0:08–0:13
ehm dunque mi ricordo che lei ha frequentato ehm
BO1170:14–0:20
le direi di eh cominciare con una definizione di eh cortesia
0:21–0:27
eh e poi ehm facciamo un esempio di fenomeno linguistico che può essere ricollegato
BO1410:28–0:32
okay allora eh la cortesia è un motore forte per essere indiretti
0:32–0:37
infatti abbiamo visto che è la possibilità di attenuare la forza illocutiva di un enunciato
0:37–0:41
e minimizzando gli eventuali effetti negativi di un atto diretto
0:41–0:46
eh infatti abbiamo studiato tan~ delle strategie della cortesia ma anche marcatori di cortesia
0:46–0:50
abbiamo visto che esiston~ ne esistono tantissimi come per esempio i playdowns
0:50–0:54
gli understaters eh oppure gli scope staters gli agent devicers
0:54–0:56
che sono comunque tutti
0:56–1:01
che ha~ ha~ hanno delle funzioni diverse però ci siamo concentrati prevalentemente sugli onorifici
1:02–1:04
eh in quanto abbiamo visto che eh
1:04–1:09
gli onorifici stabiliscono delle relazioni fra fra parlante e l'ascoltatore
1:09–1:14
ehm che gli onorofici sono molto importanti per esempio in lingue in lingue asiatiche
1:14–1:21
perché ehm in qualche modo sono delle delle forme linguistiche speciali usate per veicolare il rispetto nei confronti dell'interlocutore
1:21–1:23
oppure del referente
1:23–1:31
e abbiamo visto gli onorifici appunto per p~ mh gli address honorifics che sono quelli per appunto per per l'interlocutore
1:31–1:32
abbiamo visto i pronomi
BO1171:32–1:35
ragioniamo ancora un po' sulla definizione di cortesia
1:35–1:42
e la cortesia la la la utilizziamo molto mol~ la utilizziamo molto spesso per esempio negli atti linguistici indiretti
1:42–1:48
eh in quanto per essere in~ è è una delle strategie per essere indiretti perché in qualche modo
1:48–1:52
ehm ci ci ci permette eh di ehm
1:52–1:55
è è è fa ehm è quella parte
1:55–2:00
che permette all'interlocutore di arrivare in qualche modo all'intenzione all'intenzione illocutiva del parlante
2:00–2:02
perché m~ molto spesso noi
2:02–2:08
ne~ negli enunciati il significato dell'enunciato non è quello non non è quello dell'in~ quello che vuole intendere il parlante quindi
2:08–2:11
molto spesso questi eh utilizza la cortesia
2:11–2:15
e sta all'interlocutore poi dopo eh ri~ ricondurre
2:16–2:21
eh l'atto linguistico diretto all'atto eh corretto ovvero all'intenzione comunicativa del parlante
BO1172:21–2:26
quindi lei sta dicendo che il parlante per essere cortese non è diretto
BO1172:26–2:33
di conseguenza la sua intenzione è diversa da quella manifestata nell'atto diretto
BO1412:30–2:32
~festata nel significato letterale sì
2:34–2:38
però torniamo alla definizione no abbiamo visto diverse definizioni
2:38–2:41
abbiamo visto la teoria la teoria di lakoff
2:41–2:46
eh di leech in quanto lakoff vede la cortesia come un evitamento di conflitto
2:46–2:54
eh egli pensa che ehm la la cortesia lavora assieme lavori assieme al principio di cooperazione e che sia in grado di spiegare
2:54–2:56
la violazione di in~ di tante massime
2:56–3:00
e infatti afferma che quando non lavora il principio della cortesia lavora ehm
3:00–3:03
il il principio di cooperazione di grice e viceversa
3:04–3:11
in quanto la teoria di grice è vista come un sottoinsieme eh della della politeness perché
3:11–3:15
principalmente la il principio di cooperazione afferma di essere chiari
3:15–3:20
e e la la e l'essere chiari è una delle macro regole eh della cortesia
3:20–3:26
poi dopo eh abbiamo visto come anche lakoff declina la cortesia in tre massime
3:26–3:32
eh ovvero che n~ n~ non imporre ehm dai dai opzioni cioè dà libertà di scegliere e fai star bene l'altro
3:32–3:36
poi abbiamo visto invece la cortesia di leech
3:36–3:44
che abbiamo visto che per per questo linguista la cor~ per questo linguista la cortesia lavora parallelamente al principio di cooperazione
3:44–3:48
e e questa e questa cortesia viene articolata in sei massime
3:48–3:52
che sono il tatto la generosità la modestia l'accordo l'approvazione la simpatia
