (.) del prodotto culturale da cui stavo partendo.
1:06:36–1:06:40
vi avevo già fatto se non sbagli l'esempio della fan fiction di twilight.
1:06:40–1:06:45
che (.) a un certo punto (.) diventa (.) e::h >cinquanta sfumature di grigio<.
1:06:47–1:06:52
quanto poi (.) per (.) capire quanto alcuni elementi nati grass roots,
1:06:53–1:06:58
una tizia a caso, nemmeno particolarmente brava a scrivere se siamo oggettivi,
1:06:58–1:07:02
e::h che passa il suo tempo (.) a inventarsi
1:07:02–1:07:10
delle avventure vagamente creepy. a partire da (.) e: quello che fanno degli adolescenti, quando lei adolescente non era più,
1:07:10–1:07:16
vari elementi di disagio. uno sovrapposso all'altro, che comunque adesso è milionaria. ci deride tutti,
1:07:16–1:07:23
e:h in virtù di una (.) circolazione di grass roots, che ha raggiunto i livelli (.) delle industrie mediali.
1:07:28–1:07:29
la convergenza,
1:07:30–1:07:32
jenkins lo sottolinea in maniera molto chiara,
1:07:32–1:07:36
è (.) un processo. non è un punto d'arrivo.
1:07:36–1:07:44
non è (.) to' da un certo punto in avanti, ci siamo svegliati nel magnifico mondo convergente. dove è sempre così e funziona sempre in questo modo.
1:07:45–1:07:53
dove (.) e:h uno qualsiasi fra di voi, conta esattamente quanto lo sceneggiatore di una serie televisiva americana.
1:07:53–1:07:59
<nel deteterminare cosa succederà nelle prossime stagioni, di una::> di una deterninata serie.
1:07:59–1:08:03
no. si tratta di un processo. si tratta di una dialettica.
1:08:03–1:08:06
si tratta di un insieme di potenzialità che a volte si attiva e a volte no.
1:08:09–1:08:10
dal basso.
1:08:10–1:08:14
dal basso, emergono dei tipi di sguardo,
1:08:14–1:08:20
che tradizionalmente l'industria mediale considerava poco. o non considerava affatto.
1:08:22–1:08:31
emergono, uno sguardo inatteso. che rimette in gioco, una serie di cose che magari (.) gli autori nemmeno vedevano. nemmeno avevano in testa.
1:08:31–1:08:34
nel momento in cui stavano scrivendo determinate cose.
1:08:34–1:08:40
lo sguardo critico. di contestazione (.) rispetto a determinati contenuti.
1:08:40–1:08:48
non c'è soltanto il fan. ci sono anche (.) le possibilità di (.) rielaborazione critica di qualcosa che non piace.
1:08:49–1:08:58
pensate a uno sguardo parodico. rispetto a determinati contenuti che vengono messi in ridicolo. e che magari con questa messa in ridicolo ottengono una circolazione ancora più grande,
1:09:00–1:09:02
la decodifica aberrante.
1:09:02–1:09:08
non è un temine brutto. è una: terminologia semiotica per indicare,
1:09:09–1:09:15
lo spettatore che (.) interpreta, in modo imprevisto rispetto a quello che voleva l'autore,
1:09:15–1:09:18
il contenuto mediale e il testo che ha tra le mani.
1:09:25–1:09:28
pensate al fenomeno dello shipping. per esempio.
1:09:28–1:09:35
e quindi (.) al (.) all'ipotizzare delle relazioni generalmente omosessuali tra personaggi,
1:09:35–1:09:40
che all'interno di determinate serie televisive, queste relazioni non ce l'hanno.
1:09:41–1:09:43
ed è un esempio classico,
1:09:44–1:09:46
di decodifica aberrante in senso semiotico.
1:09:47–1:09:50
di (.) uno sguardo che non era nella mente,
1:09:50–1:09:51
dei creatori
1:09:52–1:09:53
di quella determinata serie.
1:09:53–1:09:56
gli autori di supernatural e:h,
1:09:56–1:10:02
nelle prime stagioni. poi dopo l'hanno capito e d'hanno giocato e marciato ampiamente, come (.) qualcuno di voi vedo che sa,
1:10:03–1:10:06
e:::hm, gli autori di supernatula,
1:10:06–1:10:19
eh all'inizio non ci pensavano (.) <che il rapporto di fratellanza (.) eh tra i due protagonisti potesse (.) eh solleticare una serie di (.) immaginazioni> a un pubblico prevalentemente femminile peraltro.