3:52–3:57
poi ci siamo chiesti però se la cortesia lavori univar~ universalmente
3:57–4:01
oppure se eh sia influenzata dal contesto e o dalla cultura
4:02–4:07
quindi abbiamo visto come leech ha cercato di eh creare una scala per misurare la politeness
4:07–4:12
attraverso una scala di costi benefici costi per il parlante benefici per l'interlocutore
4:12–4:16
e una scala di autorità che stabilisce il grado di familiarità
4:16–4:22
oppure e a~ o~ inoltre una sc~ la scala dell'opzionalità in quanto bisogna dare all'interlocutore la libertà di scegliere
4:22–4:30
e la scala dell'indirettezza perché il parlante deve sa~ deve deve deve prevedere lo sforzo interl~ interpretativo dell'interlocutore
BO1414:30–4:33
poi abbiamo visto la cortesia di brown e levinson
4:33–4:37
eh in quanto essi attribuiscono alla cortesia tutti quegli atti che il parlante compie
4:37–4:40
per salvaguardare la propria identità a discapito degli altri
4:41–4:42
infatti si vedono eh
BO1174:42–4:48
ecco mh identità siam~ sicuri perché lei non ha ancora nominato un concetto che invece è centrale
BO1174:49–4:53
esatto la faccia chi chi è mh per primo a parlarne
BO1414:51–4:56
eh goffman introdusse la nozione di faccia negli anni cinquanta
BO1414:56–5:00
eh infatti per goffman eh salvaguardare la faccia non è l'obiettivo dei parlanti
5:00–5:04
ma il risultato dell'adeguamento dei parlanti ad un ordine rituale
5:04–5:09
eh quindi la faccia è quel valore sociale che ognuno di noi mostra di sé agli altri
5:09–5:15
ehm in accordo con la con la valutazione del gioco di specchi tra parlante e e ascoltatore
5:16–5:19
no p~ p~ p~ per goffman eh l~ la la
5:19–5:24
salvaguardare la faccia è il risultato dell'atteggiamento dei parlanti che seguono determinati riti
5:24–5:30
e inoltre la faccia è strettamente collegata all'autov~ al processo di autovalutazione
5:30–5:35
e attraverso il modo in cui il proprio sé è costruito rispetto agli altri partecipanti alla conversazione
5:35–5:41
infatti io ho la percezione della mia faccia in base a come gli altri si comportano con me nell'interazione sociale
5:41–5:44
però abbiamo visto come questo concetto sia un po' volatile perché di~
5:44–5:51
cambia eh da da interazio~ dipende da interazione a interazione può continuamente essere ehm rinegoziato
BO1175:52–5:56
e brown e levinson come la definiscono invece la faccia
BO1415:56–6:00
la essi enfatizzano la faccia eh rispetto al suo carattere difensivo
6:00–6:04
eh in quanto egli e~ essi ehm
6:04–6:08
definiscono eh la la faccia come eh ciò
6:08–6:13
che ci permette di eh difenderci eh dal difenderci dal da gli altri
6:13–6:17
e ed è una nozione universale abbiamo visto come dividono eh la
BO1176:17–6:21
no la faccia non è ciò che ci permette di difenderci dagli altri eh
6:30–6:35
è perché ha~ hanno~ enfatizzato questo lipo~ questo la la faccia
6:35–6:39
eh rispetto a~ al suo valore al suo valore dif~ difensivo quindi se sono
BO1176:39–6:41
sì però in che senso
BO1416:39–6:42
si sono occupati di vedere eh il sé
6:42–6:44
eh ch~ che è comunque
6:44–6:49
eh un la la faccia è un è un insieme stabile di valori che ognuno di noi ha
6:49–6:53
eh d~ dentro di sé e che in qualche modo ehm
6:53–7:00
porta avanti eh nel~ nello nella conversazione quindi è quell'immagine di sé eh po~ positiva
7:00–7:05
e coerente che ognu~ che ogni partecipante porta avanti nello nello scambio comunicativo
7:05–7:09
e che include il desidero che questa immagine sia riconusciuta e apprezzata
BO1417:09–7:13
quindi ehm po' co~ co~ co~ corrisponde ehm al~ al voler~
7:13–7:17
al voler essere apprezzati e a a mantenere la propria libertà di azione
7:18–7:23
abbiam visto la positive la negative la negative polite la la faccia positiva e la faccia negativa
BO1177:18–7:19
e quindi come vie~
BO1417:23–7:25
ehm che quindi ehm infatti
7:25–7:29
per brown e levinson la rappresentazione di sé è dentro ognuno di noi
7:29–7:31
e da essa nascono degli atteggiamenti eh volti
7:31–7:35