1:10:19–1:10:24
che invece si sarebbe messo poi a ricamare, su come quella sia più, di una semplice bromance.
1:10:28–1:10:33
ed è un classico esempio di (.) poter dare altri tipi di valori, altri tipi di letture.
1:10:34–1:10:36
letture critiche. letture appassionate.
1:10:36–1:10:39
a un contenuto che originariamente non le prevedeva.
1:10:40–1:10:42
il consumatore è lo spettatore attivo.
1:10:42–1:10:47
i cosidetto prosumer. eh secondo la definizione di alvin tofler.
1:10:47–1:10:50
il produttore e consumatore assieme. una crasi.
1:10:52–1:10:54
la possibilità di partecipare.
1:10:55–1:10:56
anche da un punto di vista politico.
1:10:57–1:11:02
remixando un determinato contenuto, per (.) che so, sottolinearne la natura liberal.
1:11:03–1:11:05
per rileggere una serie in chiave conservatrice.
1:11:07–1:11:14
o per mostrare al mondo quanto quella rappresentazione mediale sia lesiva e offensiva, nei confronti dell'immagine della donna.
1:11:14–1:11:15
per esempio.
1:11:16–1:11:19
sto facendo tutti esempi che (.) trovano, concreta applicazione.
1:11:20–1:11:23
dicevamo non un risultato ma un processo.
1:11:24–1:11:28
le logiche (.) top down e bottom up, sono compresenti.
1:11:29–1:11:31
c'è una relazione.
1:11:31–1:11:37
costante. tra le imprese e i consumatori, soprattutto i gruppi. di consumatori di spettatori.
1:11:38–1:11:40
c'è un rapporto che è economico,
1:11:40–1:11:44
che è culturale e simbolico, che diventa anche affettivo.
1:11:45–1:11:47
tra le industrie, tra le imprese,
1:11:48–1:11:52
tra gli autori, e i fan e gli spettatori e i consumatori.
1:11:53–1:11:59
c'è una dinamica di azione reazione e controreazione, da parte dell'industria culturale.
1:12:00–1:12:03
la logica top down, viene bilanciata da delle spinte bottom up,
1:12:04–1:12:06
ma poi magari l'industria,
1:12:07–1:12:09
riprende in mano. il pallino.
1:12:09–1:12:11
di quel determinato contenuto,
1:12:12–1:12:13
e reagisce.
1:12:14–1:12:22
a quelle che sono state le sollicitazioni (.) ottenure <da parte del pubblico>, da parte delle logiche grass roots, da parte delle produzioni dal basso.
1:12:23–1:12:25
e reagisce in tanti modi diversi.
1:12:26–1:12:33
per cui ci sono alcuni tipi di properties, che vedono una reazione da parte dell'industria di (.) resistenza.
1:12:34–1:12:35
a quello che fanno i fan.
1:12:35–1:12:36
non è canonico.
1:12:37–1:12:41
non (.) non in~ non mi interessa, non va incluso.
1:12:41–1:12:45
la prima reazione (.) di george lucas, e del mondo di star Wars,
1:12:46–1:12:50
a (.) e: alle attività, creative dei fan,
1:12:50–1:12:54
è stata di diniego. voi non potete toccare queste mie properties.
1:12:54–1:12:58
voi non potete toccare questi contenuti che sono oggetto della mia proprietà intellettuale.
1:12:58–1:13:04
come cambia il tempo. son passati alcuni anni e l'approccio (.) di star Wars diventato property di disney,
1:13:04–1:13:06
e: è radicalmente diverso.
1:13:07–1:13:08
rispetto a queste cose.
1:13:08–1:13:13
altri in altri casi d'e un incoraggiamento, si capisce che (.) quest'azione del pubblico è promozionale.
1:13:14–1:13:18
funziona, serve ad attirare attenzione, serve ad attirare altri spettatori.
1:13:19–1:13:21
a volte addirittura si sfrutta il pubblico.
1:13:21–1:13:27
e il pubblico trascinato da questa relazione affettiva e dalla voglia di partecipare, non si accorge che sta facendo del lavoro gratis.
1:13:27–1:13:33
per le imprese mediali che nel frattempo gli stanno pure vendendo (.) gli oggettini del merchandise, e così via,
1:13:35–1:13:40
di nuovo le dinamiche sono sempre più complesse, se le andiamo a leggere (.) criticamente.