a mantenere la propria liber~ libertà di azione e il desiderio di voler essere apprezzati quindi
7:36–7:42
abbiamo visto la dimensione so~ la dimensione sociolo~ ehm fi~ filosofica in cui questi elaborano elaborano la teoria
BO1177:42–7:47
va bene cambiamo ambito
7:47–7:51
eh e parliamo dell'accessibilità dei referenti
7:51–7:57
le scale di accessibilità dei referenti che abbiamo affrontato nella parte finale del corso mh
BO1417:55–7:57
nella linguistica testuale
7:57–8:01
abbiamo visto la scala del di accessibilità di chafe e e di levelt
8:01–8:05
chafe divide i referenti in attivi semiattivi e inattivi
8:05–8:09
ehm il riferente attivo è quello che è al centro dell'attenzione
8:09–8:13
il referente semiattivo è quello che non è al centro dell'attenzione ma è accessibile
8:13–8:18
mentre quello inattivo è quello che fa parte della nostra memoria ehm a lungo termine
8:18–8:23
invece levelt divide~ eh il referente in f~ e la divid~ divid~ le scale in focus
8:23–8:26
che è al centro dell'attenzione nell'universo del discorso
8:26–8:30
che è disponibile nell'universo del discorso accessibile il il referente che è inferibile
8:30–8:33
e inaccessbile il referente che è totalmente nuovo
8:33–8:39
quindi abbiamo visto che anche per posizionare i referenti in un punto della scala dobbiamo tenere conto di tre ordini
8:40–8:45
che sono che è lo status delle conoscenze ovvero se le co~ ovvero se queste esistono
8:45–8:47
se ci sono se non ci sono l'origine delle conoscenze
8:47–8:50
se sono pregresse portate dal testo portate dal contesto
8:50–8:56
e il grado di condivisione se sono pregresse attive pregresse inattive attivate dal discorso o attivate dalla situazione
BO1178:55–9:00
qual è il rapporto tra accessibilità dei referenti e topic
BO1419:00–9:05
abbiamo visto che il re~ il ref~ più il referente attivo è quello più accettabile come topic
9:05–9:11
abbiamo visto nel nell'ordine per esempio svo oppure nei costrutti presentativi ho ics che c'è ics che
9:11–9:14
quindi la più più il referente è attivo più è accettabile come topic
9:14–9:19
invece abbiamo visto come il brand-new ananchored che è quello è è un elemento ex novo
9:19–9:22
è que~ è quello meno meno frequentemente presente come topic
9:22–9:27
se vogliamo mettere un elemento nuovo a topic dobbiamo utilizzare delle strategie ovvero
9:27–9:31
delle espressioni marcate come abbiamo visto per esempio la dislocazione a sinistra
9:31–9:35
e che che in questo modo ci ci permette di di posizionare questo elemento a topic
9:42–9:44
qual è la parte che le è interessata di più
BO1419:45–9:47
eh i post~ eh è la relevance theory
BO1179:47–9:50
la relevance theory come mai
BO1419:50–9:52
perché mi è
9:52–9:57
eh mi ha interessato in gen~ abbiamo visto che è stata è stata particolarmente sviluppata in ambito linguistico
9:58–10:02
ma che non è solo una teoria della ril~ della rilevanza che si applica nel linguaggio
10:02–10:08
in in generale abbiamo fatto l'esempio di quando noi per esempio andiamo in giro per la strada e vediamo quello che ci interessa
10:08–10:11
e e abbiam~ fatto la distinzione fra vedere e guardare quindi
10:11–10:16
ho ho ho notato che effettivamente nella nella vita di tutti i giorni ci sono delle
10:16–10:20
del d~ dei fenomeni che ci attirano di più perché in qualche modo
10:20–10:27
abbiam~ abbiamo più bisogno eh di di di quel~ di quel~ o almeno la nostra vita verte di più in quel momento su
10:27–10:32
u~ un determinato ambito per esempio se io ho bisogno di di di andare al supermercato
10:32–10:35
di di comprare qualcosa oppure ho voglia di biscotti vado in giro e e
10:35–10:41
e e ciò che m'attira l'attenzione per esempio sarà l~ l~ la pubblicità d~ dei supermercati che vendono biscotti
10:41–10:44
quindi è quello che in qualche modo permette
10:44–10:48
credo che abbia anche un legame anche un po' ama~ del marketing
10:48–10:52
perché in qualche in modo attira l'attenzione come abbiamo visto nelle pubblicità
10:52–10:56
che si possono creare dei terreni di pertinenza in altri mani~ manipolando la gente quindi