1:13:40–1:13:43
jenkins (.) si ferma un po' prima di quest'ultimo aspetto.
1:13:43–1:13:49
m della (.) dell'industria mediale che riprende in mano le redini e che orienta secondo i suoi, obiettivi.
1:13:50–1:13:54
quelle che sono le attività grass roots e le logiche bottom up.
1:13:55–1:14:02
questo tipo di cultura convergente, è una cultura fatta anche, da rielaborazioni e da ri~=e riappropriazioni continue.
1:14:04–1:14:08
alcuni esempi ve li ho già fatti. altri li vedremo nelle prossime slide.
1:14:08–1:14:10
la logica del remix.
1:14:11–1:14:12
e quindi del mescolamento.
1:14:13–1:14:15
le versioni non ufficiali.
1:14:15–1:14:23
pensate ai:: ai video, ai trailer che vengono fatti cambiando di genere un determinato contenuto.
1:14:23–1:14:25
eh mary poppins che diventa un film horror.
1:14:26–1:14:29
e::h pensate agli honest trailer.
1:14:30–1:14:38
<quindi al: fenomeno di prendere dei pezzi>, di un determinato contenuto e prendere in giro bonariamente quel contenuto,
1:14:38–1:14:40
riassumendo intere stagioni di games of thrones.
1:14:41–1:14:43
per esempio. cercatelo quello è divertente.
1:14:43–1:14:46
e::h (.) applicandoci uno sguardo ironico.
1:14:47–1:15:00
e:h e quindi la chiave di lettura dell'ironia e della satira. qualcuno e:h non mi ricordo (.) chi fra voi, ha:: ha postato, alcune cose sulla sull'ironia come uno dei linguaggi comuni di una: di uno scenario di un estetica digitale.
1:15:00–1:15:05
e:h fin troppo. che ci è probabilmente scappata di mano e poi ci porta trump come presidente degli stati uniti.
1:15:06–1:15:09
ma e::h (.) a parte queta piccola parentesi e digressione,
1:15:09–1:15:13
è: sicuramente un altra, delle leve attraverso le quali si possono leggere
1:15:13–1:15:19
eh si possono creare, si possono produrre dal basso determinati contenuti che interagiscono
1:15:19–1:15:20
con con i media.
1:15:20–1:15:21
la fan fiction.
1:15:22–1:15:24
e quindi lo sviluppo di linee narrative alternative.
1:15:24–1:15:27
una serie è stata chiusa e io ci scrivo altre puntate.
1:15:27–1:15:33
e::h la scrittura non sarà all'altezza degli sceneggiatori, ma chissene frega. io voglio ancora sapere come va a finire,
1:15:33–1:15:35
con queste: (.) con queste storie.
1:15:36–1:15:37
oppure la fan art.
1:15:37–1:15:41
e quindi, la (.) rielaborazione, artistica,
1:15:41–1:15:44
e:h di (.) spesso di rara kitschitudine,
1:15:45–1:15:47
<e:h con dei disegni>,
1:15:47–1:15:53
con delle elaborazioni grafiche, con dei montaggi, fatti a partire da questi personaggi di serie televisive,
1:15:53–1:15:59
eh o di altri di film. e:h (.) cantanti e così via,
1:15:59–1:16:03
con (.) pretese artistiche più o meno raggiunte.
1:16:03–1:16:07
ma anche quello diventa un linguaggio, e ancora i meme, e così via.
1:16:08–1:16:12
nel panorama mediale ibrido e sempre in evoluzione, l'industria se ne accorge.
1:16:13–1:16:15
e l'industria reagisce.
1:16:15–1:16:18
creando essa stessa delle estenzioni mediali.
1:16:20–1:16:21
non ti è bastato il film?
1:16:21–1:16:28
facciamo anche questa clip che ti metto su youtube, questo videogioco che puoi comprare nei negozi
1:16:28–1:16:38
e:h appositamente, e magari: stimolo anche la partecipazione degli utenti con un concorso a tema legato ai contenuti della narrazione di questo film.
1:16:39–1:16:41
le possibilità di sinergia.
1:16:41–1:16:43
fra aziende tra loro integrate.
1:16:45–1:16:46
la creazione di franchise.
1:16:47–1:16:48
i grandi marchi
1:16:48–1:16:53
che bastano da soli a creare un po' di affetto (.) in chi in chi li vede.
1:16:54–1:17:00
e (.) rispetto ai quali costruisco una mitologia costruisco un ecosistema costruisco un insieme,
1:17:01–1:17:04
di storie di narrazione più o meno (.) strettamente legate.
1:17:05–1:17:08
vedremo che proprio questo sarà il passaggio successivo della riflessione di jenkins.
1:17:09–1:17:10
creo dei brand.
1:17:10–1:17:11
molto forti.
1:17:12–1:17:19
anche, non soltanto nelle narrazioni anche: nei programmi di intrattenimento. pensate a un marchio come x-factor.
1:17:19–1:17:23
e a come stimoli costantemente una partecipazione degli utenti.
1:17:24–1:17:25
in maniera diretta e in maniere indiretta.
1:17:26–1:17:39
e poi probabilmente le (.) la sfrutti la convogli alle logiche industriali, cercando (.) eh di far aquistare almeno a qualcuno di voi, e qualcuno lo avrà anche fatto, gli inediti dei concorrenti di quest'anno.
1:17:39–1:17:43
che erano (.) in testa alle=a classifica di itunes,
1:17:43–1:17:45
e:h non più tardi di qualche giorno fa.
1:17:47–1:17:51
vediamo alcuni esempi allora di: di survivor vi ho già detto.
1:17:51–1:17:57
quindi (.) le informazioni condivise da un'intelligenza collettiva per caercare di capire che cosa succede.
1:17:57–1:17:58
di x-factor anche.
1:17:59–1:18:01
l'interazione del pubblico attraverso il voto.
1:18:01–1:18:13
la possibilità di, partecipare attivamente allo sviluppo di una narrazione, allo sviluppo (.) di e:: carriere emergenti che poi (.) novanta su cento finiscono nel nulla,
1:18:13–1:18:19
ma attraverso un app che devo scaricare, attraverso un hashtag che evo usare su twitter,
1:18:19–1:18:21
attrraverso la possibilità di votare su facebook,
1:18:22–1:18:26
di votare con il telecomando di sky, e:h per chi la vede su sky,
1:18:27–1:18:30
e:h e non su sky online, o non illegalmente,
1:18:30–1:18:36
e:h comunque, tante diverse possibiità di convogliare (.) secondo gli usi secondo le necessità,
1:18:36–1:18:42
della (.) eh dell'impresa mediale, questa partecipazione. questo desiderio di connessione di partecipazione.
1:18:42–1:18:46
eh molto di voi sicuramente anch'io, chi mi ha iniziato a seguire su twitter lo sa,
1:18:48–1:18:59
partecipiamo volentireri, a questo: a questo tipo di interazione, a questo tipo di integrazio~ eh di interazione, che ci rende, (.) più sopportabile la visione di un programma televisivo.
1:19:01–1:19:12
fan fiction fan art rielaborazioni, su questa slide vi ho messo a partire da games of thrones tutta una serie di contenuti. la realizzazione di una mappa a partire dai luoghi della serie.
1:19:12–1:19:19
eh la creazione di disegni artistici che rielaborano ipotizzano un mondo in cui hodor invece di morire in mezzo a una porta,
1:19:20–1:19:25
e:h fa e:h arriva addirittura a conquistare il trono di spade,
1:19:25–1:19:29
la rilettura, il mix. il mix tra le varie possibili properties,
1:19:30–1:19:36
la rilettura delle (.) principesse disney in chiave, eh in chiave di games of thrones.
1:19:36–1:19:41
andrebbe a finire un po' peggio di come (.) eh va di solito a finire in un film disney,
1:19:41–1:19:48
eh di nuovo e:h la possibilità di creare, delle riletture comiche come delle strisce a fumetti,
1:19:48–1:19:57
e:h che (.) scherzano sulla complessità delle narrazioni o sulla sul grado di soppitudine (.) eh di una (.) di una serie come games of thrones,
1:19:57–1:20:05
eh i: e:h meme, o le immagini di nuovo divertenti sarcastiche ironiche fatte apposta per circolare su internet,
1:20:05–1:20:13
e: il merchandise. il bobolhead di john snow, che non sapevate di volere fino a vederlo qua e adesso (.) sarà il vostro regalo di natale,
1:20:13–1:20:27
e::hm (.) o sotto le carte da gioco, le vedrete poco perché le vedo poco anch'io, le carte da gioco in cui al posto del re delle regine (.) e dei fanti, eh ci sono i personaggi di games of thrones, un altra idea regalo.