10:56–11:02
è è un po' s~ sono strategie che ehm che che quando impari quando le studi
11:02–11:06
le impari a riconoscere quindi credo sia importante studiarle perché se no la cioè
11:06–11:09
se no noi viviamo in qualche modo
11:09–11:13
un po' dominati dagli altri senza sapere come gli altri si muovono per sottometterci in qualche modo
11:13–11:17
dobbiamo è un po' un po' un po' di difesa l'ho vista come una teoria di difesa
11:17–11:20
da da tecniche di autodifesa
BO14111:20–11:22
per per quello che mi ha interessato quindi
BO11711:23–11:28
e a questo punto difesa dall'abuso linguistico no dal linguaggio manipolatorio cos'è
11:28–11:35
abbiamo visto il linguaggio manipolatorio come a~ attra~ attraverso le inferenze le presupposizioni
11:35–11:38
eh in quanto gli gli abusi linguistici eh
11:38–11:43
mh ah in qualche in qualche modo violano le determinate massime a volte
11:43–11:49
ehm e e quindi ci perme~ abbiamo abbiamo fa~ abbiamo avuto abbiamo fatto una specie di di di
11:49–11:52
di di insieme di di di di di
11:52–11:58
abusi linguistici sul anche sul su~ sul sito che abbiamo visto come eh attraverso presupposizioni
11:58–12:04
ehm si si riesce ehm a a a a cr~ creare ap~ ap~ appunto a viol~ a violare
12:04–12:08
eh de~ determinate determinate massime quindi in qualche modo ehm
12:08–12:13
si si attivano presupposizioni per esempio con gli articoli ehm d~ definiti
12:13–12:16
d~ determinativi e quindi eh diciamo che eh
12:16–12:22
permettono eh a la permettono di di manipolare anche questo la gente in qualche mh
12:22–12:26
perché anche molt~ anche molti titoli per esempio di di di giornali
12:26–12:32
oppure di di riviste hanno qu~ questo linguaggio manipolatorio che tende eh attraverso
BO11712:31–12:36
ma perché maniopola~ cioè qual è il meccanismo insomma
12:36–12:39
è giusto cioè si usano gli articoli definiti
12:39–12:45
abbiam visto tutta una serie di altre strategie ma la manipolazione in cosa consiste
12:46–12:48
nell'attivare delle presupposizioni
12:48–12:52
quindi per esempio ehm
12:52–12:54
l'utilizzo eh di
12:54–12:58
a~ abbiamo visto anche molti eh
12:58–13:02
m~ m~ molte pubblici~ non non sono pubbl~ erano f~ f~ frasi di pubblicità
13:02–13:05
eh che in qualche modo eh attivano attivano
BO14113:06–13:10
esatto degli slogan che eh a~ attivano dei frames in qualche modo eh
13:10–13:16
ci permettono eh di i~ di i~ inferire per e~ d~ d~ ~d d'inferire q~ qualcosa
13:16–13:20
ch~ ch~ ci per~ che è bio~ che è che è negato per affermare qualcos'altro
13:20–13:27
quindi abbiamo visto per esempio mo~ mo~ molte frasi come per esempio anche sa~ anche sapore vero che implica che c'è del falso
13:27–13:31
l'utilizzo ehm d~ del di di frasi con verbi
13:31–13:35
eh perché l~ perché frasi nominali non possono essere non possono essere smentite
13:35–13:41
mentre il verbo può essere smentito oppure utili~ utilizzando anche abbiamo fatto xxx l'esempio della coop
13:41–13:46
eh sei tu che tu non puoi ri~ non puoi rinnegare te stresso quindi è una vici~ fa una vicinanza
13:46–13:51
oppure il fatto eh di di utilizzare le rime che facilizzano la me~ la memorizzazione
13:51–13:56
quindi anche anche le pubblicità la~ lavorano o sull'attivazione di di di frames
13:56–14:01
o sulle presupposizioni anche abbiamo visto a~ per esempio i superlativi
14:01–14:08
oppure l'u~ l'u~ l'utilizzo del~ della o che in qualche modo eh n~ n~ non ti dà altre scelte in qualche modo
14:08–14:12
quindi eh abbiamo visto n~ n~ n~ numerosi eh
14:12–14:15
numerosi slogan di questi quindi sono
BO11714:16–14:19
mh mh va bene
0:08–0:13
e:::hm dunque mi ricordo che lei ha frequen[tato] e::hm
BO1410:11–0:12
[°sì, (esatto)°]
BO1170:14–0:20
le direi di e:h cominciare con una definizione di eh cortesia
0:21–0:27
e::h e poi ehm: facciamo un esempio di fenomeno linguistico che può essere ricollegato
BO1410:28–0:32
okay, allora eh la cortesia è un motore forte per essere indiretti,
0:32–0:37