1:20:27–1:20:31
e:hm e:h spero non arriviate a fare i cosplay.
1:20:31–1:20:40
di (.) personaggi di games of thrones e in quel caso (.) non vi giudico, e quindi la (l.) pratica (.) frequente a lucca, in un certo periodo dell anno,
1:20:40–1:20:45
di (.) verstirsi, da personaggi delle serie televisive e di interagire anche in questo modo,
1:20:45–1:20:51
o ancora la fan fiction e quindi la creazione di racconti a partire (.) a partire da tutto questo.
1:20:52–1:21:03
la cultura convergente e la convergenza culturale è qualcosa di più ampio è un qualcosa di trasversale, è chiaro che parlare di serie televisive o di programmi televisivi mi rende molto facile (.) e:h ragionare.
1:21:03–1:21:06
eh ma vale, si applica a qualsiasi a qualsiasi campo.
1:21:07–1:21:17
io qua ho messo (.) diciamo con diversi gradi di serietà due delle mie pagine facebook preferite. ammetto brutalmente eh determinati guilty pleasure,
1:21:17–1:21:30
eh e e:hm (.) e quindi (.) abbiamo anche una rilettura convergente di aspetti serissimi. quali l'informazione. la politica. la popular culture nei: nei modi più ampi.
1:21:30–1:21:41
attraverso una partecipazione dal basso. attraverso delle cose che non sono, concordate con le industrie mediali ma che emergono, a partire dalla creatività di determinati (.) di determinati utenti.
1:21:42–1:21:48
e:h quella che vedete, eh sulla sinistra, è la pagina facebook fotografie segnanti.
1:21:48–1:21:50
chi di voi la conosce già?
1:21:51–1:21:52
okay. meno male. mi sento meno solo,
1:21:53–1:21:56
e:h comunque (.) i fan sono tanti e e voi me lo confermate,
1:21:57–1:22:03
eh che si è inventata, un idea molto semplice. la e:h messa in frizione,
1:22:03–1:22:07
di una didascalia (.) legata a un fatto i cronaca, o di costume eh,
1:22:08–1:22:09
e una fotografia
1:22:09–1:22:16
che ha alcuni elementi di e::h di concordanza incredibili inspiegabili inattesi,
1:22:16–1:22:24
ma che riguarda (.) un altro (.) fatto di cronaca un altra (.) situazione politica, un altro (.) e: elemento di cultura pop.
1:22:25–1:22:28
e quindi la vecchia pubblicità della lavazza con nino manfredi,
1:22:28–1:22:34
eh che diventa il commento alla pratica (.) molto contemporanea spero dei vostri genitori più che vostra,
1:22:35–1:22:39
eh del buongiornissimo di cui abbiamo già parlato (.) qualche lezione fa,
1:22:39–1:22:46
e::h oppure la la messa in:: la messa:: di prossimità,
1:22:46–1:22:52
e::h di (.) saul goodman protagonista di better call saul, come avvocato,
1:22:52–1:23:03
e:h e una foto dannata dei primi anni ottanta di berlusconi, allora imprenditore televisivo, che eh ci teneva comunque a mostrare una pistola sulla sua scrivania.
1:23:03–1:23:11
e::hm (.) sulla, sulla vostra destra trovate invece un'altra pagina facebook molto più politica,
1:23:11–1:23:13
eh rispetto a fotografie segnanti,
1:23:13–1:23:15
e:h che è logo comune,
1:23:15–1:23:28
chi conosce logo comune? immagino meno. okay. infatti lo davo abbastanza per normale perché bisogna essere dei nerd della politica per per apprezzare questo tipo di cose, scusate i tre che ho insultato
1:23:28–1:23:32
in questo momento ma mi ci metto anch'io, ve lo sto mostrando quindi più di così,
1:23:32–1:23:41
e:h però le dinamiche del fandom. c'è tutta una ship bellissima, legata alla storia d'amore impossibile e travagliata tra maria elena boschi e alessandro di battista.
1:23:41–1:23:52
e:h che eh (.) viene portata avanti da mesi su questa pagina, attraverso fotomontaggi, scambi di sms, eh attraverso (.) riprese televisive,
1:23:52–1:23:59
e così via. ma in generale la rielaborazione della vita politica e della politica, come elemento divertente,
1:23:59–1:24:05
come chiave di lettura sarcastica di nuovo un altro modo di sopravvivere (.) a una campagna elettorale che sta per arrivare,
1:24:05–1:24:13
per cui vedete una partecipazione di matteo renzi a ballarò quando doveva fare un dibattito (.) con: con di maio che poi non si è presentato,
1:24:13–1:24:19
dove vediamo (.) renzi renzi e renzi che diaogano (.) che dialogano tra di loro.
1:24:19–1:24:24
questo per par condicio perché se no berlusconi di battista (.) bisognava metterci anche renzi.
1:24:25–1:24:32
quindi capite come poi la dinamica della cultura convergente funzione (.) funziona a vari livelli e funziona da vari punti di vista.
1:24:32–1:24:41
avvertenze. e:h (.) diversamente da jenkins, non (.) sopravvalutiamo la dimensione attiva del pubblico.
1:24:42–1:24:44
il pubblico non vuole sempre essere attivo.
1:24:44–1:24:48
il pubblico a volte vuole (.) rilassarsi non fare niente.
1:24:48–1:24:51
essere attivi è anche, un elemento di fatica,
1:24:51–1:24:53
e anche un elemento di lavoro.
1:24:53–1:24:56
a volte si predilige un consumo meno investito e meno impegnato.
1:24:56–1:25:01
il fatto che io rida. vedendo i fotomontaggi (.) di logo comune,
1:25:01–1:25:03
o (.) di fotografie segnenti,
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non vuol dire che io proporrò mai nulla (.) a nessuna delle due pagine, come mia idea o come mia suggestione di elaborazione. ci sono dei gradi diversi.
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di potenziale partecipazione all'interno della cultura divergente.
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non bisogna (.) sopravvalutare il potere di rielaborazione del pubblico.
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perché le spinte mediali poi, in qualche modo assorbono (.) questo potere.
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assorbono questo interesse.
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questa voglia di partecipare, e la sfruttano.
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conomicamente o culturalmente.
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nel momento in cui uno dei fotomontaggi di prima viene ripreso da un talk show politico di prima serata,
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c'è un contenuto gratis, rispetto al quale dibattere, che è stato prelevato dalla rete. a scapito di chi ha (.) sviluppato una sua creatività, ci ha dedicato del tempo.
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quello sarà anche contento di essere stato ripreso.
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e del fatto che magari quel fotomontaggio sia mostrato proprio a renzi che ne ride due secondi.
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ciò non toglie che c'è anche una dimensione di sfruttamento non ce la dobbiamo dimenticare.
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così come le comunità oganizzate per riportare una serie,
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a volte sono sobbillate dall'industria,
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per fare loro del lavoro gratis di promozione.
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chiaro che (.) una volta capito che (.) tutto fa discorso,
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le industrie mediali non si oppongono più.
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bisogna però fare attenzione un attimo a (.) capire quanto vogliamo poi essere essere in~ irrigimentati.
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jenkins è molto capace nell'indicare il fenomeno, ma è anche forse un po' troppo ottimista.
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non si rende conto dle fatto che questa libertà dello spettatore, diventa spesso un altra forma di consumo.
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e quindi un'altra cosa che le industrie mediali si troveranno, a eh sfruttare.
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da un lato è verissimo. ci sono delle energie creative che si liberano e che prima non erano visibili,
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che prima rimanevano confinate magari rispetto al nostro ristretto gruppo di amici alla nostra (.) <e::hm fan zine o alla::: alla maining list tra quattro fan di un (.) determinato contenuto>,
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ma è anche vero che c'è un investimento economicoche, c'è un investimento (.) emotivo.
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lo scenrario convergente presenta tutte queste sfinte so~ (.) contrapposte
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spinte contrapposte che (.) fanno (.) fra l'industria del consumo,
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<ma spinte (.) contrapposte, anche (.) tra (.) media differenti>.
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ed è l'ultima cosa che vediamo oggi, un altro discorso jenkinsiano che è quello del transmedia (.) storytelling.
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della narrazione transmediale.
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un'inevitabile corollario. di un discorso legato alla convergenza culturale.
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sono logiche di alto e di basso. che si vanno a completare a vicenda, e nel dialogo mediale convergente,
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le narrazioni non sono più vincolate a un singolo medium,
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non sono più vincolate ad una singola forma espressiva,
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ma sono dispersi, tra vari media e tra varie piattaforme.