infatti abbiamo visto che è la possibilità di attenuare la forza illocutiva di un enunciato
0:37–0:41
e minimizzando gli eventuali effetti negativi di un atto diretto
0:41–0:46
e::h infatti abbiamo studiato tan~ delle strategie della cortesia ma anche marcatori di cortesia,
BO1170:44–0:46
((tossisce))
BO1410:46–0:50
abbiamo visto che esiston~ ne esistono tantissimi come per esempio i playdowns,
0:50–0:54
gli understaters eh oppure gli scope staters, gli agent devicers
0:54–0:56
che sono comunque tutti
0:56–1:01
che ha~ ha~ hanno delle funzioni diverse però ci siamo concentrati prevalentemente sugli onorifici
1:02–1:04
eh in quanto abbiamo visto che eh
1:04–1:09
gli onorifici stabiliscono delle relazioni fra fra parlante e l'ascoltatore
1:09–1:14
ehm che gli onorofici sono molto importanti per esempio in lingue in lingue asiatiche
1:14–1:21
perché ehm in qualche modo sono delle delle forme linguistiche speciali usate per veicolare il rispetto nei confronti dell'interlocutore,
1:21–1:23
oppure del referente
1:23–1:31
e abbiamo visto:: gli onorifici appunto per p~ mh gli address honorifics che sono quelli per appunto per per l'interlocutore,
1:31–1:32
abbiamo visto i pronomi,
BO1171:32–1:35
ragioniamo ancora un po' sulla definizione [di cortes]ia
1:35–1:42
e la cortesia la la la utilizziamo molto mol~ la utilizziamo molto spesso per esempio negli atti linguistici indiretti
1:42–1:48
e::h in quanto per essere in~ è è una delle strategie per essere indiretti perché in qualche modo
1:48–1:52
e:hm ci ci ci permette eh di e:hm
1:52–1:55
è è è fa ehm è quella parte
1:55–2:00
che permette all'interlocutore di arrivare in qualche modo all'intenzione all'intenzione illocutiva del parlante
2:00–2:02
perché m~ molto spesso noi
2:02–2:08
ne~ negli enunciati il significato dell'enunciato non è quello non non è quello dell'in~ quello che vuole intendere il parlante quindi
2:08–2:11
molto spesso questi eh utilizza la cortesia
2:11–2:15
e sta all'interlocutore poi dopo eh ri~ ricondurre
2:16–2:21
eh l'atto linguistico diretto all'atto eh corretto ovvero all'intenzione comunicativa del parlante
BO1172:21–2:26
quindi lei sta dicendo che il parlante per essere <cortese> non è di[retto]
BO1412:25–2:26
[esatto] sì
BO1172:26–2:33
di conseguenza la sua intenzione è diversa da quella [manifestata nell'atto::: diretto]
BO1412:30–2:32
[~festata nel significato letterale sì]
2:34–2:38
però torniamo alla definizi[one] no? abbiamo visto diverse definizioni
2:38–2:41
abbiamo visto la teoria la teoria di lakoff,
2:41–2:46
e:h di leech in quanto lakoff vede la cortesia come un evitamento di conflitto
2:46–2:54
eh egli pensa che ehm la la cortesia lavora assieme lavori assieme al principio di cooperazione e che sia in grado di spiegare
2:54–2:56
la violazione di in~ di tante massime
2:56–3:00
e infatti afferma che quando non lavora il principio della cortesia lavora e:hm
3:00–3:03
il: il principio di cooperazione di grice e viceversa
3:04–3:11
in quanto: la teoria di grice è vista come un sottoinsieme eh della della politeness perché
3:11–3:15
principalmente la: il principio di cooperazione afferma di essere chiari
3:15–3:20
e: e la la e l'essere chiari è una delle macro regole e:h della cortesia
3:20–3:26
poi dopo eh abbiamo visto come anche lakoff declina la cortesia in tre massime
3:26–3:32
eh ovvero che n~ n~ non imporre, ehm dai dai opzioni cioè dà libertà di scegliere e fai star bene l'altro
3:32–3:36
poi abbiamo visto invece la cortesia (.) di leech
3:36–3:44
che abbiamo visto che per per questo linguista la cor~ per questo linguista la cortesia lavora parallelamente al principio di cooperazione
3:44–3:48
e e questa e questa cortesia viene articolata in sei massime
3:48–3:52
che sono il tatto, la generosità, la modestia, l'accordo, l'approvazione, la simpatia,
3:52–3:57
poi ci siamo chiesti però se la cortesia lavori univar~ universalmente
3:57–4:01
oppure se eh sia influenzata dal contesto e o dalla cultura
4:02–4:07
quindi abbiamo visto come leech ha cercato di eh creare una scala per misurare la politeness