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nella:: definizione (.) precisa, di transmedia storytelling,
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<tanti elementi su vari media differenti e su varie piattafome differenti, assieme, compongono un'esperienza unica e coordinata>.
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lo spettare è invitato a passare daun medium all'altroda, una piattaforma all'altra per, articolare la sua narrazione nel modo più completo.
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questa è una delle logiche dell'intrattenimento contemporaneo.
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da un lato c'è un idea di branding tipo quella che abbiamo visto con x-factor,
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anche comprando dei dischi ma quello non è (.) un racconto transmediale, non pe una narrazione (.) del transmedia storytelling,
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il transmedia è una (.) narrazione che si completa un passo alla volta un pezzo alla volta.
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ci sono gradi diversi. di transmedia story telling.
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un elemento classico, un transmedia storytelling ante litteram,
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che succedeva anche prima della cultura digitale, è l'adattamento.
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l'adattamento da un classico della letteratura, a un film.
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l'adattamento da un film a una serie televisiva.
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l'adattamento da un romanzo o di una piece teatrale:, a una narrazione:: che so un radiodramma.
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oppure c'è l'estensione.
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io ho una narrazione (.) fulcro. una narrazione cuore,
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che è quella principale,
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ma ti do anche dei pezzetti di altra narrazione che se vuoi, possono andare a completare ad aumentare la tua esperienza.
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narrativa,
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oppure c'è una progettazione vera e propria.
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per cui (.) tu non solo devi vdere (.) il medium prevalente, ma devi vedere anche tutti gli altri pezzi altrimneti non capisci.
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uno dei primi esperimenti in questo senso è stato matrix.
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non potevi vedere soltanto i tre film di matrix.
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a rischio e pericolo perche poi gli ultimi due sono (.) discretamente ributtanti,
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ma e:h (.) si potevano vedere tutti e tre i film di matrix, ma era inevitabimente meglio per capire alcune cose che succedevano nel secondo e nel terzo film,
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aver visto anche per esempio la serie di cartoni animati (.) e:h animatrix, legata a questo stesso mondo narrativo e che spiegava alcune cose che altrimenti vedendo solo il film, non si capiva da dove uscivano.
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oppure (.) bisognava giocare al videogioco nell'intervallo tra il secondo e il terzo film.
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schiavitù contemporanea eh per certi versi.
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di nuovo da un lato c'è la spinta da parte del pubblico, che ogni volta che ama qualcosa, lo vuole in tante forme e vuole estendere la s~ l'esperienza della sua narrazione,
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dall'altro c'è un ruolo dell'industria mediale che cerca (.) di creare delle narrazioni transmediali e il più possibile a partire dalle sue (.) dalle sue properties. dalle narrazioni che (.) e::h che sviluppa.
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caratteristiche del transmedia.
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le vediamo un po' rapidamente, ma le vediamo ancora oggi.
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da un lato, spreadability,
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e dall'altro (.) trillability.
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traduzioni italiane, che sono tra l'altro colpa mia perché come vedrete è stato da me tradotto, nella versione (.) nella versione che avete nell'antologia da studiare,
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spalmabilità,
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provatevi voi a tradurre quei due termini,
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eh spalmabilità e (.) penetrabilità.
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la spreadabilitty è (.) la narrazione transmediale, che cerca di estendersi il più possibile. di diffondersi in maniera larga.
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di far tanti contenuti che possano circolare liberamente.
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e lo spettatore ne becca qualcuno.
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trillability, penetrabilità, è invece l'approccio del fan.
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che cerca di approfondire.
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che cerca di avvicinarsi sempre di più.
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sono due direzioni differenti. una in orizzontale, l'altra in verticale.
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due dimensioni che l'industria mediale può decidere di (.) scegliere,
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o allargo o restringo ma fidelizzo,
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oppure di utilizzare contemporaneamente.
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creando delle narrazioni che vanno sia per estensione sia per profondità.
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altra (.) tensione in questo (.) campo,
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continuità, e molteplicità.
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da un lato c'è l'idea del canone.
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il fatto che ogni pezzo di narrazione,
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stia all'interno, di quello che vuole l'autore.
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dall'altro c'è la molteplicità delle strade alternative.
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la variazione di un mondo,
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anche quando non è autorizzata.
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e qui per esempio il ruolo della fan fiction, la questione dello shipping, è chiaro che sono extracanone.
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è chiaro che non vanno rispetto una logica di continuità rispetto un mondo narrativo,
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lo vanno a moltiplicare.