4:07–4:12
attraverso una scala di costi benefici, costi per il parlante, benefici per l'interlocutore
4:12–4:16
e una scala di autorità che: stabilisce il grado di familiarità
4:16–4:22
oppure e a~ o~ inoltre una sc~ la scala dell'opzionalità in quanto bisogna dare all'interlocutore la libertà di scegliere
4:22–4:30
e la scala dell'indirettezza perché il parlante deve sa~ deve deve deve prevedere lo sforzo interl~ interpretativo dell'interlocutore
BO1414:30–4:33
poi abbiamo visto la cortesia di brown e levinson
4:33–4:37
eh in quanto essi attribuiscono alla cortesia tutti quegli atti che il parlante compie
4:37–4:40
per salvaguardare la propria identità a discapito degli altri
4:41–4:42
infatti si vedono eh
BO1174:42–4:48
ecco mh identità? siam~ sicuri? perché lei non ha ancora nominato un concetto che invece è centrale
BO1174:49–4:53
esatto la faccia, chi chi è mh per [primo a parlarne]
BO1414:51–4:56
[e::h goffman introdusse] la nozione di faccia negli anni cinquanta
BO1414:56–5:00
eh infatti per goffman eh salvaguardare la faccia non è l'obiettivo dei parlanti
5:00–5:04
ma il risultato dell'adeguamento dei parlanti ad un ordine rituale
5:04–5:09
e:h quindi la faccia è quel valore sociale che ognuno di noi mostra di sé agli altri
5:09–5:15
e:hm in accordo con la con la valutazione del gioco di specchi tra parlante e e ascoltatore
5:16–5:19
(no) p~ p~ p~ per goffman eh l~ la la
5:19–5:24
salvaguardare la faccia è il risultato dell'atteggiamento dei parlanti che seguono determinati riti
5:24–5:30
e inoltre la faccia è strettamente collegata all'autov~ al processo di autovalutazione
5:30–5:35
e attraverso il modo in cui il proprio sé è costruito rispetto agli altri partecipanti alla conversazione
5:35–5:41
infatti io ho la percezione della mia faccia in base a come gli altri si comportano con me nell'interazione sociale,
5:41–5:44
però abbiamo visto come questo concetto sia un po' volatile perché di~
5:44–5:51
cambia eh da da interazio~ dipende da interazione a interazione, può continuamente essere ehm rinegoziato
BO1175:52–5:56
e brown e levinson come la definiscono:: invece la faccia?
BO1415:56–6:00
la essi enfatizzano la faccia eh rispetto al suo carattere difensivo
6:00–6:04
eh in quanto egli e~ essi e::hm:
6:04–6:08
definiscono eh la la faccia come e::h ciò
6:08–6:13
che ci permette di eh difenderci eh dal difenderci dal da gli altri
6:13–6:17
e ed è una nozione universale abbiamo visto come dividono eh la
BO1176:17–6:21
no la faccia non è ciò che ci permette di difenderci dagli altri eh
6:30–6:35
è perché ha~ hanno~ enfatizzato questo (lipo~) questo la la faccia
6:35–6:39
eh rispetto a~ al suo valore al suo valore dif~ difensivo quindi se sono
BO1176:39–6:41
[sì però in che senso]?
BO1416:39–6:42
[si sono occupati di] vedere e::h il sé
6:42–6:44
eh ch~ che è comunque
6:44–6:49
eh un la la faccia è un è un insieme stabile di valori che ognuno di noi ha
6:49–6:53
eh d~ dentro di sé e che in qualche modo ehm
6:53–7:00
porta avanti eh nel~ nello: nella conversazione quindi è quell'immagine di sé eh po~ positiva
7:00–7:05
e coerente che ognu~ che ogni partecipante porta avanti nello nello scambio comunicativo
7:05–7:09
e che include il desidero che questa immagine [sia] riconusciuta e apprezzata
BO1417:09–7:13
quindi ehm (po') co~ co~ co~ corrisponde ehm al~ al voler~
7:13–7:17
al voler essere apprezzati e a a mantenere la propria libertà di azione.
7:18–7:23
[>abbiam visto< la positive], la negative la negative polite la la faccia positiva e la faccia negativa
BO1177:18–7:19
[e quindi come vie~]
BO1417:23–7:25
e::hm che quindi ehm infatti
7:25–7:29
per brown e levinson la rappresentazione di sé è dentro ognuno di noi
7:29–7:31
e da essa nascono degli atteggiamenti eh volti
7:31–7:35
a mantenere la propria liber~ libertà di azione e il >desiderio< di voler essere apprezzati quindi
7:36–7:42
abbiamo visto la dimensione so~ la dimensione sociolo~ ehm fi~ filosofica in cui questi elaborano elaborano la teoria.
BO1177:42–7:47
va bene, cambiamo::: (.) ambito
7:47–7:51
e::h e parliamo dell'accessibilità dei referenti,
7:51–7:57
le scale di accessibilità dei referenti che:: abbiamo affrontato nella parte fin[ale:: °del corso° mh]
BO1417:55–7:57
[nella linguistica testuale]
7:57–8:01
abbiamo visto la scala del di accessibilità di chafe e: e di levelt
8:01–8:05
chafe divide i referenti in attivi, semiattivi e: inattivi,
8:05–8:09
ehm il riferente attivo è quello che è al centro dell'attenzione,
8:09–8:13
il referente semiattivo è quello che non è al centro dell'attenzione ma è accessibile,
8:13–8:18
mentre quello inattivo è quello che fa parte della nostra memoria ehm a lungo termine
8:18–8:23
invece levelt divide~ e:h il referente in f~ e la divid~ divid~ le scale in fo:cus
8:23–8:26
che è al centro dell'attenzione nell'universo del discorso,
8:26–8:30
che è disponibile nell'universo del discorso, accessibile il il referente che è inferibile,
8:30–8:33
e inaccessbile il referente che è totalmente nuovo,
8:33–8:39
quindi abbiamo visto che anche per posizionare i referenti in un punto della scala dobbiamo tenere conto di tre ordini
8:40–8:45
che:: sono che è lo status delle conoscenze ovvero se le co~ ovvero se queste esistono
8:45–8:47
se ci sono, se non ci sono, l'origine delle conoscenze
8:47–8:50
se sono pregresse, portate dal testo, portate dal contesto,
8:50–8:56
e il grado di condivisione se sono pregresse attive, pregresse inattive, attivate dal discorso o attivate [dalla situazione].
BO1178:55–9:00
[qual è il rap]porto tra accessibilità dei referenti e topic?
BO1419:00–9:05
abbiamo visto che: il re~ il ref~ più il referente attivo è quello più accettabile come topic,
9:05–9:11
abbiamo visto nel nell'ordine per esempio svo, oppure nei costrutti presentativi ho ics che c'è ics che
9:11–9:14
quindi la più più il referente è attivo più è accettabile come topic,
9:14–9:19
invece abbiamo visto come il brand-new ananchored che è quello è è un elemento ex novo
9:19–9:22
è que~ è quello meno meno frequentemente presente come topic,
9:22–9:27
se vogliamo mettere un elemento nuovo a topic dobbiamo utilizzare delle strategie ovvero
9:27–9:31
delle espressioni marcate come abbiamo visto per esempio la dislocazione a sinistra
9:31–9:35
e che che in questo modo ci ci permette di di posizionare questo elemento a topic.
9:42–9:44
qual è la parte che le è interessata di più?
BO1419:45–9:47
eh i post~ e::h è la relevance theory
BO1179:47–9:50
la relevance theory, come mai?
BO1419:50–9:52
perché:: mi è
9:52–9:57
eh mi ha interessato in gen~ abbiamo visto che è stata è stata particolarmente sviluppata in ambito linguistico,
9:58–10:02
ma che non è solo una teoria della ril~ della rilevanza che si applica nel linguaggio,
10:02–10:08
in in generale, abbiamo fatto l'esempio di quando noi per esempio andiamo in giro per la strada e vediamo quello che ci interessa,
10:08–10:11
e e abbiam~ fatto la distinzione fra vedere e guardare quindi
10:11–10:16
ho: ho ho notato che effettivamente nella nella vita di tutti i giorni ci sono delle
10:16–10:20
del d~ dei fenomeni che ci attirano di più perché in qualche modo
10:20–10:27
abbiam~ abbiamo più bisogno eh di di di quel~ di quel~ o almeno la nostra vita verte di più in quel momento su
10:27–10:32
u~ un determinato ambito, per esempio se io ho bisogno di di di andare al supermercato,
10:32–10:35
di di comprare qualcosa oppure ho voglia di biscotti vado in giro e e
10:35–10:41
e e ciò che m'(attira l'attenzione per esempio sarà l~ l~ la pubblicità d~ dei supermercati che vendono biscotti
10:41–10:44
quindi è quello che in qualche modo permette
10:44–10:48
credo che abbia anche un legame anche un po' (ama~) del marketing
10:48–10:52
perché in qualche in modo attira l'attenzione come abbiamo visto nelle pubblicità
10:52–10:56
che si possono creare dei terreni di pertinenza in altri mani~ manipolando la gente quindi
10:56–11:02
è è un po':: s~ sono strategie che ehm che che quando impari, quando le studi
11:02–11:06
le impari a riconoscere quindi credo sia importante studiarle perché se no la >cioè<
11:06–11:09
se no noi viviamo in qualche modo
11:09–11:13
un po' dominati dagli altri senza sapere come gli altri si muovono per sottometterci in qualche modo
11:13–11:17
dobbiamo è un po' un po' un po' di difesa l'ho vista come una teoria di difesa
BO14111:17–11:20
da da tecniche di [autodifesa]
BO14111:20–11:22
per per quello che mi ha interessato quindi:
BO11711:23–11:28
e a questo punto difesa dall'abuso linguistico no? dal [linguaggio manipolatorio], cos'è?