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immersione, o estrabilità
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da un lato l'immersione. io entro in un racconto in modalità sempre più immersiva,
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dall'altra, io spargo questi pezzi di racconto, nel mondo reale.
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per esempio col merchandising.
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transmedia storytelling è una costruzione di mondi.
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cosidetto world building.
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sono dei mondi (.) lo scriveva umberto eco a proposito di casablanca,
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ammobiliati.
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dei mondi dove ci sono più cose di quante noi ne possimo vedere, con un solo sguardo.
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sono dei mondi ricchi, dei mondi densi.
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a partire dai quali io poi posso creare l'enciclopedia su internet che mi spiega anche quel dettaglio nell'inquadradura, che d'era in un episodio dei simpson e che io non ho visto.
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o non ho capito.
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oppure che possono creare delle mappe,
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in cui io guardando games of thrones so sempre, anche quando non li vedo sullo schermo,
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dove (.) diavolo stanno in westeros o in essos ((incomprensibile)) i miei dannati personaggi.
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serialità.
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la narrazione transmediale può ssere seriale, fatta a puntate, attraverso dei cliff hanger,
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che mi portano da qualche altra aprte in attesa di qualche altro pezzo di narrazione,
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o possono comporsi anche in sequenze più complesse.
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dalle connesioni (.) più (.) estranee. per cui per esempio nell'attesa tra una puntata e l'altra che va in onda in televisione, io mi devb spostare su internet, dove vedo (.) delle altre clip.
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ma è una dinamica che per esempio qualcuno di voi sta vedendo sirene, su rai uno?
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la fition di rai uno?
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c'è qualcuno, sì. meno male che c'è qualcuno,
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e:::h no giusto perché così capite l'esempio,
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e::h all'interno del mondo narrativo di sirene c'è una soap, che i personaggi guardano,
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quesa soap (.) esiste anche tra virgolette nel mondo reale, e volendo ve la potete andare a vedere su internet, penso sia sul corriere punto it.
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e:h per (.) provare anche quel tipo di esperienza.
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la soggettività.
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possibilità all'interno del mondo narrativo, di adottare varie prospettive. di prendere i panni di vari personaggi.
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la narrazione principale mi fa vedere la storia dal punto di vista dei protagonisti,
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i pezzi del tranmedia story telling, mi fanno mettere nei panni anche per esempio, di una serie di personaggi secondari.
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di guardare a quello stesso mondo, secondo delle linee narrative secondarie diverse, rispetto a quelle del testo base.
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e ancora la performance.
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l'elemento che porta lo spettatore ad agire.
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non soltanto a vedere.
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ma appunto a rielaborare a ricostruire a partecipare,
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ma in qualche modo anche nel momento in cui fate un twit.
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ha una dimensione (.) performativa.
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rispetto alla costruzione della vostra identità online e così via.
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il transmedia ha una storia lunghissima, l'intera cultura di massa è almeno fino a un certo punto transmediale, mal il digitale, lo pe~ lo potenzia.
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secondo delle logiche di intrattenimento.
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chiudo questa lezione facendovi vedere alcuni esempi di transmedia storytelling.
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matrix, ve l'ho già detto, uno dei primi casi (.) studiati (.) dallo stesso jenkins,
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ma anche per esempio harry potter.
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una narrazione che si dispiega sui libri, al cinema, con dei videogiochi, con dei siti, con dei fumetti, con degli altri libri, con del merchandising e così via.
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oppure (.) star Wars.
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star Wars che va dai lego di star Wars, ai film delle varie trilogie, ai videogiochi che si mettono in mezzo, ai fumetti,
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ai libri, alle novellizzazioni,
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a:lle app, alle possiblità di interagire online e digitalmente su degli spazi (.) proprietari, ai giocattoli che qualcuno di voi riceverà a natale,
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e:h anche perché c'è il nuovo film quindi per forza.
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o ancora, marvel.
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l'universo cinematico e televisivo, di marve. anche qua.
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una timeline, che passa attraverso dei film, attraverso delle serie televisive di network, atraverso delle serie televisive cable, attraverso delle serie televisive su netflix,
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attraverso una serie di narrazioni ulteriori,
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di:: merchandise, di locandine, di materiali promozionali, di teaser, e così via.
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vi ho già perso appena ho liniziato gli esempi, quindi non sto più a lungo sugli esempi, vi lascio andare,
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ci vediamo martedi prossimo.