BO14111:25–11:26
[s::ì, sì]
11:28–11:35
abbiamo visto: il linguaggio manipolatorio come a~ attra~ attraverso le inferenze, le presupposizioni
11:35–11:38
eh in quanto: gli gli abusi linguistici eh
11:38–11:43
mh ah in qualche in qualche modo violano le determinate massime a volte
11:43–11:49
ehm e e quindi ci perme~ abbiamo abbiamo fa~ abbiamo avuto abbiamo fatto una specie di: di: di
11:49–11:52
di: di insieme di: di di di di:
11:52–11:58
abusi linguistici sul anche sul su~ sul sito che abbiamo visto come eh attraverso presupposizioni,
11:58–12:04
ehm si si riesce ehm a a a a cr~ creare ap~ ap~ appunto a viol~ a violare
12:04–12:08
eh de~ determinate determinate massime quindi in qualche modo ehm
12:08–12:13
si si attivano presupposizioni per esempio con gli articoli ehm d~ definiti,
12:13–12:16
d~ determinativi, e quindi eh diciamo che eh
12:16–12:22
permettono e::h a la: permettono di di manipolare anche questo la gente in qualche m:h
12:22–12:26
perché anche molt~ anche molti titoli per esempio di di di giornali,
12:26–12:32
oppure di di riviste hanno qu~ questo linguaggio manipolatorio che tende eh [attraverso]
BO11712:31–12:36
[ma perché] maniopola~ cioè qual è (.) il meccanismo insomma?
12:36–12:39
è giusto >cioè< si usano gli articoli definiti,
12:39–12:45
abbiam visto tutta una serie di [altre] strategie, ma la manipolazione in cosa consiste?
12:46–12:48
nell'attivare delle presupposizioni
12:48–12:52
quindi:, per esempio:, e::hm
12:52–12:54
l'utilizzo: eh di
12:54–12:58
a~ abbiamo visto anche molti:: e::h
12:58–13:02
m~ m~ molte pubblici~ non non sono pubbl~ erano f~ f~ frasi di pubblicità
13:02–13:05
eh che in qualche modo eh attivano attivano
BO14113:06–13:10
esatto degli slogan che eh a~ attivano dei frames in qualche modo eh
13:10–13:16
ci permettono eh di i~ di i~ inferire per e~ d~ d~ ~d d'inferire q~ qualcosa
13:16–13:20
ch~ ch~ ci per~ che (è bio~) che è che è negato per affermare qualcos'altro.
13:20–13:27
quindi: abbiamo visto per esempio mo~ mo~ molte frasi come per esempio anche sa~ anche sapore vero che implica che c'è del falso,
13:27–13:31
l'utilizzo ehm d~ del di di frasi con verbi,
13:31–13:35
eh perché l~ perché frasi nominali non possono essere non possono essere smentite,
13:35–13:41
mentre il verbo può essere smentito oppure utili~ utilizzando anche abbiamo fatto xxx l'esempio della coop
13:41–13:46
eh sei tu che tu non puoi ri~ non puoi rinnegare te stresso quindi è una vici~ fa una vicinanza,
13:46–13:51
oppure il fatto eh di di utilizzare le rime che facilizzano la me~ la memorizzazione
13:51–13:56
quindi anche: anche le pubblicità la~ lavorano o sull'attivazione di di di frames,
13:56–14:01
o sulle presupposizioni, anche:: abbiamo visto: a~ per esempio i superlativi,
14:01–14:08
oppure l'u~ l'u~ l'utilizzo del~ della o che in qualche modo eh n~ n~ non ti dà altre scelte in qualche modo
14:08–14:12
quindi:: eh abbiamo visto n~ n~ n~ numerosi e::h
14:12–14:15
numerosi slogan di questi, quindi:: sono
BO11714:16–14:19
mh mh, (.) va bene,